Giornata mondiale contro l’uso dei bambini soldato | INTERSOS

A Sibut, nella Repubblica Centrafricana, alcuni bambini soldato si raccontano. “Siamo entrati nei gruppi armati dopo l’uccisione delle nostre famiglie. Ora siamo liberi e abbiamo imparato un lavoro”.

 

 

Sibut è una delle città della Repubblica Centrafricana dove INTERSOS, con il sostegno di UNICEF, porta avanti dal 2019 un progetto di recupero degli ex bambini soldato. Qui alcuni di loro si raccontano, durante la cosiddetta “fase due” del loro percorso, ossia quella che, dopo le cure mediche, l’assistenza psicologica e il ricongiungimento familiare, prevede per i ragazzi la formazione professionale e il reinserimento sociale. In questa fase del progetto, in via di conclusione, abbiamo preso in carico in totale 214 ex bambini e bambine soldato, di questi 180 hanno iniziato il percorso della formazione professionale.

 

Le testimonianze dei bambini soldato

 

Il mio sogno è fare il sarto e lavorare in un grande atelier”, racconta Doungomou, un ragazzo da poco maggiorenne, originario del villaggio di Kagongo, nella Repubblica Centrafricana. È un ex bambino soldato. Lo è diventato nel 2014 quando uno dei gruppi armati che animano il conflitto interno al Paese, ha saccheggiato e bruciato la sua casa, picchiato i suoi genitori e ucciso sua sorella minore. In un conflitto nel corso del quale sono state commesse violazioni diffuse e l’uso di bambini soldato è stato documentato da parte dei diversi gruppi armati, Doungomou ha deciso di unirsi al gruppo cosiddetto “Anti-Balaka” (uno dei due principali gruppi coinvolti, opposto al gruppo cosiddetto “Seléka”).

 

Doungomou e gli altri suoi compagni però, oltre ai combattimenti con gli altri gruppi, hanno rischiato la vita ogni giorno durante le rapine che erano costretti a fare procurarsi da mangiare. Ora, grazie al supporto delle Nazioni Unite, è riuscito ad uscire dal gruppo armato e la sua esistenza è cambiata. Insieme ad altri ragazzi e ragazze è stato preso in carico da INTERSOS che dall’inizio del 2019 ha avviato, con il sostegno di UNICEF, un progetto per il recupero dei bambini soldato. Doungomou è adesso a Sibut dove frequenta un corso di cucito e ha già imparato a realizzare abiti per donne, uomini e bambini.

 

Nella vita degli ex bambini soldato ci sono spesso storie di violenze e ritorsioni, di rabbia e paura indissolubilmente intrecciate. “Mi chiamo Pukandjia Aurore, mi sono unita al gruppo armato nel 2014, quando il gruppo Seléka è arrivato nel nostro villaggio. Hanno distrutto tutto, picchiato, torturato e ucciso la gente. È per vendicarci che abbiamo deciso di unirci al gruppo Anti-Bakala”. Parole dolorose, ma che fanno parte della testimonianza, e dell’esperienza di vita, di questa ragazza.

 

La formazione professionale degli ex bambini soldato

 

Prima della distruzione del suo villaggio, Pukandjia andava a scuola e aiutava i suoi genitori nei campi. “Nella foresta con il gruppo armato, soffrivamo il freddo – racconta – le nostre scarpe erano bucate, bevevamo acqua sporca. I capi del gruppo facevano fare a noi ragazze cose sgradevoli che ci deprimevano e si rivolgevano a noi con un linguaggio scioccante. Quando, vista la nostra età, sono intervenute le Nazioni Unite, siamo uscite dal gruppo armato. Dopo la nostra uscita, gli operatori di INTERSOS sono venuti a guidarci per la formazione”.

 

Grazie ai corsi seguiti con il programma di reinserimento, Pukandjia ha imparato a cucire e con questo lavoro ora può provvedere a sua madre e al resto della famiglia. “Il mio sogno – dice – è diventare come il mio formatore, insegnare agli altri il mestiere, e poi far andare i miei bambini a scuola e provvedere alla mia famiglia”.

 

Vidakpa vive a Sibut. È entrato nel gruppo armato Anti-Balaka nel 2013 quando il gruppo avversario ha ucciso suo zio. “Vivevo con lui prima e frequentavo la scuola”, racconta. Poi è cambiato tutto: “Vivere nel bosco era faticoso, ci mandavano a fare rapine e non potevamo dormire. L’acqua era salata, ci tormentavano le zanzare ed eravamo minacciati da altri animali selvatici”. Quando è stato lasciato andare, anche lui ha frequentato i corsi di formazione professionali organizzati da INTERSOS. Ha imparato a fare il falegname, costruisce tavoli, poltrone, letti, telai di porte e finestre. “Il mio obiettivo è adesso quello di formare i miei amici”.

 

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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