La ristrutturazione di INTERSOS24: il design al servizio dell'accoglienza | INTERSOS

Il progetto di ristrutturazione di INTERSOS24, il centro di cure primarie e accoglienza per minori stranieri non accompagnati, aperto da INTERSOS a Roma, nasce nel 2017. Una sfida nella sfida: non solo gestire un centro di accoglienza in modo innovativo, ma farlo attraverso il recupero e la trasformazione di una ex scuola abbandonata in un quartiere di periferia.

Il progetto nasce dall’incontro tra INTERSOS e lo IED – Istituto Europeo del Design, che alla ristrutturazione del centro ha dedicato uno dei laboratori di tesi dell’Anno Accademico 2016 – 2017, coordinato dall’architetto e docente Vincenzo Di Siena.
L’obiettivo: recuperare gli spazi di un edificio scolastico degli anni ‘70 in base a criteri di semplicità e funzionalità, abbattendo le divisioni tra i diversi ambienti, per fare sentire le persone parte di un’unica comunità.

“Circa due anni fa – racconta l’architetto Di Siena – INTERSOS mi chiese aiuto sul progetto di ristrutturazione del centro INTERSOS24, all’interno dei locali ricevuti in concessione dalla Regione Lazio. Essendo anche docente allo IED, pensai di coinvolgere i miei studenti, per fare di quest’occasione una possibilità di studio e di ricerca in situazioni di accoglienza. Cosi proposi al dipartimento di Interior Design diretto da Laura Negrini di inserire questo progetto tra i temi di laurea di quell’anno. Alla fine la ristrutturazione del centro è diventata un laboratorio di tesi con la partecipazione di tanti ragazzi. L’inizio per una collaborazione tra INTERSOS e IED cresciuta nel corso dei mesi”

Qual è l’importanza di un progetto come questo?
“Prendere coscienza, attraverso il progetto, che è possibile ideare e definire degli spazi che possano contribuire al principio dell’accoglienza. La definizione dell’ambiente, la scelta dei materiali, degli arredi e dei colori per trasmettere un senso di ospitalità dignitoso anche con budget limitati. In questa ottica, è stata molto utile anche la collaborazione con IKEA diventando un buon esempio di come il design possa essere impiegato in contesti del genere, riuscendo a risaltare principi come comunità, unione e accoglienza.”

Quali sono gli aspetti più problematici con cui vi siete confrontati?
“Principalmente due: in primis, ed è anche la questione più complessa, riuscire a far passare il messaggio che il design ha un ruolo all’interno del progetto. Secondo l’opinione comune, il design è lusso, un extra, quindi non sarebbe questo il suo ambito. Con questo progetto abbiamo cercato di dimostrare che invece il design può contribuire a dare dignità e trasmettere messaggi positivi anche in contesti difficili come questo. La seconda problematica è quella di ottenere buoni risultati a costi ridotti. Una sfida che si può superare solo lavorando concretamente e con insistenza sul progetto e, come si è dimostrato, i risultati sono arrivati”.

Come definirebbe l’approccio degli studenti che hanno partecipato al progetto e il suo?
“Del tutto sorprendente… come accennato prima, ogni anno lo IED propone tre temi di laurea agli studenti laureandi, i quali, a loro volta, possono scegliere quello che sentono più vicino. All’inizio non pensavo che la ristrutturazione di INTERSOS24 avrebbe riscosso tanto interesse, data la sua complessità progettuale, invece fu proprio questo il tema che ricevette più richieste e interesse da parte degli studenti. Una cosa che mi ha stupito molto positivamente. I ragazzi hanno capito fin da subito l’importanza di questo progetto, e, soprattutto, i valori che dovevano essere trasmessi con successo attraverso il design.
In particolare, il lavoro di due studentesse, Giulia Matani e Tiziana Feligioni è riuscito ad affrontare con ottimi risultati la sfida che veniva posta, tant’è che alla fine del laboratorio di testi lo abbiamo scelto come base per realizzare il progetto esecutivo che guiderà la ristrutturazione del centro”.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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