Iraq

2003
Primo intervento nel Paese
51,800
Persone raggiunte
6
Progetti
3.841.497€
Budget attività
Contesto
Il tessuto sociale dell’Iraq appare ancora profondamente frammentato. Sebbene quasi 5 milioni di persone siano riuscite a tornare nelle proprie zone d’origine, circa 915.000 individui restano sfollati all’interno del Paese. Il processo di rientro è ormai in una fase di stallo, bloccato da ostacoli di natura legale, economica e di sicurezza. La vulnerabilità è aggravata da una crisi fiscale che ha deteriorato i servizi pubblici, spingendo molte famiglie a ricorrere a “strategie di adattamento” estreme e dannose, come l’indebitamento e il lavoro minorile.
Un problema centrale rimane la mancanza di documentazione civile. Senza documenti di identità è impossibile accedere ai diritti fondamentali e ai servizi di base, specialmente per chi è sospettato di aver avuto legami con il precedente regime.
Oltre alle tensioni sociali, l’Iraq deve affrontare una grave fragilità climatica: il Paese è oggi tra i più esposti al riscaldamento globale. La siccità e la scarsità d’acqua sono diventate i principali motori di nuovi sfollamenti, spingendo circa 186.000 persone ad abbandonare i governatorati del sud per cercare rifugio nei centri urbani.
Il quadro della vulnerabilità è completato dalla presenza di oltre 300.000 rifugiati siriani, concentrati soprattutto nella Regione del Kurdistan iracheno, che vivono in un contesto dove gli spazi di protezione – quelli cioè dove vengono garantiti diritti e sicurezza- si stanno progressivamente riducendo. In risposta a questa transizione, la struttura umanitaria si è evoluta verso un modello incentrato sullo sviluppo a lungo termine e su soluzioni durature guidate dal Governo, cercando di superare la fase di emergenza per affrontare le cause profonde della fragilità del Paese.
L’intervento di INTERSOS
Nel 2025, INTERSOS ha consolidato i propri interventi in Iraq nei settori dell’educazione, della protezione e dei servizi idrico-sanitari, operando nei governatorati di Erbil, Sulaymaniyah, Ninewa e Salah al-Din. L’azione dell’organizzazione si è concentrata sulla creazione di un ambiente sicuro e inclusivo per i bambini e le famiglie appartenenti alle comunità di rifugiati, sfollati interni, rimpatriati e residenti locali.
Nel settore dell’educazione, l’impegno si è focalizzato sul contrasto alla dispersione scolastica e sul miglioramento della qualità dell’apprendimento. Gli studenti hanno beneficiato di corsi di recupero e lezioni di lingua curda, mentre le infrastrutture scolastiche sono state riabilitate. Particolare attenzione è stata dedicata all’inclusività, con la costruzione di rampe e servizi igienici adattati per garantire l’accesso all’istruzione dei bambini con disabilità. Parallelamente, nel settore della Protezione abbiamo affrontato le barriere legali e sociali che colpiscono i più vulnerabili. INTERSOS ha garantito assistenza legale per l’ottenimento di documenti civili e l’accesso alla giustizia, oltre alla gestione di casi di violenza di genere e protezione dell’infanzia, operando anche all’interno dei centri di accoglienza per donne.















