Emergenza alimentare in Burkina Faso, sull’orlo della carestia

3,2 milioni di persone bisognose di assistenza alimentare emergenziale, e quella parola che suona come un allarme di catastrofe in ogni report umanitario: “famine, carestia”. Il Burkina Faso, segnato da insicurezza sempre più estesa e dagli scontri tra gruppi armati e forze governative, afflitto da una crisi economica e sociale aggravata dalla pandemia di coronavirus, è oggi ufficialmente una emergenza umanitaria.

 

 

Il Burkina Faso non è più ai margini della crisi del Sahel, con programmi principalmente finalizzati alla cooperazione allo sviluppo, ma ne è diventato uno degli hot spot principali. A pesare è stata innanzitutto la crescente conflittualità e destabilizzazione nell’area, con la comparsa di nuovi attori armati. E, nel 2020, i duri effetti del lockdown e delle difficoltà dell’economia locale, che hanno portato a un crollo del potere d’acquisto delle famiglie.

 

I dati sulla situazione alimentare che presentiamo sono quelli di un recente report del World Food Programme, leggendo il quale l’emergenza si racconta con numeri freddi, ma significativi. “Fase 5”, catastrofe alimentare, il massimo livello della carestia, che già coinvolge circa 15 mila persone nella Regione del Sahel e che, dopo essere stata assente dal Paese per oltre un decennio, rischia di estendersi ad altre aree. “Fase 4”, già livello di massimo allarme, e corsa contro il tempo per evitare le vittime della fame, come per oltre 20 mila persone nella Regione della Boucle de Mouhoun.

 

Nella foto di questo articolo una delle distribuzioni di generi alimentari e utensili per cucinare realizzate da INTERSOS nella Regione dell’Est.

 

“La situazione è estremamente volatile – sottolinea la nostra Emergency Coordinator Sara Gamha – e l’insicurezza rende spesso troppo pericoloso per molte persone restare nel proprio villaggio. Il risultato è l’abbandono di molte aree coltivate e la concentrazione della popolazione in aree prossime alle città dove non sono presenti risorse sufficienti per garantire a tutti la soddisfazione di bisogni fondamentali come l’accesso all’acqua, al cibo e all’educazione. Per questo il nostro primo impegno è garantire una valutazione sempre aggiornata dei bisogni, rivolgendoci sia agli sfollati che alle comunità ospitanti”.

 

L’intervento di INTERSOS, operativa anche nel confinante Niger, si basa su un approccio integrato e multi settoriale. Una strategia che ha sempre al centro la protezione dei più vulnerabili e che include progetti di sicurezza alimentare, accesso all’acqua pulita e all’igiene, monitoraggio dei casi di abusi e violazione dei diritti umani, presa in carico di donne vittime di violenza, anche attraverso supporto economico diretto, protezione dell’infanzia, anche con spazi di educazione in emergenza.

 

Anche qui, come in molte crisi, pesa l’insufficienza di fondi. Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello ai donatori per 425 milioni di dollari, ma i finanziamenti ricevuti fino ad oggi arrivano a coprire solo un terzo dei crescenti bisogni.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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