Camerun, a rischio la salute mentale di bambini e bambine | INTERSOS

Gli attacchi alle scuole e le continue violenze da parte dei gruppi armati sono all’origine dei disturbi psicologici della popolazione

 

 

Depressione, schizofrenia, isolamento dalla società. Questi sono solo alcuni dei traumi con cui convive la popolazione camerunense che vive nel Nord-ovest e Sud-ovest del Paese. Sono persone che molto spesso sono costrette a fuggire di villaggio in villaggio, a vagare per il proprio territorio cercando riparo da attacchi e minacce continue da parte dei gruppi armati presenti nella zona.

 

Da settembre 2017, la popolazione civile della regione sud-occidentale del Camerun è intrappolata nel costante scontro tra i diversi gruppi armati non statali che si battono per l’egemonia sul territorio e le forze governative che tentano di mantenere il controllo politico e gestionale dell’area. Secondo i dati del Ministero dell’Amministrazione del Territorio (MINAT) del Camerun sono 130.000 gli sfollati interni nella regione Nord-ovest, 90.000 quelli nella regione Sud-ovest e 105.000 i rimpatriati.

 

La popolazione civile si trova nel mezzo di uno scontro che prosegue da anni e che produce ripetute violazioni dei diritti umani perpetrate da ogni parte del conflitto: violenza fisica, abusi sui minori, matrimoni precoci, stupri, minacce di morte, distruzione di proprietà, arresti illegali e torture. Una situazione di estrema e protratta insicurezza che produce ferite non solo fisiche ma anche psicologiche. Nessuno pensa mai alla salute mentale, non se ne prende cura nessuno dello stato psicologico di queste persone e il vuoto da colmare è enorme”, racconta Andrea Grande, project manager di INTERSOS in Camerun. “La decisione di intervenire ha avuto origine dai fatti del novembre 2020 a Kumba, dall’attacco a danno di una scuola da parte di un gruppo armato, che ha visto lo stupro di diverse ragazze”. Il sistema scolastico è infatti fortemente contestato dai gruppi armati, che lo accusano di portare un programma di educazione filo-governativo, e oggetto di ripetuti attacchi.

 

Il progetto di INTERSOS è incentrato sul supporto psicologico

 

“Abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa, di iniziare a parlare e assicurare sostegno psicologico per la comunità che da tempo vive il conflitto interno con grandi traumi e ripercussioni sulla salute mentale” continua Andrea. Il progetto verrà portato avanti da operatori e operatrici di INTERSOS nei prossimi 12 mesi e nasce dalla collaborazione con un partner locale che gestisce un ospedale nell’area interessata. INTERSOS supporterà 10 ospedali nella località di Kumba, nel dipartimento di Meme, tra le zone più colpite dall’insicurezza interna.

 

Le attività principali del progetto saranno due: il supporto psicologico comunitario e l’assistenza clinica-psichiatrica all’interno degli ospedali per i casi più gravi. La squadra di INTERSOS farà corsi di formazione per il personale medico individuato per poter gestire e riconoscere le persone con disturbi psicologici e avviare percorsi di terapia specifici individuali e di gruppo. INTERSOS identificherà 6mila persone come potenziali pazienti, di cui più di 4mila seguiranno un programma di supporto psicologico. Tra queste, 600 persone in condizioni più complesse, saranno supportate con percorsi specifici.

 

Andrea spiega bene la situazione di “vuoto sanitario” che caratterizza quei posti:Nella città di Kumba vivono più di 400 mila persone e c’è un solo psicologo, part-time, che ha la possibilità e le capacità per prendere in carico persone che necessitano di supporto clinico: ad oggi riesce a seguire circa 20 casi al mese. Iniziare da Kumba significa dare un forte segnale. Ci occuperemo di tutti, dai bambini agli anziani”.

 

INTERSOS intende sviluppare una sua capacità in questo settore per poter poi ampliare le attività nelle due regioni del Nord-vest e Sud-ovest. L’identificazione dei beneficiari del progetto avverrà grazie ad un network di persone che lavoreranno con la comunità, come insegnanti, referenti religiosi e donne leader con le quali sarà possibile arrivare alle tante ragazze sopravvissute ad episodi di violenza.

 

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Flavia Melillo
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