Lo stigma di venire etichettata “sposa dell’ISIS” nel Kurdistan iracheno

Qanea Lashkri, psicologo e field coordinator, è arrivato a Erbil, nel Kurdistan iracheno, nel novembre del 2016, pochi giorni dopo l’offensiva per riconquistare Mosul, baluardo dell’ISIS, da parte delle forze governative irachene e della coalizione internazionale.

INTERSOS lavora nell’area già da novembre 2013, per supportare i migliaia di rifugiati provenienti dal Kurdistan siriano, che avevano trovato asilo nel Kurdistan iracheno, “Qui avevamo attivato due Centri Comunitari nei campi di Qushtapa e Basirma, svolgendo attività di ascolto e di assistenza per l’accesso ai meccanismi di protezione sociale, incentivando le capacità di resilienza dei beneficiari” ci racconta Qanea. A gennaio 2015 le attività di mobilitazione e protezione di INTERSOS erano state estese anche ai campi di Kawergosk e Darashakran, arrivando così a coprire tutti e quattro i campi destinati ai rifugiati presenti nel governatorato di Erbil.

“La situazione in questa area era già molto difficile a causa di tensioni latenti tra regione ospitante e rifugiati, dovute oltre che a differenze di etnia, cultura e religione anche alle condizioni di sovraffolamento e povertà” continua Qanea. A partire dall’inizio del 2015, ovvero dai primi tentativi dell’ISIS di installarsi in questa regione, si era cominciato a diffondere il sospetto, soprattutto nei confronti delle donne sole – che venivano apostrofate come “spose dell’ISIS” – o di nuclei familiari con pochi figli maschi adolescenti, che in realtà quegli uomini fossero assenti perché arruolati nelle file dell’ISIS. “Questo sospetto ha profondamente frammentato le comunità lasciando le donne sole, uniche portatrici di reddito, ancora più isolate. INTERSOS è intervenuta fornendo materiale scolastico e supporto psicologico, ove necessario” conclude Qanea.

Da novembre 2016 INTERSOS è in prima linea anche nella risposta all’emergenza umanitaria provocata dall’offensiva militare sulla città di Mosul, con team mobili di assistenza medica operativi nei campi di accoglienza degli sfollati e nelle aree passate sotto il controllo delle forze governative

 

 

Foto di Eugenio Grosso

Mariangela
Mariangela

ULTIME NOTIZIE