Somalia, 370 mila persone in fuga dalle inondazioni

In Somalia prosegue da giorni un’emergenza climatica dovuta a forti inondazioni. Migliaia di persone sono in fuga in cerca di un riparo e assistenza umanitaria.

Una nuova emergenza climatica sta colpendo duramente la popolazione somala, mettendo a dura prova la resilienza di uno degli Stati più poveri e fragili al mondo. Negli ultimi giorni di ottobre, inondazioni hanno travolto una vasta area del paese, provocando piene improvvise (flash floods) e esondazioni di fiumi, e costringendo migliaia di persone alla fuga in cerca di rifugio.

INTERSOS, Organizzazione Umanitaria presente in Somalia dal 1992, sta portando aiuto e assistenza alle persone sfollate che ammontano attualmente a circa 370.000. Nel distretto di Belet Weyne, circa 45.500 famiglie (273.000 persone) sono fuggite dalle loro case.

L’intervento umanitario di INTERSOS è concentrato in particolar modo nella città di Berdale, situata nella regione di Bay, dove si registrano attualmente circa 7 mila famiglie sfollate (più di 40 mila persone). L’intensità delle inondazioni ha causato la distruzione di terreni agricoli, infrastrutture e strade, rendendo impossibile in alcune delle aree più colpite accedere ai mezzi primari di sussistenza, a cominciare dall’acqua pulita e dal cibo. Prioritario è in particolare intervenire con distribuzioni di beni di prima necessità e medicinali per prevenire diffusione di epidemie a causa delle cattive condizioni igieniche.  

Mentre la pioggia concede una tregua, è urgente portare aiuto alle vittime nel più breve tempo possibile. Dall’inizio dell’emergenza, INTERSOS sta portando soccorso alla popolazione della città di Bardale, tra le più colpite dall’inondazione, attraverso la consegna di beni primari forniti da OCHA Somalia SHF, quali migliaia di kit di igiene, medicinali di base e contro la malaria e la fornitura di 400 kit di riparo per le persone che hanno perso la propria casa.

La devastazione causata dalle piogge straordinarie ha trovato risposta nella mobilitazione delle autorità governative, delle organizzazioni umanitarie e delle comunità locali, tanto da creare una catena di solidarietà, partita dalle generazioni più giovani, che ha portato alla raccolta di 20mila dollari attraverso l’utilizzo di social media come WhatsApp. 

Una piccola goccia nel mare dei bisogni, ma un segno della volontà dei somali di reagire all’ennesima catastrofe abbattutasi su un paese ferito da un lunghissimo conflitto interno e dove 4,2 milioni di persone, circa un terzo della popolazione, vive grazie agli aiuti umanitari. 

Al momento non è ancora stato definito il numero di vittime totali, nella sola città di Belet Weyne, a ovest della capitale Mogadiscio, sono state 10 le persone che hanno perso la vita a seguito dell’alluvione.

Le autorità competenti temono il rischio di nuove tempeste e successive inondazioni nell’Africa centrale. Le organizzazioni umanitarie operative sul territorio continuano a ricevere segnalazioni di spostamenti di persone verso il nord con conseguente aumento della già vasta richiesta di bisogni urgenti quali soluzioni di riparo, cibo, medicinali, acqua potabile, servizi igienici / latrine, zanzariere. 

 

 

Martina Martelloni
Martina Martelloni

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