Roma, COVID-19. Sostegno per le persone fragili non più invisibili

Il COVID-19 ci ha insegnato che per la salute pubblica è fondamentale il sostegno alle persone fragili, a cui vanno assicurate cure mediche e attività di prevenzione ed educazione sanitaria.

 

 

Con il senno del poi molti degli errori, degli inciampi, degli ostacoli commessi in quasi un anno di pandemia si sarebbero potuti evitare; il modo in cui è stato avviato l’intervento sanitario per affrontare un’emergenza dalla levatura mondiale,in tempi in cui andava attuato un primo e concreto piano gestionale dell’intero sistema sociosanitario. A quasi un anno da quel 9 marzo 2020 che, di fatto, ha decretato l’inizio del lockdown nel paese e una rapida crescita della diffusione del virus, visibile agli occhi di tutti con numeri in progressione di contagiati, di terapie intensive e di vittime, tirare le somme sembra quasi un compito doveroso.

 

Una delle principali lezioni che la pandemia ci ha insegnato è che la territorialità e la vicinanza del medico al paziente può essere elemento salvifico per la salute pubblica in tempi di virus ed epidemie inaspettate. Ci ha insegnato che la prossimità significa rapidità di intervento e al tempo stesso cura della persona, del suo stato fisico ma anche e soprattutto umano e psicologico. Ci ha insegnato qualcosa di cui si sentiva il bisogno già da tempo e di cui molto probabilmente avevamo una conoscenza latente. Ora si è resa nitida e si è manifestata con convinta irruenza.

 

INTERSOS per il sostegno alle persone fragili

 

Di tutto questo INTERSOS, che da sempre opera nelle emergenze, si è resa portavoce sin dall’inizio della pandemia. Ha agito sul territorio, muovendosi in maniera trasversale per sopperire a delle importanti lacune sanitarieRoma ne è stato banco di prova, sin da subito operatori e operatrici hanno trasformato le attività concentrate nel Centro di INTERSOS24 (attivo dal 2016, grazie alla partnership con UNICEF Italia, con un ambulatorio sociosanitario, un safe-space e un team mobile) in azioni di tipo trasversale, di contiguità sul territorio e di adattamento alle restrizioni messe in atto dal governo. L’arrivo del COVID-19 ha imposto un cambio di rotta, un’implementazione di misure preventive rivolte alla popolazione senza fissa dimora o in condizione di esclusione sociale, al fine di garantire la tutela della loro salute e sostenere il Sistema Sanitario Regionale del Lazio.

 

Le cliniche mobili nei luoghi degli invisibili

 

Due nostre cliniche mobili hanno percorso la città muovendosi nei luoghi frequentati o abitati da quelli che in molti considerano gli “invisibili”: si tratta di spazi di transito o di marginalità come le aree a ridosso delle stazioni Termini e Tiburtina, gli insediamenti informali, occupazioni abitative e centri di accoglienza per persone italiane e straniere in condizione di fragilità, per richiedenti asilo e per minori stranieri non accompagnati. Due medici, un’infermiera, due operatori umanitari con competenza in mediazione linguistica e culturale e un operatore esperto per gli aspetti sociali sono stati presenti con costanza e cura per 1.583 persone. Ognuna di loro è stata visitata a livello medico e seguita con un percorso di educazione sanitaria per la prevenzione del virus.

 

Altri numeri mostrano quanto sia stato efficace e radicato sul territorio il lavoro su strada delle cliniche mobili: 150 persone vulnerabili sono state seguite ed avviate all’isolamento domiciliare in coordinamento con la ASL della zona, altre 250 persone sono riuscite ad entrare nel circuito del sistema sanitario fino a quel momento per loro blindato da una serie di difficoltà e barriere sociali. Mentre il numero dei contagi nella città di Roma e nella regione Lazio avanzano con alti e bassi, nonostante l’avvio delle vaccinazioni, prosegue in parallelo l’attività delle cliniche mobili di INTERSOS. Con quello stesso senno del poi che fa la conta di errori e incertezze del sistema sanitario generale, questo tipo di intervento può rappresentare una esperienza pilota di assistenza territoriale integrata (pubblico-privato sociale), transculturale (interessando sia popolazione italiana che straniera in condizione di marginalità) multidisciplinare e basata sul coinvolgimento della comunità.

 

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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