Che cosa significa fare attività di “protection” nel lessico umanitario?

In Ucraina, come in molti altri Paesi, svolgiamo attività di “protection”. Cosa si intende ce lo spiega Christina Nisha, Protection Programme Advisor di INTERSOS

 

 

Protection. Un termine emblematico nelle azioni di risposta umanitaria, strettamente connesso alla dignità, alla sicurezza e ai diritti delle persone colpite da disastri e conflitti armati. Un termine che, tradotto in italiano, “protezione”, non chiarisce del tutto il suo significato. Per le organizzazioni umanitarie come INTERSOS, la “protezione” consiste in azioni mirate per superare e prevenire l’esposizione delle persone a danni fisici e/o psicologici che emergono dalle situazioni di violenza o di crisi. “Protezione” significa garantire il rispetto dei diritti di ogni individuo, l’accesso all’assistenza legale e il superamento delle conseguenze di abusi subiti.

 

Il settore della protezione, anche e soprattutto tra i progetti di INTERSOS, sta acquisendo una centralità sempre maggiore negli ultimi anni, a causa di crisi umanitarie sempre più prolungate. Secondo le statistiche interne, INTERSOS ha concluso il 2021 con 156 progetti totali di protezione, di cui 87 terminati e 69 ancora in corso. A portare avanti le attività di protezione sono professionisti come psicologhe, operatrici/ori sociali, consulenti legali, mediatori ecc.

 

“I destinatari dei nostri interventi di protezione sono principalmente bambini, donne sopravvissute a violenza di genere e persone con bisogni specifici”, afferma Christina Nisha, Protection Programme Advisor di INTERSOS. Le bambine e i bambini coinvolti nel 2021 dalle nostre attività di protezione sono circa 25mila. Si tratta di minori cresciuti senza conoscere altro che guerre e conflitti, che vivono sottoposti alla possibilità costante di vedere negati i propri diritti.

 

La violenza di genere è un fenomeno ricorrente nei contesti di conflitto. Nel corso del 2021 abbiamo documentato oltre 13mila casi di donne sopravvissute a violenza di genere. Moltissimi sono anche i casi di persone con disabilità che subiscono violenza sessuale. A tutto questo si aggiungono le molteplici difficoltà incontrate nel fuggire le atrocità del conflitto e nell’accesso ai servizi di base.

 

Intervenire nelle crisi umanitarie

 

“Interveniamo principalmente in due tipi di contesto, la risposta all’emergenza e il rafforzamento delle comunità”, dice Christina Nisha parlando delle attività di protezione di INTERSOS. “Lavoriamo per rispondere ai bisogni che emergono nelle crisi, siamo lì, in quei territori, per sostenere le persone che vivono in contesti di emergenza. Una risposta umanitaria che prevede interventi di protezione offre sostegno e soccorso a coloro che sono stati esposti a danni fisici o psicologici o violazioni dei diritti umani, ma permette anche di intervenire per ridurre i rischi che queste violazioni avvengano. Questo è ciò che facciamo negli interventi di protezione in contesti d’emergenza. Nelle comunità che vivono quelle che vengono definite crisi prolungate, per le persone che sono state sfollate o che stanno tornando alle loro zone d’origine perché la situazione si è stabilizzata, l’obiettivo degli interventi di protezione è invece quello di aiutare le comunità a creare un ambiente protetto dove le persone possano sentirsi al sicuro e costruire i propri sistemi e le proprie strutture per proteggersi” conclude Nisha.

 

La protezione garantita da INTERSOS si concentra su un piano individuale di risposta, attraverso l’analisi e la conseguente gestione dei singoli casi, e su un piano collettivo. “L’obiettivo è aiutare le persone nel proprio percorso di ripresa dai traumi e dagli abusi subiti. A livello comunitario invece realizziamo programmi di sensibilizzazione sui principi della protezione e diamo vita a quelli che chiamiamo “safe space” per i bambini ma anche per donne e ragazze: ambienti sicuri in cui poter condividere i propri problemi e confrontarsi con altre persone. In queste circostanze ci occupiamo anche di formazione professionale delle donne”, conclude Nisha.

 

Nonostante barriere culturali, religiose, sociali, barriere di genere che il nostro staff incontra nella realizzazione di progetti di protezione, che a volte rendono l’implementazione e lo svolgimento delle attività particolarmente rischioso, l’obiettivo è contribuire alla creazione di un ambiente in cui i diritti degli individui vengano rispettati, “che permetta alle persone di prendersi cura di sé stesse anche dopo la partenza di INTERSOS”.

 

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Flavia Melillo
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