Italia

2011
Primo intervento nel Paese
7,600
Persone raggiunte
28
Progetti
1.848.603€
Budget attività
Contesto
Nel corso del 2025, le politiche migratorie italiane hanno confermato un approccio prevalentemente orientato alla sicurezza. Gli arrivi via mare si sono stabilizzati intorno alle 66.000 persone, un dato in linea con il 2024 e sensibilmente inferiore ai picchi del 2023, un decremento riconducibile anche all’impatto delle politiche restrittive e di contrasto ai flussi attuate dal governo. Nonostante questa flessione numerica, la pressione sul sistema di accoglienza e sui territori è aumentata, evidenziando una carenza cronica di percorsi strutturati per l’integrazione a lungo termine.
Le aree di maggiore criticità rimangono le grandi periferie urbane e gli insediamenti informali legati al lavoro agricolo, come la zona della Capitanata in Puglia e le aree rurali della Sicilia. In questi contesti, la crisi si manifesta attraverso l’esclusione dai servizi essenziali, lo sfruttamento lavorativo e la precarietà abitativa di una popolazione migrante fortemente emarginata. Le sfide principali riguardano le barriere nell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale, la protezione dei minori stranieri non accompagnati e la necessità di prevenire e rispondere alla violenza di genere, un settore che soffre ancora di finanziamenti strutturali insufficienti a livello nazionale.
In questo quadro di crescente marginalità, l’azione della società civile e delle organizzazioni umanitarie è diventata un presidio necessario per colmare i vuoti del sistema pubblico, garantendo assistenza socio-sanitaria e tutela dei diritti a chi rimane escluso dai circuiti formali di accoglienza.
SETTORI DI INTERVENTO
L’intervento di INTERSOS
Nel corso del 2025, INTERSOS in Italia è intervenuta in zone di marginalità sociale e geografica. L’azione si è sviluppata attraverso un modello che affianca l’assistenza d’emergenza alla costruzione di percorsi di autonomia, rivolgendosi a minori stranieri non accompagnati, neomaggiorenni, persone sopravvissute a violenza di genere e lavoratori stagionali. A Roma, il centro di INTERSOS24, nel quartiere di Torre Spaccata, è diventato un punto di riferimento per la gestione dei casi più vulnerabili, il supporto psicosociale e l’orientamento legale. All’interno del centro INTERSOS24, l’ambulatorio sociale ha garantito cure primarie e salute mentale a chi è escluso dal sistema sanitario nazionale, mentre il centro CARI (Centri di Accoglienza Roma Immigrati) “Casa INTERSOS” ha continuato a fornire accoglienza residenziale e assistenza specialistica continua a famiglie di rifugiati ucraini con gravi vulnerabilità sanitarie.
L’impegno per l’inclusione si è esteso al settore educativo e abitativo. Nella Capitale, abbiamo potenziato i programmi di formazione per giovani in uscita dai percorsi di tutela, collaborando con i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) e operando anche all’interno degli istituti penitenziari per prevenire l’abbandono scolastico. Nel Sud Italia, tra la Puglia e la Sicilia, le nostre cliniche mobili hanno raggiunto i contesti più isolati, portando screening medici e supporto psicologico direttamente negli insediamenti informali abitati dai braccianti agricoli, spesso vittime di grave sfruttamento.
A Torino, il progetto di affido familiare per minori stranieri non accompagnati e giovani adulti ha rappresentato un’alternativa efficace all’accoglienza istituzionale, favorendo l’inserimento dei minori presso parenti o membri della propria comunità nazionale. Questo modello non solo ha migliorato il benessere dei ragazzi, facilitando l’accesso a scuola e servizi sanitari, ma ha anche garantito una maggiore sostenibilità del sistema di cura. Infine, su scala nazionale, il progetto VOC (Community Outreach Volunteers) in partnership con UNHCR, ha trasformato i membri delle comunità migranti e rifugiate in attori attivi della protezione: attraverso una rete di volontari formati, abbiamo facilitato l’accesso ai diritti per centinaia di persone, superando le barriere linguistiche e culturali che spesso impediscono ai più vulnerabili di chiedere aiuto.













