Yemen

icona

2008

Primo intervento nel Paese

181.300

Persone raggiunte

11

Progetti

8.192.903€

Budget attività


Contesto

Lo Yemen continua a rappresentare una delle crisi umanitarie più gravi e complesse a livello globale. Dal 2014, il conflitto tra il governo internazionalmente riconosciuto e le autorità de-facto ha diviso il Paese, innescando una crisi che non mostra segnali di risoluzione. Nel 2025, il numero di persone in stato di bisogno è arrivato a contare 19,5 milioni. I bisogni più critici si sono concentrati nella parte occidentale del Paese, l’area più densamente popolata, dove il collasso delle infrastrutture e l’instabilità economica hanno reso estremo il rischio di insicurezza alimentare e la diffusione di malattie.

L’ultimo anno è stato caratterizzato da una forte instabilità: attacchi aerei israeliani sulle principali città, combattimenti localizzati lungo le linee del fronte a Taiz e Marib, con l’intervento dei droni americani, e scontri interni nel sud hanno causato nuovi sfollamenti e nuove sofferenze per la popolazione civile. Nonostante il costante aggravarsi dei bisogni, lo Yemen ha affrontato un drammatico calo dei finanziamenti internazionali, passati dai 2,4 miliardi di dollari del 2021 ai soli 700 milioni del 2025. Questa riduzione delle risorse, unita a restrizioni operative e incidenti di sicurezza nel nord, ha costretto molte agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali a ridurre drasticamente la propria presenza, lasciando ampi vuoti nell’erogazione dei servizi essenziali.

In questo scenario di crescente isolamento e complessità operativa, INTERSOS ha fatto fronte a enormi difficoltà per mantenere i propri presidi nel Nord e nel Sud dello Yemen, fornendo supporto diretto a una popolazione provata da una crisi economica e sociale senza precedenti.

L’intervento di INTERSOS

Nel corso del 2025, INTERSOS ha operato sia nelle aree controllate dalle autorità de-facto che in quelle controllate dal governo internazionalmente riconosciuto, garantendo un presidio integrato di salute, nutrizione e protezione. La nostra azione ha risposto allo scarso funzionamento delle infrastrutture pubbliche attraverso il sostegno diretto a centri sanitari e ospedali distrettuali, integrato dall’invio di cliniche mobili per raggiungere le zone più isolate. Oltre alle consultazioni di medicina generale, abbiamo garantito la fornitura di farmaci, servizi di ambulanza e incentivi per il personale sanitario locale, assicurando la continuità del sistema sanitario.

Sul fronte della protezione, l’intervento ha risposto alla complessità di un tessuto sociale frammentato attraverso una strategia integrata, che ha incluso la gestione dei casi per minori e persone sopravvissute a violenza di genere, l’assistenza legale per i diritti di proprietà e il supporto psicologico specializzato. In questo quadro, la rete di volontari comunitari è stata fondamentale per identificare precocemente i bisogni della popolazione e orientarla verso i servizi competenti. Per favorire la resilienza economica, sono stati inoltre avviati programmi di sostegno al reddito dedicati a donne a rischio: attraverso corsi di formazione professionale e la distribuzione di kit per l’avvio di attività produttive, l’assistenza d’emergenza si è così trasformata in un’opportunità concreta di autonomia. 

Parallelamente, le attività in ambito idrico-sanitario hanno contribuito al contenimento delle epidemie di colera e alla mitigazione dei danni delle alluvioni, ripristinando l’accesso all’acqua potabile e promuovendo buone pratiche igieniche, in particolare nei centri di cura della malnutrizione. 

Un’attenzione specifica è stata dedicata anche alla rotta migratoria nei governatorati di Shabwa e Abyan, dove i team mobili hanno assistito sia i migranti sia le comunità ospitanti, lavorando in stretto coordinamento con le agenzie internazionali.