Libia: "La guerra non fermerà il nostro aiuto umanitario"

L’inizio della nuova decade del millennio ha portato con sé un clima di guerra e paura che si è diffuso su diversi fronti internazionali. Dal Medio Oriente, con la tensione militare e diplomatica tra Iran e Usa sul territorio iracheno, alla Libia, l’evoluzione dei conflitti ha un impatto diretto sulle operazioni umanitarie.

“Questo 2020 è iniziato con i bombardamenti”, Racconta Pietro De Nicolai, capo missione INTERSOS Libia, “Ma, nonostante la guerra, le nostre attività proseguono. La nostra prima regola è garantire la protezione delle persone che assistiamo, questo significa che porteremo avanti i progetti in corso fin quando la linea del fronte non arrivi ad avvicinarsi a tal punto da mettere a rischio la loro vita. A quel punto saremmo costretti a bloccare tutto”.

Una nuova fase della guerra civile libica ha avuto inizio nell’aprile del 2019 con l’avvio dell’offensiva militare delle truppe guidate dal generale Khalifa Haftar in direzione della capitale Tripoli sotto il controllo del governo riconosciuto dalle Nazioni Unite e guidato dal primo ministro Fayez al Serraj. 

La città di Tripoli è assediata da quasi un anno e nelle ultime settimane il conflitto tra le parti si è intensificato a tal punto da aumentare il rischio sicurezza nei quartieri più periferici e nelle aree circostanti la città. 

INTERSOS, presente nel paese dal marzo del 2018, porta avanti progetti di protezione per minori e persone vulnerabili, soprattutto migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana.

“Baity” che in arabo significa “Casa Mia”, è un centro per minori, libici e migranti, ubicato nel quartiere di Suq-al-Juma, vicino all’aeroporto Mitiga, in una zona ad alta concentrazione di persone straniere. “Casa Mia” è un luogo di protezione, formazione, incontro e scambio culturale tra bambini e bambine dai 6 ai 18 anni, soggetti fragili di fronte alla grandezza e complessità del conflitto in atto nel paese dove vivono. Pietro ci parla del lavoro degli operatori libici di INTERSOS, gli unici a poter avere accesso sul campo dopo l’escalation degli ultimi giorni: “Il nostro staff è presente sul posto sia a Tripoli che a Sebah, città dell’entroterra libico, una delle aree più pericolose dal punto di vista della sicurezza a causa di una rivalità intercomunitaria che sfocia in combattimenti costanti”.

Lo stato di guerra della Libia non ferma i propositi di espansione delle attività per cercare di assistere più persone possibili; “La nostra intenzione è estendere il programma con nuove iniziative di supporto alle scuole per migranti di Tripoli  per quel che riguarda l’alimentazione degli studenti: vogliamo far si che ci sia cibo per tutti”, afferma Pietro, “inizieremo anche delle campagne di sensibilizzazione sulla salute, l’igiene, l’alimentazione e, ovviamente, la protezione nelle zone dove vivono migranti e negli insediamenti informali di persone sfollate.”

A Sebah INTERSOS è una delle pochissime organizzazioni umanitarie presenti e operative. Con il nuovo anno, oltre ad un secondo centro “Baity”, sono stati avviati dei progetti mirati alla protezione e alla salute di bambini e famiglie a rischio.

Anche dalla prima linea delle operazioni, è impossibile non osservare con preoccupazione l’evoluzione degli scenari diplomatici. “Tutti qui speriamo che si trovi un accordo il prima possibile. Per noi ogni giorno è un punto interrogativo, non si ha certezza di quello che potrebbe accadere tra una settimana, tra un giorno, tra un’ora. Come organizzazione che lavora in emergenza, ci adattiamo alle circostanze. Finché riusciremo ad essere operativi, noi non andremo via da qui.”

 

Martina Martelloni
Martina Martelloni

ULTIME NOTIZIE