La storia di Mare, donna e madre che ha ritrovato la libertà

Questa storia racconta dell’incontro tra due donne. Una operatrice umanitaria e una giovane ragazza arrivata in Italia con un passato tragico.

 

 

Valentina Murino, coordinatrice dei progetti di INTERSOS a Roma, non scorderà mail il racconto e le parole pesate della ragazza. Sono testimonianze che parlano di violenza subita, appena 20 enne, di ritorno da un matrimonio, aggredita in strada, violentata da un uomo ubriaco, uno che nel villaggio conoscono tutti, per poi rimanere incinta. “Quando ascoltai quella parte del racconto, il filtro di distacco professionale e autocontrollo costruito in anni di lavoro sociale – quel filtro fondamentale per organizzare le informazioni, dare le giuste risposte, assumere le giuste decisioni – il filtro che mi protegge, si incrina” racconta Valentina, “torno ad essere una donna di fronte ad un’altra donna, una madre vulnerabile di fronte ad un’altra madre.”

 

La giovane donna ha fatto un lungo viaggio, iniziato quasi quattro anni fa, passato dall’Etiopia, dal Sudan e dalla prigionia in Libia, segnato da violenze, e quasi terminato sul fondo del Mar Mediterraneo, il cimitero d’acqua dove ogni anno perdono la vita centinaia, migliaia di esseri umani. È una delle superstiti del naufragio del 23 novembre 2019 al largo di Lampedusa. Per proteggere la sua identità, la chiameremo Mare.
Mare arriva nel Centro INTERSOS 24 in una fredda serata dei primi di gennaio insieme alle sue due bambine, Onda di 1 anno e Vento di 4. Il centro è addobbato a festa ma si respira un’aria triste, l’aria di chi passa le feste lontano dalle proprie famiglie.

 

Senza la possibilità di studiare, o di lavorare, con il rischio di essere arruolata e con in grembo la bambina generata in seguito alla violenza, una bambina che ha scelto di crescere con amore, Mare decide di lasciare l’Eritrea. Trascorrerà 2 anni nei campi profughi in Etiopia, attraverserà il Sudan. Poi la Libia.
L’esperienza della prigionia in Libia è un ricordo di sofferenza. Ed è sempre lo stesso copione: “le ragazze con le quali ho parlato in questi anni sanno descrivere dettagli, sensazioni, dolore in un modo così chiaro che quasi li sento sulla pelle. Stimo molto il loro coraggio, la voglia di denuncia, la resilienza, penso che non sarò mai così forte nella vita ma spero di essere in grado di trasmettere questa forza a mio figlio”, dice Valentina.

 

Le violenze sessuali nel campo di prigionia sono quotidiane, violenze di gruppo, torture perpetrate a donne e uomini. Mare conosce un connazionale: era diventato papà da poco e Vento le ricordava la sua bambina. Si accordano di fingersi marito e moglie per scampare alle violenze.
Ma gli aguzzini hanno sempre un Piano B, uno C e uno D. Quelle menti criminali hanno in serbo sempre atroci sorprese.
La storia del matrimonio non li convinse; “Ci hanno spostati in un salone enorme e davanti a tutti gli aguzzini ci hanno costretti a fare sesso più volte. C’era anche la bambina lì, una signora la teneva forte fra le braccia per non farle vedere, riuscivo a distinguere le sue urla nonostante le grida di divertimento degli spettatori”, il racconto di Mare è agghiacciante.

 

Valentina avverte di nuovo quella sensazione di freddo, lo stomaco che arriva sopra ai polmoni, forse è lui a bloccarle il fiato. Mare resta incinta per la seconda volta, Onda nasce all’interno del campo.
“Preferisco omettere i dettagli dell’uscita dalla prigione (una donna incinta è un peso in un carcere di aguzzini), la pianificazione della fuga verso l’Italia, il tempo che cambia all’improvviso, la tempesta. Ho visto più volte in TV le immagini del naufragio di novembre a Lampedusa, si sentono chiaramente le urla dei bambini. L’ho visto da spettatrice, non sapendo che a breve le nostre vite si sarebbero incrociate”, dice Valentina che poi prosegue così il racconto di quell’incontro che l’ha segnata: “Ci tengo però a raccontarvi la fine di questa storia: una foto su Whatsapp, al numero di telefono del nostro centro: Mare, Onda e Vento sorridono, strette in un abbraccio ai piedi della Torre Eiffel. Buona vita piccole donne. Ovunque voi siate, che la terra vi restituisca tutto ciò che vi ha tolto, a partire dalla libertà. Spero di essere in grado di restituire la vostra forza alle ragazze che continuerò ad ascoltare ogni giorno”.

 

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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