Intersos in somalia per riportare i bambini a scuola

In Somalia, Education Cannot Wait* e INTERSOS agiscono per garantire acqua potabile sicura e pasti scolastici per riportare i bambini a scuola.

Nadifa Ibrahim raccoglie il suo martello e colpisce le pietre bianche di gesso della cava dove lavora con la sua famiglia e altri bambini sfollati dagli anni della guerra civile, della siccità e povertà della Somalia.

Questa crisi apparentemente senza fine ha provocato lo sfollamento di 1 milione di bambini in età scolare e ha lasciato circa 3,4 milioni di ragazze e ragazzi fuori dalla scuola. Le mani di Nadifa di 12 anni, non sono abbastanza grandi per contenere il martello – al giorno producono meno rispetto ai ragazzi e agli adulti che sono in grado di distruggere pietre più grandi – ma sono abbastanza forti per lavorare, consentendo alla bambina di supportare la famiglia. Nadifa non è sola. La maggior parte dei bambini sfollati interni della Somalia non vanno a scuola perché hanno bisogno di lavorare per nutrire se stessi e le loro famiglie, o hanno bisogno di trascorrere un’ampia parte delle loro giornate a prendere l’acqua o semplicemente a cercare il cibo.

Per rendere le cose ancora più complicate, questi bambini che vivono lontano dalle loro case, affrontano il sempre crescente rischio di matrimoni infantili, aggressioni sessuali e reclutamento in gruppi armati. Queste forze destabilizzanti sono come una bomba a orologeria che minaccia il futuro di un’intera generazione. Nell’ultimo anno, la violenza e l’instabilità hanno alimentato un forte aumento del numero di sfollati nel distretto di Baidoa, dove si trova la maggior parte dei campi profughi della Somalia. Nel distretto di Diinsor, in gran parte controllato da Al Shabaab, la situazione è ancora più grave. Non ci sono scuole secondarie e solo due scuole primarie disponibili per fare educazione e proteggere il crescente afflusso di bambini sfollati. È difficile trovare cibo e acqua potabile e 1,5 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta. Portare bambini come Nadifa fuori dalla cava e farli tornare a scuola richiede un approccio olistico che guardi non solo all’accesso all’istruzione, ma anche all’intersezione tra conflitti, crisi, povertà e fame e alle altre cause profonde che costringono i bambini a finire nelle cave, nei gruppi armati e fuori dalla scuola.

Per raggiungere questi bambini, Education Cannot Wait ha stretto una partnership con Intersos in un programma di risposta educativa di emergenza della durata di 12 mesi progettato per ampliare l’accesso a servizi educativi di qualità per i bambini dei distretti di Baidoa e Diinsor e migliorare i meccanismi di resistenza della comunità e la resilienza alla crisi. Il progetto si è concluso nell’agosto 2018 con una crescita dell’iscrizione scolastica del 13% per i ragazzi e del 17% per le ragazze, raggiungendo 4787 bambini in totale, il 41% dei quali erano ragazze. In Somalia, meno del 50% delle ragazze frequenta la scuola elementare e l’ultima indagine nazionale del 2006 ha dimostrato che solo il 25% delle donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni erano alfabetizzate. Ora c’è la possibilità di invertire questo ciclo e Nadifa e altri bambini come lei, sono tornati a scuola e non hanno più bisogno di lavorare nella cava.

Mohamed Nur è un ragazzo di 11 anni che ha lavorato nella cava. Le sue mani segnate dalle vesciche sono invecchiate dal tempo trascorso a fare a pezzi le rocce con un martello.Con il sostegno dell’investimento, Mohamed è tornato a scuola e ha una immagine più luminosa della vita.                “Almeno la penna è più morbida del martello”, scherza il ragazzo affabile. “Non ho mai più voluto tornare nella cava, mi sentivo male nel vedere gli altri bambini andare a scuola, ma non c’era nulla che potessi fare prima.” A differenza di molte scuole in Somalia, le scuole per i bambini sfollati sostenute da Education Cannot Wait sono gratuite. Attraverso l’investimento, i bambini ricevono anche un pasto caldo e sano ogni giorno – a volte l’unico cibo che riceveranno.

La consegna del cibo è gestita dai presidi, per garantire che il cibo non scompaia e fornire un incentivo per tenere i bambini a scuola. L’investimento ha consentito anche la creazione di programmi idrici e igienici innovativi per facilitare l’accesso all’acqua potabile e migliorare la salute dei bambini, coinvolgendo 13 scuole alle quali viene consegnata acqua potabile. Il monitoraggio successivo alla chiusura del progetto, indispensabile a valutare la durata dei cambiamenti introdotti, indica che dopo tre mesi i camion dell’acqua, i carretti degli asini e le connessioni permanenti ai sistemi idrici funzionano ancora. Sono state inoltre sviluppate stazioni per il lavaggio delle mani e latrine esclusivamente femminili. “Educare le ragazze è educare una nazione“, ha detto Isaq Abdi Hussein, dirigente scolastico della scuola di Warsan per i bambini sfollati. “Molte ragazze e ragazzi non sono stati in grado di frequentare la scuola, a causa della povertà, ma con l’introduzione dell’alimentazione scolastica, l’iscrizione scolastica è notevolmente migliorata”.

Per affrontare le cicatrici degli sfollamenti e dei traumi della prima infanzia, i bambini hanno accesso a un migliore supporto psicosociale da parte di insegnanti che hanno ricevuto una formazione avanzata attraverso il programma e ricevono anche uno stipendio mensile di 100 dollari.                         “Queste scuole hanno salvato la vita a molti bambini. Il loro futuro era incerto, ed è così che diventano vulnerabili agli abusi e ai cattivi elementi nella comunità che li arruolano nei conflitti armati. Ora invece sono sistemati a scuola e questo è anche un bene per noi come comunità “, ha detto Ibrahim Adan Ali, dirigente della scuola Al-Amin.

Per invogliare le famiglie a mandare i loro figli a scuola, l’investimento ha creato una campagna di “Ritorno a Scuola” che ha incluso forum comunitari, visite a domicilio e sensibilizzazione sul valore dell’istruzione, in particolare per ragazze e bambini con bisogni speciali. Sono stati inoltre distribuiti materiali didattici e libri, oltre all’introduzione di altre attività ricreative progettate per rendere l’apprendimento divertente e coinvolgente.                              Le parti interessate all’istruzione in Somalia, stanno attualmente sviluppando una proposta di finanziamento del programma di resilienza pluriennale per l’Education Cannot Wait. Questo programma si baserà sul successo di questa prima risposta di emergenza e di altri investimenti finanziati da Education Cannot Wait e garantirà che i guadagni fatti finora non vadano persi.

Nadifa sogna di cogliere la sua nuova opportunità nell’educazione scolastica e di ripagare in futuro. “Mi piacerebbe essere un insegnante in modo da educare il maggior numero possibile di ragazze. Ho anche detto ai miei amici della cava di venire a scuola perché c’è tutto quello che dobbiamo imparare“, ha detto Nadifa.

* questo articolo è stato originariamente pubblicato in inglese sul sito web Education Cannot Wait, il primo fondo multilaterale globale dedicato a sostenere l’istruzione per ragazze e ragazzi in paesi colpiti da guerre, disastri e crisi. È stato lanciato nel corso del World Humanitarian Summit del 2016 da una coalizione di agenzie umanitarie internazionali e donatori pubblici e privati per introdurre risposte educative più rapide e più sostenibili nei contesti di crisi. Education Cannot Wait è ospitato dall’UNICEF. Il Fondo è amministrato secondo le regole e i regolamenti finanziari, umani e amministrativi dell’UNICEF, mentre le operazioni sono gestite dalla struttura di governance indipendente del Fondo.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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