A tre anni dallo scoppio delle ostilità tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF), il Sudan è precipitato in una catastrofe umanitaria che ha innescato la più grande crisi di sfollamento al mondo. Ad oggi, 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case: un cittadino sudanese su quattro è attualmente sfollato.

Il collasso delle infrastrutture essenziali è quasi totale; meno di un quarto delle strutture sanitarie rimane funzionante nelle aree colpite dal conflitto, mentre una devastante epidemia di colera continua a mietere migliaia di vittime. La nazione è colpita da una carestia che minaccia 28,9 milioni di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta. In alcune zone del Nord Darfur, i tassi di malnutrizione acuta hanno raggiunto il 53%, rappresentando una minaccia sistemica alla sopravvivenza di un’intera generazione.

Mentre i leader mondiali si riuniscono oggi per la Conferenza di Berlino sul Sudan, la comunità internazionale si trova di fronte a un momento decisivo. Questo vertice non deve risolversi in mera retorica, ma in impegni concreti per fermare le atrocità in corso e affrontare l’immensa portata della sofferenza umana.

In risposta a questa emergenza, INTERSOS rivolge un appello urgente alla comunità internazionale affinché agisca su quattro pilastri fondamentali:

  • Accesso umanitario incondizionato: Chiediamo l’apertura immediata e sicura di tutti i valichi di frontiera e la rimozione degli ostacoli burocratici. La protezione degli operatori umanitari e la bonifica dagli ordigni esplosivi sono prerequisiti essenziali per raggiungere i milioni di civili attualmente tagliati fuori dagli aiuti.
  • Protezione dei civili: L’uso della violenza sessuale come arma di guerra deve cessare immediatamente. Chiediamo solidi meccanismi di monitoraggio internazionale per assistere le 12,7 milioni di persone a rischio di violenza di genere e per garantire un supporto psicologico specialistico alle persone sopravvissute.
  • Finanziamenti flessibili e su larga scala: La risposta umanitaria rimane drammaticamente sottofinanziata. Esortiamo i donatori internazionali a fornire impegni finanziari immediati e flessibili per potenziare i programmi di prevenzione della carestia e ripristinare i servizi sanitari di base prima che il tasso di mortalità aumenti ulteriormente.

Rinnovata pressione diplomatica per un cessate il fuoco: La comunità internazionale deve dare priorità al Sudan nell’agenda politica globale. È necessario uno sforzo diplomatico sostenuto per garantire un’immediata cessazione delle ostilità. Il Sudan non può permettersi un altro anno di guerra; il costo dell’inerzia viene pagato ogni giorno con migliaia di vite umane.