Sud Sudan, dove la scuola significa protezione

Bashir Ali, Education Coordinator di INTERSOS, ci guida alla scoperta del nostro più vasto programma di educazione.

“La più grande soddisfazione è stata vedere i risultati dei nostri ragazzi agli esami di fine anno. Nonostante la durezza della vita nel campo, le risorse limitate, la difficoltà di recuperare gli anni di studio perduti, molti di loro hanno fatto davvero bene, anche meglio di ragazzi che venivano fuori dal campo”.

Dopo 7 anni passati con INTERSOS, di cui 4 in prima linea nel settore dell’Educazione in Emergenza, Bashir Alì è oggi l’Education Coordinator di INTERSOS in Sud Sudan, un ruolo importante in un paese in cui l’accesso all’istruzione è al centro del nostro intervento umanitario.

“Vedere i risultati del nostro lavoro è una cosa che ti dà energia, che ti fa sentire dentro il coraggio di andare avanti – ci racconta – Il nostro lavoro è una sfida quotidiana. Lavoriamo in un Paese nel quale le condizioni di sicurezza sono sempre difficili, e manca una forte struttura statale da troppo tempo. Gli studenti non sono abituati all’idea di andare a scuola. Lo staff non è avvezzo al rispetto di protocolli e regole. C’è enorme bisogno di formazione”.

Il conflitto interno scoppiato nel 2013, a soli due anni dall’indipendenza dal Sudan, ha costretto 1,9 milioni di persone ad abbandonare le loro case, di cui oltre 200 mila trovano ancora oggi rifugio nei PoC (Protection of Civilians) spaces delle Nazioni Unite.

“Ma la crisi umanitaria del Sud Sudan ha radici ancora più profonde – sottolinea Bashir Alì – Si può dire che il paese viva in una condizione di instabilità ormai da oltre 70 anni, afflitto quasi senza interruzione da diverse fasi di guerra civile dal 1955 ad oggi”. Il sistema dell’educazione? “In questa situazione è quasi inesistente. Chi ha mezzi e la volontà per studiare, fugge nei paesi vicini, soprattutto Kenya o Etiopia”.

I tassi di abbandono scolastico sono i più alti al mondo. In alcune aree, come lo Unity State, uno dei più colpiti dalle violenze degli ultimi anni, la percentuale di bambini fuori dalla scuola primaria raggiunge il 90%.

INTERSOS supporta in questo momento 77 scuole in 5 stati, molte delle quali all’interno dei PoC, consentendo l’accesso all’istruzione a oltre 60 mila minori, di cui il 45% bambine. Sono i cosiddetti Temporary Learning States, strutture provvisorie, nate per rispondere alla totale assenza di reali strutture scolastiche e dare protezione a bambine e bambini. Ogni tetto, uno spazio sicuro. Ogni classe un luogo di speranza.

Fondamentale è il ruolo degli insegnanti. “Formare gli insegnanti e monitorare il loro lavoro è molto importante – spiega Bashir Alì – Qui non ci sono professionisti e, in condizioni di emergenza, bisogna condensare in 3 giorni una preparazione che dovrebbe durare 2 anni.

Per questo supportiamo quotidianamente gli insegnanti delle nostre scuole, correggendo errori e migliorando le loro capacità”. Di quanto aiuto c’è bisogno per sostenere i nostri progetti? “Tanto. Il numero di persone da aiutare è enorme. Ogni nuova scuola che riusciamo ad aprire è un seme di speranza. E in questi anni ne abbiamo fatte vivere centinaia. C’è anche bisogno di risorse per comprare materiale scolastico,dai banchi, alle lavagne, ai libri, ai quaderni e alle penne”.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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