Fame nel mondo: la nuova pandemia è l’assenza di cibo | INTERSOS

Nel nord della Nigeria, nel corso di quest’anno, 600.000 bambini rischiano di morire se non riceveranno cure mediche. Nel centro di Maiduguri il nostro staff è in prima linea per la cura della malnutrizione

 

 

 

“Sono orgoglioso della piccola Aisha, a soli 6 mesi è rimasta orfana sulla strada per Maiduguri ma è riuscita a sopravvivere. Ci siamo presi cura di lei, la sua storia ha dato inizio alla creazione della banca del latte”. Così racconta il dottor Atilio Rivera-Vasquez, coordinatore medico di INTERSOS Nigeria, quando descrive con enfasi e precisione il lavoro svolto da operatori e operatrici umanitarie nello Stato del Borno, nel nord del Paese, una delle aree più colpite dalla fame e dalla conseguente malnutrizione infantile.

 

La banca del latte è un dare e avere una seconda possibilità. Possibilità di nutrirsi, di crescere, di vivere. Presso il centro per la cura di bambini malnutriti nello Stato del Borno, INTERSOS si prende cura di loro anche attraverso l’incontro tra persone, tra madri. Aisha è una delle tante bambine che ha rischiato di perdere la vita dopo aver perso anche la madre. Il latte di un’altra donna l’ha nutrita ed ora sta bene. La banca del latte consiste proprio in questo, nel salvarsi a vicenda con piccole quantità di latte di altre madri che allattano al centro, vengono conservate in frigorifero per non più di 4 ore e utilizzate in situazioni in cui una madre non può allattare al seno a causa di una malattia o un’infezione, o nel caso un bambino in età da allattamento sia diventato orfano.

 

Aumentano insicurezza alimentare e malnutrizione

 

Raccontare la fame in Nigeria e soprattutto nello Stato del Borno significa dover elencare numeri in costante crescita, aggravati ancora di più da un anno di pandemia mondiale e dalle conseguenti ripercussioni economiche e sociali. Tra le più acute conseguenze causate dalla diffusione del COVID-19, la carenza di cibo e, dunque, l’inevitabile aumento della fame è tra le più preoccupanti e in rapida crescita in diverse aree del mondo. La Nigeria è tra i Paesi considerati più a rischio, come evidenziato dai recenti report congiunti della FAO (Food and Agricolture Organization) e WFP (World Food Programme), con evidenti segnali di aumento di carestia e fame. La condizione di instabilità politica e sociale interna è divenuta una costante quotidiana per la popolazione nigeriana, qualcosa che assume una veste di normalità se vissuta e subita da anni.

 

Il dottor Atilio Rivera ci parla con accurata precisione ed allarme di quello che sta accadendo nel Paese: “Una situazione così non l’avevamo mai vista. È grave, è preoccupante all’inverosimile e continua a peggiorare”. Atilio Rivera commenta gli ultimi dati sulla malnutrizione raccolti dai nostri operatori nello Stato del Borno. In due dei distretti esaminati, quelli di Bama e Magumeri, l’indice di malnutrizione GAM (Global Acute Malnutrition) è quasi raddoppiato tra agosto 2020 e marzo 2021. La FAO stima che nel corso di quest’anno 1.148.906 bambini rischiano di essere affetti da malnutrizione, di cui oltre 600.000 in forma acuta severa, cioè destinati a morire se non riceveranno cure mediche. Sempre più bambini tra 0 e 5 anni, rischiano di precipitare in quella che viene definita MAS (malnutrizione acuta severa). Una condizione altamente letale se la persona affetta non riceve cure tempestive e appropriate.

 

L’emergenza umanitaria nello Stato del Borno

 

Nella capitale dello Stato del Borno, Maiduguri, INTERSOS gestisce un nuovo centro specializzato per la cura della malnutrizione da gennaio 2021. Una struttura medica in grado di curare i casi più gravi nonché persone affette da tubercolosi, HIV e morbillo. Lo scenario che contorna questi luoghi complica di molto il lavoro sul campo dell’unità INTERSOS. Il nord del Paese è la perfetta rappresentazione della somma di tutti gli elementi di precarietà e volubilità che caratterizzano il territorio nigeriano. Tra le principali problematiche che affliggono la popolazione, la fame è tra le più presenti e radicate su tutto il territorio.

 

INTERSOS è in Nigeria dal 2016, nello specifico nello Stato del Borno, dove garantisce cure mediche per la malnutrizione e ogni azione necessaria per rispondere all’emergenza alimentare. Abitato da circa 5,4 milioni di persone, lo Stato del Borno è tra le aree più colpite dall’insicurezza alimentare a causa della complessa e precaria situazione politica e sociale, risultato della forte instabilità interna ed esterna che contraddistingue i Paesi confinanti come Ciad, Niger e Camerun.

 

In quest’area semidesertica a ridosso del lago Ciad, afflitta ormai da oltre 10 anni da un durissimo conflitto armato, i numeri sono quelli di una potenziale catastrofe umanitaria. In totale, secondo il World Food Programme, sono già 395.700 le persone che soffrono condizioni di insicurezza alimentare estrema nei tre Stati del nord est della Nigeria (Borno, Yobe e Adamawa) più colpiti dalla crisi.

 

La pandemia di COVID-19 aumenta i livelli di fame nel mondo e carestia

 

Negli ultimi tre mesi, il numero delle famiglie che nel nord della Nigeria sono state costrette a richiedere l’aiuto delle organizzazioni umanitarie è aumentato vertiginosamente. La richiesta di beni di prima necessità, oltre alle difficoltà di accedere alle strutture mediche già carenti e inadeguate, ha inevitabilmente fatto emergere una condizione umanitaria critica e in peggioramento.

 

La popolazione si trova di fronte tre sfide spesso insormontabili – spiega il dottor Rivera – Chi è sfollato e non ha più terra da coltivare, non può produrre cibo per l’autosostentamento e dipende interamente dagli aiuti esterni. Ma chi non può essere raggiunto dagli aiuti a causa delle condizioni di sicurezza che impediscono l’accesso umanitario, non riceverà il cibo di cui ha bisogno. E chi, per ragioni di sicurezza o carenza di servizi, non riuscirà ad accedere alle strutture sanitarie, non potrà essere curato”.

 

Nell’ultimo anno, la situazione è stata ulteriormente aggravata dalla pandemia di COVID-19. La perdita di posti di lavoro, che in molti casi consistono in attività giornaliere e saltuarie, ha subito un’evidente crescita negli ultimi mesi. “Undeclared famine”, “carestia non dichiarata” è la formula che ormai circola nelle analisi e nei documenti delle organizzazioni umanitarie. “Sono parole pesanti, ma dobbiamo scriverlo, perché la situazione è questa. Sappiamo che nei prossimi mesi ci troveremo di fronte a un ulteriore peggioramento. E dovremo farci trovare pronti” conclude Rivera.

 

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Flavia Melillo
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