COVID-19: INTERSOS chiede misure urgenti per chi vive nei 'ghetti'

La Regione Puglia al momento è l’unica ad essersi attivata per la situazione dei braccianti: INTERSOS collabora con la ASL di Foggia per gli screening negli insediamenti della Capitanata.

 

 

La collaborazione tra la Regione Puglia e INTERSOS è ufficialmente partita. Con la firma, il 25 marzo, della convenzione con l’agenzia regionale AReSS, la ASL, la prefettura di Foggia e il ministero del Lavoro, gli operatori di INTERSOS – già impegnati da due anni negli insediamenti della Capitanata – hanno cominciato a lavorare in supporto al sistema sanitario regionale per affrontare l’emergenza Covid-19 tra i braccianti che vivono nel Foggiano.

 

Tre medici – compreso il responsabile del programma Alessandro Verona -, quattro mediatori culturali e una protection officer: il team di INTERSOS, così composto, si muove 6 giorni su 7, con due unità mobili, tra i ghetti – sette insediamenti in cui vivono 2050 persone – per fare uno screening periodico della popolazione e portare informazioni sulla prevenzione.

 

“La priorità in questa fase – spiega Alessandro Verona – è riallocare queste persone in piccole unità abitative, in modo che possano mettere in pratica le misure di prevenzione. Nel frattempo occorre portare l’acqua potabile nei ghetti e aumentare i servizi igienici” aggiunge. La Regione Puglia si è già impegnata in questo senso e si è già mossa anche sul fronte della raccolta dei rifiuti, partita già da qualche giorno.

 

Lo stesso però non stanno facendo le altre Regioni. Da qui l’iniziativa, promossa da INTERSOS e ASGI (associazione studi giuridici sull’immigrazione), di inviare a tutti i Governatori una lettera, sottoscritta anche da altri 17 firmatari, tra associazioni e Ong. La richiesta fatta è di trasferire urgentemente tutte le persone che vivono negli insediamenti informali, sia rurali che urbani, in strutture di accoglienza idonee a garantire il rispetto delle misure igienico-sanitarie previste dai decreti in materia di emergenza COVID-19.

 

“Nei ghetti e negli edifici occupati – spiegano le organizzazioni – si vive in condizioni di promiscuità e spesso senza accesso all’acqua e ai servizi igienici. Condizioni, queste, in cui è impossibile mettere in atto le misure necessarie per la prevenzione dell’epidemia, a partire dal lavaggio delle mani”. “Inoltre, in  caso di contagio -aggiungono – sarebbero difficili anche le misure di contenimento”.

 

In attesa di un ipotetico trasferimento, le Ong chiedono alle Regioni di provvedere con la fornitura di acqua potabile e servizi igienici, con la distribuzione di kit igienici (disinfettanti, fazzoletti, detergenti), con  la raccolta periodica dei rifiuti, con attività di informazione sulla prevenzione fatta insieme ai mediatori culturali e di mettere a disposizione alloggi per eventuali casi di isolamento volontario o quarantena.

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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