Rifugiati in Iraq, le nuove sfide di identità dei siriani nel Kurdistan iracheno

Negli ultimi due anni gli arrivi sono aumentati, ci sono circa 17mila rifugiati siriani in più rispetto al 2019

foto di Gianmarco Maraviglia

 

 

In Iraq ci sono attualmente 329.500 rifugiati, di cui 247.305 provenienti dalla Siria, stando ai dati dell’UNHCR. Il 39% circa dei rifugiati siriani vive nei campi del Kurdistan Iracheno (KRI) una regione situata nella parte settentrionale del Paese, che comprende i governatorati di Erbil, Duhok e Sulaymaniyah. In seguito all’invasione turca del 2019, nel Nord-Est della Siria c’è stato un aumento delle partenze, infatti secondo quanto riportato da Ahmet Ibrahim, Protection Manager di INTERSOS nel KRI, gli arrivi nella regione sono aumentati di circa 17.000 rifugiati siriani.

 

INTERSOS lavora nel governatorato di Erbil, nelle aree urbane e nei campi rifugiati di Darashakran, Kushtapa, Kawargosk e Barisma. I progetti attivi nella regione sono due, uno sulla protezione, cioè l’assistenza psicologica e legale delle persone vulnerabili, e uno invece più improntato sull’educazione. Entrambi sono rivolti a richiedenti asilo e rifugiati. Tra i beneficiari siriani, la maggior parte è di etnia curda, in quanto il KRI è l’unica destinazione raggiungibile per chi fugge dal Nord-Est della Siria, tuttavia, figurano anche rifugiati iraniani, turchi ma anche alcuni palestinesi e sudanesi.

 

Il progetto di protezione realizzato da INTERSOS assieme a UNHCR, si occupa di garantire l’accesso ai servizi di consulenza legale, fornire assistenza ai moltissimi rifugiati in attesa di ottenere documenti e assicurare supporto nella rappresentanza in tribunale, anche per i rifugiati detenuti. Per quanto riguarda invece le attività di sensibilizzazione, i progetti affrontano tematiche diverse sempre relative ai bisogni dei rifugiati siriani nel Kurdistan Iracheno, tra queste, come fare richiesta per ottenere certificati di matrimonio e di nascita, quali sono le procedure legali nei diversi uffici dei governatorati, ma soprattutto come ottenere i certificati di residenza.

 

La documentazione legale come sfida di identità

 

Come accade in altri paesi del Medio Oriente, la richiesta di documentazione legale diventa, per i rifugiati siriani, sfida di identità e resilienza. Ahmet Ibrahim ci spiega: “I progetti di protezione sono affiancati da altri incentrati sull’educazione, questo perché sono moltissimi i bambini e le bambine ospiti dei campi rifugiati nel Kurdistan Iracheno. Sono molteplici le difficoltà con cui si confrontano i minori siriani rifugiati in Iraq, la maggior parte di loro è di etnia curda, la cui lingua ufficiale è il dialetto arabo Kurmanji, al contrario dell’Iraq in cui si parla il dialetto arabo Sorani. Questo ha rappresentato una prima grande sfida per tutti coloro che arrivano per la prima volta in KRI e si iscrivono a scuola”. Pertanto, secondo quanto riportato da Ahmet “Con gli sforzi di advocacy delle organizzazioni umanitarie, il governo del KRI ad oggi ha modificato il curriculum in curdo, attuando questo cambiamento gradualmente, dal primo grado in poi in modo che i bambini possano iniziare la propria istruzione in una lingua, e i più grandi abbiano il tempo di adattarsi. Mi sembra che in questo modo la situazione stia migliorando”.

 

Una seconda sfida per i bambini e le bambine che si iscrivono a scuola è relativa ai documenti civili. “I bambini nati in KRI ricevono il loro certificato di nascita dagli ospedali o dal governo, tuttavia, affinché questi documenti siano ratificati in Siria, devono essere verificati dall’ambasciata siriana a Baghdad” Racconta Ahmet Ibrahim. “Il problema è che i rifugiati siriani in KRI non possono trasferirsi nei territori federali iracheni e di conseguenza non possono neanche recarsi in ambasciata. Inoltre, la maggior parte delle famiglie siriane, avendo connessioni all’interno della Siria, attraverso la procura fa registrare i propri figli in Siria, come se fossero nati lì. Questo ha creato un’impasse perché nei certificati UNHCR c’è scritto che sono nati in Iraq, ma sul certificato di nascita il luogo di nascita è la Siria. Una volta raggiunta l’età di iscrizione a scuola, queste ultime si sono dimostrate scettiche ad accettare i bambini, a causa del loro doppio luogo di nascita”. INTERSOS è attiva anche su questo fronte, lavorando assieme all’UNHCR per ottenere la ratifica dei certificati di nascita del KRI in Siria.

 

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Flavia Melillo
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