Siria, aperti quattro centri per assistere le persone vulnerabili

Sostenuti dall’Unione Europea, ci occupiamo di famiglie che vivono da anni senza servizi primari e in condizioni di necessità estrema

 

 

Grazie ai fondi dell’Unione Europea, dalla metà del 2020 INTERSOS sta realizzando interventi di protezione e tutela delle persone più vulnerabili in Siria, in particolare nei governatorati di Hama e di Rural Damasco, in partnership con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC). Con il nostro personale esperto siamo impegnati a raggiungere le aree più remote e rurali, prive dei servizi di base: nelle località di Kernaz, Suruj, Zamalka e Beit Sawa, insieme a SARC abbiamo aperto quattro “Centri di Protezione” per accogliere le persone vulnerabili e offrire una serie di servizi essenziali.

 

Zamalka e Beit Sawa, nella Regione di Ghouta orientale, sono state fortemente colpite dal conflitto: case e infrastrutture sono state danneggiate e non sono ancora agibili; servizi sociali e infrastrutture primarie sono carenti o inesistenti e l’accesso a salute e istruzione è limitato. A Kernaz, nella parte settentrionale del governatorato di Hama, prima della crisi la popolazione era di circa 23mila persone, attualmente è di circa 13mila: le famiglie della zona sono state sfollate più volte tra il 2012 e il 2019. Suruj invece si trova a nord-est di Hama: su una popolazione originaria di circa 7.700 persone, circa 5.700 (il 75%) sono tornate nella zona dopo lo sfollamento, mentre il 25% della popolazione originaria non è ancora tornata. La maggior parte delle famiglie vive di agricoltura nonostante le terre non siano ancora state completamente bonificate dagli ordigni inesplosi.

 

Le conseguenze degli ordigni inesplosi

 

Come riferito da una delle persone che assistiamo al Centro di Protezione INTERSOS di Suruj, la presenza di ordigni inesplosi rimane il rischio principale nella zona. I bambini sono i più esposti: per sostenere le famiglie, spesso raccolgono materiale dalle strade e dai terreni e gli incidenti che si verificano sono ancora tanti. Il 28% circa della popolazione in Siria riporta una disabilità, a fronte di una media globale del 15%. Nelle aree in cui operiamo si aggiunge una situazione economica disastrosa. Molti ragazzi e ragazze abbandonano la scuola per sostenere le loro famiglie che vivono di agricoltura, altri mostrano segni di disagio come comportamenti violenti. Molte sono le donne capofamiglia senza o con poche fonti di reddito.

 

Insieme a SARC e grazie al sostegno dell’Unione Europea, ad oggi abbiamo assistito 6mila ragazzi, ragazze, donne e uomini con l’obiettivo di migliorare il loro benessere psico-sociale e le loro capacità di resilienza. Sensibilizziamo le persone su diversi argomenti, tra cui l’educazione al rischio mine, ai rischi del lavoro minorile, del matrimonio precoce forzato e dell’abbandono scolastico. I ragazzi e le ragazze vengono regolarmente coinvolti e impegnati in attività ricreative e in percorsi di sostegno psico-sociale strutturati, rivolti anche ad adulti. Le persone più vulnerabili sono seguite singolarmente, attraverso consulenza individuale e, laddove venga identificato un bisogno specifico, ricevono aiuti materiali. Le comunità sono stimolate a rafforzare resilienza e autosostentamento attraverso l’impegno attivo in percorsi per imparare a individuare quali sono i principali rischi presenti nelle stesse comunità e in iniziative per prevenirli e mitigarli.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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