Venezuela

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2019

Primo intervento nel Paese

6.200

Persone raggiunte

5

Progetti

924.243€

Budget attività


Contesto

Nel 2025, il panorama umanitario del Venezuela ha raggiunto una fase critica. Dopo le elezioni presidenziali del 2024, la fragile stabilità economica dei mesi precedenti si è dissolta, lasciando spazio a una crisi multidimensionale caratterizzata da forte volatilità politica e dal collasso dei servizi pubblici essenziali. In questo scenario, circa 7,6 milioni di persone – un venezuelano su quattro – si sono trovate in uno stato di urgente bisogno umanitario.

L’anno è stato segnato da una drastica contrazione dei finanziamenti internazionali, che ha lasciato il Piano di Risposta Umanitaria scoperto per quasi l’80%. In questo scenario di scarsità di risorse, le organizzazioni internazionali hanno dovuto affrontare anche nuove barriere burocratiche e restrizioni ai movimenti di personale e forniture mediche. Nonostante i limiti operativi, gli interventi si sono concentrati sulle emergenze più acute: la riabilitazione dei sistemi idrici nel 70% degli ospedali pubblici privi di servizi affidabili, il contrasto all’aumento della malnutrizione e la gestione di un incremento del 25% dei casi di violenza di genere.

Lo Stato di Amazonas ha rappresentato la frontiera più critica della crisi. In questa regione, l’espansione delle miniere illegali e il degrado ambientale hanno causato un aumento del 300% dei casi di malaria, minacciando la sopravvivenza delle comunità indigene. La risposta umanitaria in quest’area ha dovuto fare i conti con la paralisi dei trasporti fluviali per carenza di carburante e con il controllo del territorio da parte di gruppi armati non statali. A complicare ulteriormente il quadro, una stagione di piogge eccezionalmente intensa ha colpito 16 Stati nel 2025, distruggendo i raccolti di 370.000 persone e costringendo a deviare le già scarse risorse verso interventi di risposta rapida per alloggi e kit igienici.

L’intervento di INTERSOS

Nel corso del 2025 INTERSOS ha riadattato la propria presenza per rispondere alle nuove emergenze, privilegiando interventi umanitari nelle aree più marginalizzate. L’azione si è concentrata negli Stati di Amazonas, Zulia e Táchira, dove l’impiego di Unità Mobili di Salute e Protezione ha permesso di creare una rete di sicurezza per le popolazioni isolate nelle zone di confine. Questo modello ha garantito cure pediatriche e ginecologiche costanti, oltre alla distribuzione di metodi contraccettivi per la prevenzione delle gravidanze non desiderate, rafforzando l’accesso alla salute dove il sistema pubblico non è sufficiente.

Nello Stato di Amazonas, l’impegno si è focalizzato sulla stabilità del sistema educativo e sulla tutela dei diritti civili. Abbiamo riabilitato 44 aule e formato 95 insegnanti, riuscendo a mantenere un tasso di permanenza scolastica del 94%, un risultato fondamentale per contrastare l’abbandono precoce. Parallelamente, il supporto legale ha permesso a 170 persone di ottenere certificati di nascita o documenti d’identità, un passo decisivo per mitigare i rischi di apolidia e sfruttamento. Questi interventi di protezione sono stati affiancati da percorsi di supporto psicosociale e dalla gestione dei casi individuali nelle fasce più vulnerabili della popolazione.

Per garantire la salute dei pazienti e degli studenti, abbiamo inoltre migliorato gli standard igienico-sanitari attraverso l’installazione di sistemi di filtraggio dell’acqua e la fornitura di kit per la disinfezione nelle strutture sanitarie di confine. Infine, l’integrazione degli screening nutrizionali nelle visite pediatriche e ginecologiche ha permesso l’identificazione precoce di casi di anemia in bambini e donne in gravidanza, assicurando trattamenti tempestivi.