Vaccino COVID-19, nel Borno, in Nigeria, 28mila somministrazioni in dieci giorni

Atilio Rivera, medico di INTERSOS, racconta: “La prima fase di vaccinazioni, nell’ambito della campagna COVAX, ha messo in sicurezza il personale sanitario. Poi passeremo alle fasce di popolazione più a rischio”

 

 

Atilio Rivera è un medico di INTERSOS con molti anni di esperienza sul campo. Da settimane, insieme ai colleghi medici e operatori umanitari, sta portando avanti attività di sensibilizzazione e di vaccinazione anti COVID-19 nello Stato del Borno, a nord-est della Nigeria, in supporto alle autorità di governo: “In tutto il Paese sono state consegnate finora circa 1,9 milioni di dosi da COVAX”, spiega il dottor Rivera. “Ci saranno poi altre sei consegne nei prossimi mesi con l’obiettivo di vaccinare il 20% della popolazione”.

 

INTERSOS ha avviato proprio in Nigeria le operazioni di supporto alla vaccinazione contro il COVID-19 nell’ambito dell’iniziativa internazionale COVAX (COVID-19 Vaccine Global Access Facility) finalizzata alla distribuzione equa dei vaccini in tutto il mondo. Per lo Stato del Borno sono previste tre fasi di vaccinazione. La prima è prevista per operatori sanitari e lavoratori in prima linea, tra cui gli addetti alle stazioni di rifornimento del carburante e le fasce di popolazione più a rischio, anziani e persone con patologie specifiche. “Ad oggi sono arrivate 75 mila dosi nello Stato del Borno per la fase 1. Queste dosi sono state divise in due parti, rispettivamente 50% per la prima e 50% per la seconda dose”.

 

Prima dell’avvio della vaccinazione, INTERSOS ha lanciato campagne di sensibilizzazione sui rischi del contagio da COVID-19. Da qualche settimana invece gli operatori sono diventati parte attiva nel trasporto e nella somministrazione dei vaccini in diverse aree del territorio, anche le più remote. “Nello Stato del Borno si vive da anni in una forte instabilità socio-politica interna. Il sistema sanitario di questa regione è molto fragile, non ci sono le risorse per garantire piene e complete cure mediche alla popolazione, immaginate quindi quali e quante possano essere le difficoltà legate alla divulgazione del vaccino contro il COVID-19”.

 

I numeri della vaccinazione

 

Dal 21 al 31 marzo abbiamo supportato la vaccinazione di 28.055 persone (31% donne, 69% uomini), di cui 4564 direttamente vaccinate dai nostri operatori sanitari. Rivera sottolinea l’importanza della partecipazione all’iniziativa COVAX anche in termini di consapevolezza della popolazione: “Oltre al diretto e indiretto intervento sulla vaccinazione con i nostri operatori sanitari, supportiamo le autorità locali nella comunicazione del rischio attraverso messaggi radio, manifesti, striscioni e opuscoli distribuiti a livello comunitario per informare le persone e aumentare così la loro conoscenza e sensibilità in tema di vaccini”.

 

L’accesso alla salute in questo territorio è fondamentale per le persone più vulnerabili come bambini, donne e anziani. In generale, la vaccinazione di routine include vaccini per 12 malattie prevenibili (morbillo, TBC, poliomielite, rosolia ecc.) che vengono forniti in tutte le cliniche presenti sul territorio.La catena del freddo è sufficiente per queste vaccinazioni di routine, ma non lo è per i vaccini COVID-19” spiega Rivera, “è per questo che stiamo cercando di espandere il numero di stazioni della catena del freddo per far arrivare a più persone possibili le dosi dei vaccini”. Il coinvolgimento di INTERSOS nella campagna COVAX continuerà anche nei prossimi mesi, lo staff medico supporterà le autorità locali nella somministrazione della seconda dose a partire dal 1° maggio e per 10 giorni raggiungendo circa 28.055 persone. Un nuovo ciclo partirà con la prima dose nel mese di aprile con l’obiettivo di vaccinare circa 38mila persone.

 

L’insicurezza territoriale e l’assenza di un sistema sanitario

 

L’intensa instabilità dovuta al conflitto in corso incide ulteriormente sull’operatività delle organizzazioni umanitarie presenti sul luogo e sulla capacità di raggiungere aree remote della regione per motivi sia logistici che di sicurezza, per via del costante pericolo di subire attacchi da parte dei gruppi armati. “INTERSOS è attualmente l’unica ONG che sta intervenendo sulla vaccinazione anti COVID-19 attraverso la campagna COVAXdice Rivera. “Nonostante questo sia per noi motivo di forte motivazione, è comunque un chiaro segnale di carenza di intervento medico in luoghi dove un’adeguata assistenza sanitaria potrebbe salvare vite ogni giorno”.

 

La crisi umanitaria che dilaga negli stati nord-orientali della Nigeria, come il Borno, Adamawa e Yobe, persisterà per tutto il corso del 2021, come previsto dalle analisi di OCHA. Il perdurare del conflitto interno colpirà ancora gravemente milioni di persone, che saranno costrette a fuggire dalle proprie case e a divenire sfollati, in piena miseria e mettendo a rischio la loro sicurezza. Nello Stato del Borno, dove siamo attivi soprattutto sul fronte sanitario e di protezione e tutela della popolazione locale, vive circa l’81% degli sfollati interni, di cui poco più della metà (54%) risiede nei campi. L’assenza di luoghi sicuri, di beni primari come cibo e cure mediche, sta ulteriormente compromettendo la sopravvivenza delle persone, soprattutto donne e bambini.

 

Vivere in un territorio come questo, soprattutto in tempi di pandemia, significa avere a che fare con un’aggravante ingestibile in un luogo dove mancano cliniche mediche ed ospedali, dove i medici scarseggiano a fronte della forte presenza di malattie come malaria, colera e altre che colpiscono soprattutto i minori, causando un altissimo livello di mortalità infantile e neonatale.

 

 

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Flavia Melillo
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