Sfollati in Iraq, ricostruire la normalità per poter tornare a casa

Negli ultimi tre anni, mezzo milione di sfollati è tornato nel governatorato di Salah-al-Din, per anni area di conflitto e ora al centro di progetti di resilienza e ricostruzione 

foto di Gianmarco Maraviglia

 

All’inizio del 2021 sono più di un milione gli sfollati in Iraq. Il governatorato di Salah-al-Din, a nord di Baghdad, nel cuore del Paese, ha rappresentato, negli scorsi anni, uno degli epicentri della crisi, diventando il secondo governatorato per numeri di sfollati dopo quello di Ninive. Ora l’attenzione si concentra sui ritorni. In questo territorio, che oggi conta 1,2 milioni di abitanti, in 500.000 sono tornati negli ultimi tre anni. Si tratta di un’area molto ampia e particolarmente variegata per bisogni e necessità, come ci spiega Qudama Ahmed, programme manager nel governatorato e deputy programme manager della Missione Iraq di INTERSOS, operativa nel governatorato nei distretti di Baiji, Al-Shirqat, Tikrit, Samarra, Balad.

 

Quando, dopo essere stata terreno di un violento scontro e del controllo da parte del gruppo armato ISIS nel 2014, l’area di Tikrit è tornata sotto il controllo dell’esercito iracheno tra il 2015 e l’inizio del 2016, i suoi abitanti hanno immediatamente preso a tornare a quello che restava delle loro case. Per questo, la situazione qui è migliore rispetto a distretti dove i combattimenti si sono protratti più a lungo. Ritorno e ricostruzione sono graduali perché seguono la liberazione delle città. “Altri bisogni derivano dal fatto che il 90% del territorio è stato coinvolto nel conflitto, il che ha portato alla distruzione della maggior parte delle infrastrutture, di molti ospedali e numerose scuole”, ci spiega Qudama Ahmed.

 

La risposta di INTERSOS ai bisogni degli sfollati in Iraq

 

A fronte delle diverse necessità degli sfollati di ritorno, INTERSOS offre una risposta integrata in tre settori. Il primo e più significativo è quello della protezione, che comprendere assistenza legale e sostegno al reperimento di documenti. Poiché la maggioranza degli sfollati è stata costretta a fuggire dal conflitto, la componente di supporto psicologico è particolarmente determinante nel ritorno. Inoltre, in sinergia con The Halo Trust Foundation, ONG che si occupa dell’eliminazione di mine antiuomo, INTERSOS offre supporto psicologico rivolto anche a sopravvissuti a queste armi.

 

Ahmed ci offre uno spaccato della vita degli sfollati iracheni: “La distruzione è stata drammatica, ma negli ultimi anni si è iniziato a ricostruire. Dal grado di distruzione, dipendono anche le aspettative di chi torna. Baiji, per esempio, è stata molto colpita e le persone hanno basse aspettative per la loro vita”. Nonostante questo, “Molte persone stanno tornando per aiutare nella ricostruzione piuttosto che lasciare la città vuota. Molti hanno deciso di tornare perché le loro case non erano totalmente distrutte e per poter riprendere a lavorare come insegnanti, ingegneri o dottori”.

 

Il ruolo centrale dell’assistenza sanitaria

 

 Un secondo settore di intervento è l’assistenza sanitaria. “Di alcuni ospedali è rimasta solo la struttura, mancano completamente personale ed attrezzatura medica”  ci racconta il nostro programme manager. INTERSOS si occupa di procurare attrezzatura e formare il personale medico per offrire servizi alla popolazione in continuo aumento. L’impegno verso la ricostruzione delle scuole, attività alla quale INTERSOS affianca la conduzione di classi di recupero e corsi di capacity building per insegnanti, rappresenta il cuore del terzo settore di intervento nel Paese, l’educazione.

 

 Qudama Ahmed racconta infine come “Tornando a casa, le persone non si aspettano di trovare la loro vita prima del conflitto con l’ISIS. Fanno un semplice paragone tra la loro vita in una tenda o in un campo, dove sono completamente dipendenti dall’aiuto umanitario, e quella che possono trovare al loro rientro. È a casa che si sentono più sicuri e autonomi perché possono trovare una fonte di guadagno”. Ricostruire il tessuto dell’area è fondamentale perché gli iracheni di ritorno si sentano davvero a casa. 

 

 

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Flavia Melillo
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