INTERSOS supporta la piattaforma COVAX per le vaccinazioni in Nigeria, Yemen e Burkina Faso. Per vaccinare nei Paesi a basso reddito serve sospendere i brevetti e aumentare la produzione

 

 

Dopo un anno di campagna vaccinale a livello globale contro il Covid-19, le disparità tra Paesi occidentali e i Paesi a basso reddito risulta enorme e inaccettabile. Nonché rischiosa per tutti in quanto il virus continua a circolare e a mutare. Secondo la Global Dashboard for Vaccination Equity delle Nazioni Unite, a novembre 2021 solo il 6,48% della popolazione target nei Paesi più poveri del mondo è stato vaccinato con almeno una dose a fronte del 64,99% della popolazione target nei Paesi più ricchi. In Afghanistan, finora, solo l’11% della popolazione è stato completamente vaccinato e il 3% parzialmente vaccinato (dati World Health Organization).

 

Sempre secondo i dati del WHO, nella maggior parte dei Paesi dell’area sub sahariana la percentuale di popolazione target che ha completato il ciclo vaccinale a novembre 2021 risulta ancora troppo bassa: una delle percentuali più alte è quella della Repubblica Centrafricana con il 6,66% mentre in Sud Sudan, Ciad, Camerun e Repubblica Democratica del Congo la percentuale è inferiore all’1%. 

 

Anche in Nigeria, dove Iavoriamo in supporto della piattaforma COVAX nello Stato del Borno, il Ministero della Salute sta facendo uno sforzo molto importante sulla campagna vaccinale ma nonostante questo i dati sulle vaccinazioni, sebbene superiori alla media degli altri Paesi africani, mostrano ancora alcuni limiti: al momento sono state vaccinate in maniera completa circa 3 milioni e mezzo di persone su un totale 203 milioni di abitanti, di cui il target vaccinale (popolazione sopra i 18 anni) è di circa 103 milioni di persone.

 

La piattaforma COVAX da sola non basta

 

INTERSOS supporta COVAX anche nel Sud dello Yemen con la somministrazione diretta dei vaccini, la gestione della catena del freddo e le campagne di sensibilizzazione alla vaccinazione: qui però purtroppo in un anno sono arrivate poco meno di 1 milione di dosi. E qualche giorno fa, dopo settimane di attesa, sono arrivate appena 100mila dosi. “La piattaforma COVAX, nata nel 2021 con l’obiettivo di vaccinare il 20% della popolazione in circa cento Paesi a basso reddito, non basta”, spiega Andrea Accardi, coordinatore della task force COVAX di INTERSOS. “Ma si sono dimostrati insufficienti anche il sistema del dose-sharing e le licenze volontarie”.

 

“Per vaccinare le popolazioni dei Paesi a basso reddito e arginare l’avanzata e la mutazione del virus – aggiunge Accardi –  occorre assolutamente sospendere i brevetti e consentire così l’aumento della produzione e la diversificazione, ossia la produzione dei vaccini in più parti del mondo e da parte di più produttori”. “Complessivamente – spiega Accardi – per raggiungere una copertura necessaria occorre che tutta la filiera della campagna sia allineata: aumento della produzione (la sospensioni dei brevetti è un acceleratore fondamentale in questo senso), aumento di capillarità e volume della distribuzionecalendarizzazione degli invii dei lotti che non abbiano una scadenza a breve termine (questo permette la programmazione sul terreno sia del lavoro dello staff sanitario che delle campagne di sensibilizzazione della popolazione, step quest’ultimo fondamentale in una campagna vaccinale), investimenti nella catena del freddo e aumento della capacità di tracciamento.

 

[gravityform id=”13″ title=”true” description=”true”]