Un racconto dall’ambulatorio medico di INTERSOS24, dove la medicina di genere e l’approccio transculturale diventano strumenti di cittadinanza e advocacy.

Nella periferia est di Roma ci sono donne che imparano a orientarsi nel sistema sanitario italiano passando da uno sportello all’altro, spesso senza capire davvero cosa venga chiesto loro. Alcune rinunciano. Altre continuano a provarci.

Mimoza arriva all’ambulatorio di INTERSOS24 dopo uno di questi tentativi falliti. Deve iscrivere i figli al Servizio Sanitario Nazionale, un diritto teoricamente garantito anche ai minori in situazioni documentali precarie. Nella pratica, però, le cose funzionano diversamente.

L’ambulatorio è uno dei servizi di INTERSOS24, hub territoriale di prossimità attivo nel VII Municipio che affianca supporto sanitario, un safe space per donne e ragazze, orientamento ai servizi e percorsi di inclusione sociale e lavorativa per donne in condizioni di vulnerabilità. 

Ad accoglierla c’è la dottoressa Monique Sebastianelli, responsabile dell’ambulatorio, un presidio sanitario a bassa soglia specializzato in medicina di genere e della migrazione. In sala d’attesa si alternano lingue diverse, donne con bambini piccoli, prescrizioni da decifrare e fotografie di documenti inviate su WhatsApp. Qui non vengono richiesti documenti o permessi di soggiorno regolari.

“L’ambulatorio è aperto a chiunque”, spiega Sebastianelli. “L’obiettivo del nostro mandato non è sostituirci al servizio pubblico, bensì supportare le persone nel processo di accesso alle cure, alle prescrizioni e ai servizi. Grazie alla rete di medici specialisti volontari, cerchiamo di offrire prestazioni che nel sistema pubblico possono risultare difficili da raggiungere o distanti dalle necessità specifiche delle pazienti, anche sotto il profilo culturale e linguistico”.

L’ambulatorio unisce assistenza medica, orientamento sanitario e accompagnamento ai servizi, con l’obiettivo di ridurre la distanza tra diritti formalmente garantiti e reale accesso alle cure.

INTERSOS24

Uno degli elementi centrali del servizio è la mediazione linguistico-culturale durante i colloqui. Per molte utenti, la barriera linguistica limita la possibilità di spiegare sintomi o comprendere il funzionamento del sistema sanitario italiano.

“In questo contesto la mediazione è fondamentale per comprendere davvero la natura della richiesta”, racconta Sebastianelli. “Spesso, dietro un sintomo superficiale o un generico mal di pancia, si nascondono fattori più complessi che emergono solo attraverso un colloquio approfondito. Non lavoriamo con tempistiche rigide: deve esserci il tempo per un ascolto mediato e per costruire fiducia”.

La scelta di lavorare esclusivamente con mediatrici culturali donne risponde alla volontà di creare uno spazio percepito come sicuro, capace di favorire una relazione di fiducia tra medico e paziente.

Il caso di Mimoza è emblematico delle frizioni tra diritti teorici e prassi amministrative. In Italia il diritto all’assistenza sanitaria per i minori è garantito indipendentemente dallo status documentale, eppure la realtà degli sportelli racconta spesso una storia diversa. INTERSOS24 lavora quotidianamente con le aziende sanitarie territoriali per cercare di rimuovere questi ostacoli burocratici e comunicativi.

Una volta ottenuta l’iscrizione sanitaria dei figli e il diritto al pediatra di libera scelta, Mimoza è tornata in ambulatorio occupandosi finalmente anche della propria salute. È emersa così un’altra criticità: l’accessibilità economica alle cure.

“Talvolta i medici di medicina generale non tengono conto dell’accessibilità economica dei prodotti, prescrivendo farmaci o integratori dai costi insostenibili per chi vive in condizioni di precarietà”, spiega Sebastianelli. “Le pomate, gli sciroppi per la tosse, gli antistaminici: sono prodotti spesso non mutuabili che pesano drammaticamente sul budget di queste donne”.

Oggi Mimoza frequenta raramente l’ambulatorio. Ha un medico di base e ha acquisito gli strumenti per orientarsi autonomamente nel sistema sanitario. A sua volta, segnala il servizio ad altre donne che incontrano ostacoli simili.

Il lavoro di INTERSOS24 a Roma Est si fonda su un principio semplice: fornire risposte cliniche immediate attraverso un approccio transculturale e, allo stesso tempo, contribuire a rendere il sistema sanitario più accessibile.

La sfida è costruire una relazione in cui la paziente non sia soltanto destinataria della cura, ma parte attiva del percorso.

“La soddisfazione più grande”, conclude Sebastianelli, “è quando le pazienti chiedono di diventare il loro medico di base. Non è la prova di una bravura personale, ma il segnale che siamo riusciti a costruire una relazione di cura fondata sull’ascolto e sulla fiducia”.