Fame nel mondo, in Sud Sudan il Covid aumenta il rischio carestia

Oggi nel Paese 6 milioni di persone soffrono la fame. Oltre alla pandemia, anche la stagione delle piogge minaccia la popolazione

 

 

La popolazione che in Sud Sudan soffre la fame ha raggiunto cifre preoccupanti; oggi quasi 6 milioni di persone si trova in stato di insicurezza alimentare. Questo significa non riuscire ad avere un adeguato accesso al cibo, a una alimentazione corretta e soprattutto quotidiana. Stefano Antichi, capo Missione INTERSOS, vive in Sud Sudan da 15 mesi, un tempo mediamente lungo per poter osservare da vicino le condizioni di vita della popolazione locale. “Abbiamo deciso di intervenire in prima persona nella distribuzione di cibo, questo è un paese affamato, racconta Stefano, “raggiungiamo le aree più complesse e rurali, come la località di Pibor al confine con l’Etiopia. Un posto dove l’insicurezza alimentare è una minaccia costante.

 

COVID-19 e alluvioni: le cause dell’aumento della fame 

 

In Sud Sudan si soffre di fame da sempre ma con la pandemia di COVID-19 e le alluvioni che stagionalmente colpiscono il Paese, i livelli emergenziali sono aumentati inesorabilmente. “Si prevedono mesi drammatici, una crescita della carestia tale da raggiungere il livello 5, il più alto ed emergenziale in assoluto: per questo le persone dipendono totalmente dall’aiuto umanitario”. In diverse parti dello Stato del Jonglei, situato nell’est del Paese, le persone già dallo scorso ottobre erano alle prese con una forte carestia. Gli ultimi dati e proiezioni segnalano anche per la stagione estiva un aumento delle persone che entreranno nelle fasi più critiche della fame, si parla di circa 7 milioni di persone che raggiungeranno un livello di insicurezza alimentare acuta. 

 

Altre 100.000 persone potrebbero raggiungere livelli di vera e propria emergenza entro il mese di luglio. In totale è previsto un aumento di oltre 700.000 persone rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’80% della popolazione sud sudanese sopravvive da anni grazie agli aiuti umanitari, il 60% di loro non riesce ad accedere a pasti regolari giornalieri.

 

Assistenza economica e distribuzione di cibo nelle aree rurali  

 

L’intervento umanitario di INTERSOS in Sud Sudan è costante e concentrato soprattutto nelle aree dello Stato del Jonglei. Dall’assistenza in denaro si è passati ora anche alla distribuzione di cibo in tutti i modi possibili: con le canoe, con le auto, con gli elicotteri, purché si riesca ad arrivare dove le persone hanno più bisogno. “Questi sono territori che da anni vivono in condizioni di sopravvivenza estrema, dove oltre a dover affrontare le epidemie e la fame, sono costrette a fuggire dai continui scontri intracomunitari e dalle continue alluvioni stagionali che devastano i terreni agricoli e ogni possibilità di semina e raccolta”.

 

I bambini sono le principali vittime di questo dramma: “sono i più colpiti, soprattutto quelli in età più fragile dai 0 ai 5 anni. Spesso nascono già denutriti perché le loro stesse madri lo sono durante la gravidanza. Lo scenario futuro per questo Paese è pessimo”, afferma Stefano, “la perenne instabilità politica, l’assenza di fondi umanitari e il disinteresse della comunità internazionale fanno di questa una crisi dimenticata”.

 

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Flavia Melillo
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