In Sud Sudan le donne si aiutano per costruire un futuro migliore

Stremato da guerre e sottosviluppo, nonostante sia ricchissimo di materie prime, oggi il Sud Sudan vive un’emergenza umanitaria gravissima. Oltre la metà dei circa 12 milioni di abitanti ha dovuto abbandonare le proprie terre, il bestiame e quel poco che possedeva e sfollare entro i confini o rifugiarsi in Uganda e Kenya.
Un bambino su due è malnutrito e il tasso di mortalità infantile è il più alto al mondo. Non solo, in questa parte di mondo una ragazza ha maggiori probabilità di morire di parto che di conseguire un titolo di studio superiore.
Il Sud Sudan è uno dei paesi al mondo dove essere donne è più difficile perché espone ad una serie di violenze e discriminazioni continue” dice Salvo Maraventano, Vice Direttore Regionale Africa Orientale di INTERSOS. “Un recente rapporto di IRC (International Rescue Commettee) sostiene che circa il 65% delle donne nel paese ha subito violenza, fisica o psicologica. Il 52% delle ragazze è costretto a sposarsi prima della maggiore età, il 9% addirittura prima dei 15 anni”.
Ed è a Pibor e Gumuruk, nello Jonglei, regione centrale del paese, che INTERSOS, in collaborazione con UNICEF, sviluppa un progetto che coinvolge 18 gruppi di donne in un percorso che unisce la formazione per sviluppare piccole attività di credito alla sensibilizzazione nei confronti delle violenza di genere.
Juma è una vedova di 37 anni, con 6 figli da mantenere. Il marito è morto nel 2014 e lei non ha potuto ereditare né la casa in cui abitavano né la terra e i capi di bestiame, in quanto i parenti del marito le hanno negato ogni diritto alla proprietà dei beni.
Vivevo in strada con i miei bambini ed ero in uno stato di profonda prostrazione. Chiedevo l’elemosina e nessuno dei miei figli andava a scuola. A un certo punto ho addirittura pensato di dare in moglie mia figlia di 12 anni, perché potesse almeno mangiare” racconta Juma. “Per fortuna sono stata avvicinata dagli operatori di INTERSOS che mi hanno proposto di far parte di un gruppo di donne che lavoravano le foglie di tè e poi le vendevano al mercato.”
Il progetto organizzato da INTERSOS con il finanziamento di UNICEF prevede l’organizzazione di gestione del credito, di lavorazione delle foglie del tè, di cucina e, da ultimo, la fornitura di materie prime come tè, zucchero, farina e altre per iniziare un piccolo commercio.
“All’inizio non riuscivo a capire bene tutte quelle informazioni. Era faticoso e non avevo molta fiducia che quello fosse il modo per poter migliorare la situazione mia e dei miei figli. Ma ero davvero disperata. Per fortuna le altre donne che frequentavano il corso da un po’ più di tempo mi hanno detto che anche per loro era stato così. Mi hanno consigliato di tenere duro, che poi invece le cose sarebbero migliorate. Adesso riesco a dare da mangiare a tutti i miei figli e a pagare le spese mediche quando ne hanno bisogno” conclude Juma.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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