Yemen, il picco dei contagi in un Paese alla fame | INTERSOS

Dopo 5 anni di guerra, lo Yemen è di nuovo sull’orlo della carestia, mentre la diffusione della pandemia di COVID-19, combinata con le altre epidemie in corso dall’inizio dell’anno – su tutte dengue, colera e chikungunya – spinge il sistema sanitario al collasso. L’allarme, lanciato dalla comunità umanitaria, si basa sull’analisi della congiuntura economica nel paese stretto in una tenaglia da guerra e virus.

 

 

A causa del blocco dei porti, i beni di prima necessità scarseggiano. L’inflazione galoppa: il prezzo del paniere alimentare base è cresciuto del 30%, e la banca centrale non è in grado di immettere denaro nel mercato. Violenza, fame e malattie assediano una popolazione allo stremo, con 24 milioni di persone, su un totale di 30, bisognose di aiuti umanitari e tassi di malnutrizione tra i più alti al mondo.

 

Anche le cifre ufficiali, ora, registrano l’aumento dei casi di contagio da coronavirus (1500 confermati con oltre 420 morti). Ma il numero limitato di test effettuati – poco più di 2 mila a fronte, per fare un paragone, degli oltre 6 milioni effettuati in Italia – lascia intravedere la realtà di una situazione molto più grave. Lo dicono i report sulla sofferenza delle strutture sanitarie in molte aree del paese, così come altri dati empirici, come l’aumento dei funerali e delle sepolture.

 

La pandemia ha investito lo Yemen, e continua a crescere: il picco dei contagi non è stato ancora raggiunto. La nuova emergenza sanitaria colpisce un Paese dove combattimenti e raid aerei proseguono con cadenza quotidiana, su iniziativa di tutte le parti in conflitto. E dove il sistema sanitario è al collasso: solo il 50% delle strutture mediche è funzionante, con un’offerta di prestazioni estremamente limitata e una diffusa carenza di medici e medicinali.

 

La risposta di INTERSOS mira a rafforzare la sorveglianza della comunità, l’individuazione precoce, la segnalazione e la gestione dei casi di COVID-19 confermati come gravi e critici, migliorando la risposta globale alla pandemia. Solide misure sono state applicate da subito per garantire la sicurezza e la salute del personale e dei beneficiari, tra cui informazioni sulla prevenzione del contagio da COVID-19 e accesso a cure essenziali per i casi moderati, gravi e critici.

 

INTERSOS continua a supportare 20 strutture sanitarie, garantendo che il triage e la gestione dei casi COVID-19 siano garantiti. Queste strutture continuano a fornire servizi di assistenza sanitaria non COVID per prevenire i decessi determinati da altre malattie mortali, tra cui colera, difterite, dengue e malaria, per fornire cure nutrizionali a donne in gravidanza e bambini malnutriti, e per offrire servizi di salute riproduttiva – incluso il supporto per interventi chirurgici in emergenza e parto sicuro (sia normale che cesareo).

 

INTERSOS gestisce anche 2 cliniche mobili ad Aden che supportano gli sfollati nelle loro abitazioni, fornendo servizi di assistenza sanitaria di base. L’obiettivo principale di tutto l’intervento è contribuire alla riduzione della mortalità e della morbilità.

 

“Soppressione” è un termine cruciale per descrivere questa strategia: sopprimere la trasmissione del virus mobilitando volontari e “influencer” nella comunità al fine di spiegare a migliaia di persone in tutto il paese che cos’è il virus, come viene trasmesso e cosa si può fare fermare la sua diffusione.

 

INTERSOS sta attualmente supportando 6 centri comunitari: luoghi pubblici sicuri in cui donne, uomini, ragazzi e ragazze vengono coinvolti in attività sociali e ricreative, potendo al contempo accedere a servizi di protezione integrata, tra cui la gestione individuale dei casi e/o il supporto psicosociale collettivo, e ricevendo somme di denaro per bisogni urgenti di protezione e copertura dei costi di servizi legali.

 

“Dall’inizio dell’epidemia di COVID-19, il nostro centro di Dar Sa’ad ha iniziato a seguire le procedure di prevenzione quando riceveva i beneficiari, aumentando indirettamente la consapevolezza sulla prevenzione del virus nella comunità”, spiega Lara Farouk Mohsen, una volontaria impegnata sostegno dell’intervento di INTERSOS. Durante una crisi sanitaria come quella in corso, la diffusione di voci e disinformazione sono comuni: quando le persone hanno iniziato a cercare informazioni, il Community Center è stato il primo luogo di approccio. INTERSOS ha notato una maggiore affluenza di anziani, donne e persone con malattie croniche, che sono le categorie più vulnerabili. Molte organizzazioni chiudono, sospendono o riducono progetti a causa del COVID-19, spingendo le persone bisognose di assistenza a cercare supporto e servizi in altri luoghi.

 

“Sono felice che continuiamo ad assistere le persone, anche in questa difficile situazione”, sottolinea Maryam Mohammed Salem, receptionist presso il Community Center di Dar Sa’ad, “Con il coronavirus, le persone hanno iniziato a temere di uscire, e hanno paura perché non sanno abbastanza di questa epidemia. Nel nostro centro, ci concentriamo principalmente sulle esigenze di protezione, ma fungiamo anche da punto focale per favorire la collaborazione tra organizzazioni, indirizzando le persone dove possono ricevere la migliore assistenza. Alla fine, nonostante tutto, è bello sentirsi così utile, continuare il nostro lavoro, e poter dare rassicurazioni ai beneficiari”.

Flavia Melillo
Flavia Melillo

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