Vaccini COVID-19, Nigeria, "messaggi sbagliati sui social ma l’affluenza è buona"

A parlare è la capo infermiera di INTERSOS, Rhoda Msurshima Awanyah, che a Maiduguri sta guidando alcune delle nostre attività a supporto di COVAX

 

 

Sono un’infermiera, faccio un lavoro di cui sono molto orgogliosa perché sono ogni giorno a contatto con le persone e mi prendo cura di loro, entro nelle loro vite e loro hanno fiducia in me. A metà marzo sono stata vaccinata contro il COVID-19, una cosa molto importante per me, per poter lavorare in sicurezza, la mia e, soprattutto, quella della comunità di cui mi occupo, dei bambini, delle mamme e degli anziani che assisto”.  Rhoda Msurshima Awanyah è a capo del team di infermieri di INTERSOS a Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno, in Nigeria. Coordina alcune delle attività che svolgiamo da circa un mese a sostegno della campagna di vaccinazione COVAX che ci vede impegnati, con il nostro staff sanitario, accanto al ministero della Salute nigeriano.

 

“È fondamentale che noi operatori sanitari siamo stati vaccinati anche per il buon esempio dato alla popolazione”, racconta Rhoda, al termine della prima fase di vaccinazioni che ha visto coinvolti personale medico e lavoratori in prima linea come insegnanti e addetti alle pompe di benzina.

 

Oltre a supportare il Governo fornendo personale sanitario per la gestione e la somministrazione dei vaccini, INTERSOS sta anche partecipando alla sensibilizzazione della popolazione attraverso una campagna mediatica. “Nonostante i messaggi sbagliati e i falsi miti sulle trombosi che circolano sui social media – sottolinea Rhoda, soddisfatta – questa prima fase ha visto una buona affluenza da parte degli operatori sanitari e degli altri lavoratori: le persone sono venute felici a farsi vaccinare”.

 

 

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Flavia Melillo
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