Yemen, il Centro che si prende cura dei minori soli

Nella regione meridionale dello Yemen, insieme al partner UNHCR, INTERSOS garantisce assistenza e protezione umanitaria a rifugiati e richiedenti asilo particolarmente vulnerabili e aiuta i rifugiati somali che vogliono tornare in Somalia.

 

 

Il progetto intende facilitare l’accesso ai servizi di protezione e assistenza mirata in 3 aree principali: Basateen, nel governatorato di Aden; il campo di Kharaz nel governatorato di Lahj; e Mukalla/Sayoun, nel governatorato di Hadramout. Sono anche portate avanti attività di monitoraggio della detenzione e legali ad Al-Dhale’a, Abyan, Shabwa, Taiz e Al-Mahra. Inoltre garantiamo l’accesso all’assistenza legale e un supporto nell’ottenimento dei documenti, aiutiamo le persone a rischio di e le vittime di violenza di genere e ci occupiamo della protezione dei bambini; seguiamo le persone particolarmente vulnerabili con bisogni specifici e le accompagniamo in un percorso di autosufficienza e sostentamento.

 

Nell’ambito della protezione dei minori, INTERSOS sostiene il Centro Al-Takaful, un centro governativo sotto la supervisione del Ministero delle politiche sociali e del lavoro, che costituisce un luogo protetto per bambini yemeniti abbandonati o a rischio. Dal 2009, INTERSOS ha un accordo col Centro Al-Takaful per ospitare bambini separati dalle loro famiglie e minori non accompagnati di diverse nazionalità (principalmente somali ed etiopi) che hanno bisogno di un riparo, un posto sicuro dove essere accolti. Il Centro si trova alla periferia della città di Al-Sha’ab (distretto di Al-Buraiqa, Aden) e garantisce alloggio, cibo, servizi medici e accesso all’istruzione di base. I bambini del Centro Al-Takaful sono seguiti da personale esperto che monitora costantemente e a lungo ogni caso e coinvolge i minori in attività ricreative all’interno della comunità rifugiata per preservare la loro cultura di origine.

 

I minori che arrivano al Centro hanno storie drammatiche alle spalle. Come Taye, nome inventato, che ora ha 16 anni ma che ne aveva 11 quando è arrivato in Yemen nel 2015. Quando ha lasciato l’Etiopia, la sua famiglia versava in condizioni economiche difficili. Lui aveva lasciato la scuola e voleva lavorare per sostenere la sua famiglia. Mentre cercava lavoro, è stato avvicinato da un uomo che si è presentato come colui che poteva portare le persone all’estero dove c’erano le migliori opportunità. Taye convinse i suoi amici e insieme decisero di seguire quell’uomo che presto si sarebbe rivelato un trafficante di esseri umani. Taye e i suoi amici avevano lasciato l’Etiopia senza nemmeno informare le loro famiglie. Arrivati a Gibuti sono stati consegnati ai trafficanti yemeniti. Catturati e legati, sono stati portati in Yemen e trattenuti in un’area chiamata “Hosh Abdul-Qawi”, in un hangar, a Taiz, dove i trafficanti raccolgono migranti per estorcere denaro alle loro famiglie in cambio del loro rilascio.

 

Dopo aver tentato la fuga ed essere stato scoperto, Taye è stato legato a un tronco d’albero per una settimana e poi costretto a chiamare la sua famiglia per chiedere soldi per il riscatto. Ovviamente la sua famiglia non poteva pagare la cifra richiesta e allora i trafficanti lo hanno preso a bastonate alle braccia e alle gambe. La sua prigionia è durata 3 mesi. Quando Taye è riuscito a scappare sfruttando la confusione di un raid della polizia, le sue ferite erano talmente gravi che era a malapena in grado di muoversi e ha perso conoscenza in mezzo a una strada. Fortunatamente, un’ambulanza è passata e lo ha portato all’ospedale Al-Jumhoria di Aden. In ospedale ha trascorso 4 mesi.

 

Uscito dall’ospedale, negli anni Taye ha vagato per lo Yemen. È arrivato al Centro INTERSOS Al-Takaful il 9 dicembre 2019 con ferite gravissime e in uno stato psicologico drammatico. Non poteva muovere gli arti superiori, in particolare la mano destra, e la sua salute generale era stata ampiamente compromessa dall’impossibilità di usare le mani. Le sue condizioni di salute e psicologiche sono state monitorate costantemente dal suo arrivo al Centro. Ha ricevuto supporto psicologico e fisioterapico, oltre a una dieta sana e un ambiente sicuro. A poco a poco, Taye è riuscito a riacquistare l’uso delle mani e a diventare sempre più indipendente. Ha poi iniziato a frequentare le attività educative (corsi di arabo e inglese) e riacquistato finalmente la capacità di usare la mano destra per scrivere.

 

A 16 anni Taye ha ripreso in mano la sua vita. Dopo anni di dolore e privazioni, grazie al Centro ha riacquistato fiducia in sé stesso e la speranza nel futuro. Da grande, vuole diventare un medico per ricambiare il dono che è stato fatto a lui.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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