In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, pubblichiamo il testo scritto da Nataliya, una donna ucraina che fa parte rete di VOC, il nostro progetto, sostenuto da Unhcr, che vede coinvolti volontari provenienti da diversi Paesi, diventati punti di riferimento per le loro comunità in Italia.

 

La giornata di oggi è dedicata a tutte le persone che hanno dovuto lasciare la propria casa, il proprio Paese, gli affetti e le proprie radici per cercare sicurezza, dignità e un futuro migliore.

Anch’io faccio parte di questa storia.

Sono arrivata in Italia più di vent’anni fa. Come tante donne provenienti dall’Europa dell’Est, ero partita dall’Ucraina con un sogno semplice: lavorare per un anno, aiutare economicamente la mia famiglia e permettere ai miei figli di studiare. Pensavo che sarei tornata presto a casa con qualche risparmio e con la possibilità di costruire un futuro migliore per loro. La realtà, però, è stata diversa.

La distanza dai miei figli era dolorosa. Mi mancavano ogni giorno. In quegli anni molte donne arrivavano in Italia senza conoscere la lingua, senza informazioni sui propri diritti e spesso senza una rete di sostegno. Eravamo vulnerabili e molte persone approfittavano di questa situazione, sfruttando il bisogno di lavoro e la scarsa conoscenza delle leggi italiane.

Anche io ho incontrato tante donne che vivevano difficoltà simili alle mie: problemi di salute, lavori precari, solitudine e paura. La svolta è arrivata quando una ragazza polacca mi fece conoscere la CGIL. Lì frequentai un corso di lingua italiana per stranieri e scoprii la possibilità di ricevere consulenza legale gratuita. Quel luogo cambiò la mia vita. Attraverso i corsi ho conosciuto donne provenienti da diversi Paesi, accomunate dallo stesso desiderio: sostenere le proprie famiglie e costruire una vita dignitosa. Insieme abbiamo imparato la lingua, conosciuto i nostri diritti e doveri e scoperto i servizi presenti sul territorio napoletano.

Poco alla volta abbiamo iniziato ad aiutarci reciprocamente. Accompagnavamo le nuove arrivate negli uffici pubblici, traducevamo documenti, fornivamo informazioni e sostegno. Ci impegnavamo affinché nessuna donna fosse vittima di sfruttamento, truffe o violenze. Così è iniziata la nostra storia.

La nostra rete di solidarietà è cresciuta rapidamente. Sempre più persone si rivolgevano a noi non solo per ottenere informazioni, ma anche per trovare ascolto, conforto e comprensione. Molte donne avevano semplicemente bisogno di incontrare qualcuno che avesse vissuto la loro stessa esperienza.

Con il tempo anche gli enti pubblici, in particolare gli ospedali e i servizi territoriali, hanno iniziato a riconoscere il valore del nostro lavoro e a collaborare con noi. Abbiamo capito che l’unione era la nostra forza.

Poiché il numero delle donne provenienti dall’Europa dell’Est continuava ad aumentare, l’avvocata Liana Nesta ci suggerì di costituire un’associazione. Grazie al suo sostegno, nel 2003 nacque l’Associazione Donne dell’Est.

La nostra missione è fornire supporto e orientamento per l’inserimento sociale, economico, lavorativo, linguistico, culturale e scolastico dei migranti, favorendo anche l’accesso alle cure sanitarie e alla prevenzione.

Nel corso degli anni abbiamo costruito una rete sempre più ampia di collaborazioni con enti pubblici e organizzazioni del Terzo Settore a livello cittadino, regionale e nazionale. Attraverso queste collaborazioni abbiamo potuto sostenere migliaia di persone migranti nel loro percorso di integrazione.

Dal febbraio 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, il nostro impegno è diventato ancora più intenso. Abbiamo ricevuto migliaia di richieste di aiuto da parte di donne, bambini e famiglie in fuga dal conflitto. Grazie alla collaborazione con le istituzioni e le associazioni del territorio siamo riusciti a offrire supporto materiale, orientamento burocratico e accompagnamento ai servizi.

Abbiamo partecipato agli incontri delle associazioni della diaspora ucraina, promosso attività culturali e di aggregazione e sviluppato iniziative dedicate ai rifugiati, con particolare attenzione ai bambini.

Un altro momento importante del mio percorso è stato l’ingresso, nel maggio 2022, nel progetto Community Outreach Volunteer di INTERSOS, sostenuto da UNHCR. Questo programma di formazione per volontari mi ha permesso di acquisire nuove competenze nell’orientamento e nel supporto ai rifugiati.

Per me è stata una nuova rinascita.

Grazie alla mia esperienza come mediatrice culturale e linguistica per diverse organizzazioni, ho arricchito il mio bagaglio professionale e umano. Oggi posso condividere queste conoscenze non solo con la mia comunità, ma con tutte le persone migranti che hanno bisogno di sostegno e che non vogliono sentirsi sole.

Il progetto VOC ci ha resi ancora più uniti e più forti. Ci ha insegnato che ogni persona che riceve aiuto può diventare, a sua volta, una risorsa per gli altri.

La mia storia è la storia di molte donne. Donne che sono partite per necessità, che hanno affrontato sacrifici enormi, ma che hanno trasformato il dolore della distanza in una forza capace di generare accoglienza, solidarietà e cambiamento.

Perché quando una comunità si unisce, nessuno è più solo.