Terremoto, piccoli passi verso la normalità

Come è nato l’intervento di INTERSOS nelle zone colpite dal terremoto?

Il progetto parte dai primi giorni successivi al sisma quando Intersos e PSY + si sono attivate per un’altra “ricostruzione”, quella delle persone, colpite da depressioni, insonnie, difficoltà ad abituarsi alla nuova realtà. Dal 25 agosto 2016 ad oggi gli operatori di INTERSOS e gli psicologi di PSY + onlus hanno realizzato oltre 2mila interventi di assistenza psicologica. Sono iniziati nelle tendopoli nelle ore successive al sisma, sono proseguiti negli alberghi della costa adriatica e oggi continuano nelle casette. Abbiamo assistito bambini, adulti ed anziani sia attraverso il supporto psicologico clinico classico, che con attività laboratoriali e di empowerment comunitario.

In questo momento quali sono i bisogni principali delle persone colpite dal terremoto?

In questo momento il percorso delle persone colpite dal sisma è costellato da piccoli grandi traumi. Abbiamo affrontato da poco il rientro dalle vacanze che è stato abbastanza traumatico, il ritorno alla vita di tutti i giorni è stato molto impegnativo dal punto di vista psicologico. Con l’inizio dell’anno scolastico il nostro intervento si è allargato anche ad alcuni istituti comprensivi di Amatrice e di Arquata dove forniamo un supporto psico-pedagogico tanto ai ragazzi quanto ai genitori e agli insegnanti.
Il cuore del progetto restano lo sportello di ascolto che svolgiamo grazie all’unità mobile e i laboratori parascolastici , la parte più innovativa del progetto. Sono frequentati da ragazzi che dopo il trauma del terremoto e dopo aver vissuto per un anno in hotel, hanno perso un po’ di riferimenti. Grazie ai laboratori e alla pazienza degli educatori, stiamo iniziando ad avere dei risultati concreti.

C’è una storia che ti ha particolarmente colpito?

Le storie sono tante. Ma in questo periodo ho molto apprezzato il lavoro di questi psicologi, che io coordino in punta di piedi. E nel coordinare questo gruppo fantastico di operatori, che hanno messo il cuore in queste attività, mi sono rimaste impresse delle storie fatte di messaggi e di persone, che, grazie a un anno di terapia – ma soprattutto di colloqui fatti nel giardino di casa a bere un caffè – sono riusciti a trovare un lavoro e a ricostruirsi un pezzo di vita, e dalle vacanze mandano un sms allo psicologo scrivendogli “Stiamo bene, siamo in vacanza. Grazie di tutto.” Credo sia questo che ti ripaga di qualsiasi fatica fatta. Questa è la prova tangibile che hai dato una mano concreta a riprendere un minimo di normalità, sempre quanto possa essere normale la vita di una persona che non ha più la casa o quanto meno non avrà mai più la sua, ma che comunque riprova a mettersi in moto.

Maurizio Debanne
Maurizio Debanne

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