Siria

2019
Primo intervento nel Paese
43.400
Persone raggiunte
8
Progetti
2.594.968€
Budget attività
Contesto
Dopo quasi quindici anni di conflitto, il 2025 ha segnato per la Siria l’inizio di una fase di profonda trasformazione. Il cambio di regime avvenuto alla fine del 2024 ha avviato un delicato processo di riorganizzazione del tessuto istituzionale e sociale, muovendosi tra la necessità di una ricostruzione nazionale e le ferite di una crisi umanitaria ancora aperta. In questo scenario, circa il 75% della popolazione — oltre 16,5 milioni di persone — dipende ancora dagli aiuti esterni per la propria sopravvivenza.
Il 2025 è stato caratterizzato da massicci movimenti di popolazione, con il rientro nelle zone di origine di circa 1,3 milioni di rifugiati e quasi 2 milioni di sfollati interni. Tuttavia, questo fenomeno ha generato nuove pressioni su comunità già stremate: oltre l’80% di chi vive negli insediamenti informali fatica a soddisfare i bisogni primari. Garantire la protezione rimane un grande ostacolo. Da un lato, la mancanza di documenti e l’incertezza sui diritti di proprietà vietano il rientro legale dei residenti nelle proprie case; dall’altro, la contaminazione da ordigni inesplosi rappresenta una minaccia quotidiana per chi cerca di riprendere le attività agricole. Il progressivo logoramento del tessuto sociale ha inoltre esposto donne e ragazze a rischi sempre più elevati di violenza di genere. I dati raccolti da INTERSOS alla fine del 2025 mostrano un quadro allarmante: il 63% dei casi gestiti che coinvolgono donne rientrate nel Paese è legato a violenze fisiche, una dinamica spesso alimentata dall’instabilità economica e dalla mancanza di alloggi sicuri.
In questo quadro di fragilità economica, si registra un aumento dei meccanismi di sopravvivenza estremi. La crisi educativa ha raggiunto dimensioni allarmanti, con oltre 2,4 milioni di bambini fuori dalle scuole, molti dei quali coinvolti nel lavoro minorile o esposti al rischio di matrimoni precoci. Anche il sistema sanitario e quello idrico sono in sofferenza: quasi il 40% degli ospedali risulta danneggiato e oltre metà della popolazione è priva di accesso regolare all’acqua potabile.
L’intervento di INTERSOS
Nel corso del 2025, INTERSOS è intervenuta nelle aree di Idlib, Hama e nella governatorato del Rif di Damasco, rispondendo alle urgenti necessità di sfollati, rimpatriati e comunità ospitanti. L’azione si è focalizzata sull’integrazione tra Salute e Protezione, garantendo alle persone assistite un’assistenza medica e psicologica completa. In un territorio segnato da forti barriere economiche e fisiche, le nostre cliniche mobili e i centri sanitari fissi hanno garantito oltre 15.000 visite mediche, offrendo cure ginecologiche e pediatriche anche nelle aree difficilmente accessibili.
I nostri team multidisciplinari hanno offerto supporto psicosociale a circa 9.700 persone. L’intervento non si è limitato alla gestione dei traumi individuali, ma ha puntato a ricostruire il tessuto comunitario. Lo abbiamo fatto attraverso gruppi di auto-aiuto per malati cronici e iniziative locali guidate dai cittadini, come la messa in sicurezza di aree gioco per bambini e il ripristino di piccole infrastrutture. Parallelamente, abbiamo garantito assistenza legale per superare gli ostacoli burocratici: fornire supporto su documenti civili e diritti di proprietà è stato decisivo per permettere alle famiglie ritornate nel Paese di accedere ai servizi pubblici e recuperare i propri beni.
Un’attenzione prioritaria è stata rivolta alle nuove generazioni, per contrastare il ricorso a strategie di sopravvivenza estreme come il lavoro minorile e i matrimoni forzati. Circa 1.900 bambini hanno beneficiato di programmi di educazione non formale e corsi di recupero in scuole riabilitate dall’organizzazione, mentre per gli adulti in condizioni di grave vulnerabilità sono stati avviati percorsi di formazione professionale e imprenditoriale. Attraverso piccoli sussidi e la fornitura di kit di avviamento professionale al termine dei corsi di formazione, abbiamo sostenuto 329 persone nel lancio di micro-attività economiche. In questo modo, l’assistenza d’emergenza si è trasformata in un’opportunità concreta di autonomia e dignità professionale.















