Giordania, la battaglia contro la violenza di genere inizia dalla prevenzione

La battaglia contro la violenza e la discriminazione di genere è innanzitutto una battaglia culturale. Ed è una battaglia che inizia dalla prevenzione e dalla diffusione di una corretta comprensione dell’identità di genere e della sessualità.

 

 

A questo obiettivo, INTERSOS, con il contributo del Dipartimento per la Protezione Civile e gli aiuti umanitari della Commissione Europea (ECHO), ha dedicato, in Giordania, il progetto “Equal Protection, Equal Rights: Enhancing Inclusion and Access for all”.

 

“Quello che abbiamo realizzato è un progetto che al doveroso sostegno delle vittime, inclusi i soggetti più emarginati, come le persone LGBTIQ+, affianca tre obiettivi fondamentali: la sensibilizzazione della popolazione, la costruzione di reti di solidarietà nelle comunità, il rafforzamento delle organizzazioni locali”, afferma il capo missione di INTERSOS Yver Riou.

 

Sono state 11.288 le persone coinvolte in attività di prevenzione organizzate nei governatorati di Amman, Irbid, Karak, Ma’an, Madaba e Tafileh con incontri di sensibilizzazione sulla corretta percezione dei ruoli di genere e discussioni di gruppo.

 

“È come se fossi stata a lungo cieca, e ora, per la prima volta iniziassi a vedere – ha raccontato una delle partecipanti. – Comprendere che parlare chiaro e in pubblico è un mio diritto tutelato, è qualcosa che avrei voluto sapere molto tempo fa, perché se lo avessi saputo, avrei potuto assumere decisioni migliori per me e per la mia famiglia”.

 

Le attività di gruppo hanno rappresentato un cambiamento positivo anche per tante persone appartenenti alla comunità LGBTIQ+, aiutandole ad uscire dall’isolamento e dallo stigma che troppo spesso le accompagna. Un percorso realizzato anche grazie alla collaborazione di pioneristiche e coraggiose associazioni locali.

 

“I maschi della comunità LGBTIQ+ riconoscono il grande valore dei gruppi di supporto emotivo – sottolinea un operatore – Molti di loro li chiamano “un paradiso sicuro”, perché si sentono i più sicuri nel condividere momenti ed esperienze che definiscono la loro identità all’interno del gruppo”.

 

L’attività di supporto diretto e continuativo alle vittime di violenza individuate ha avuto 966 beneficiari. La presa in carico è avvenuta sia dal punto di vista psicologico che materiale, con interventi di supporto finanziario destinati al superamento di situazioni di marginalità sociale (come nel caso di persone senza fissa dimora o disoccupate, a causa delle discriminazioni subite). “Lo sviluppo futuro di questa intervento umanitario – sottolinea il capo missione di INTERSOS – deve guardare sicuramente ad una sempre maggiore sostenibilità, con un crescente coinvolgimento delle risorse locali”.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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