Ritorno a scuola a Kandahar

In Afghanistan, INTERSOS sta sperimentando come implementare un approccio integrato, a livello progettuale, tra le attività di protezione sociale e quelle mediche, allo scopo di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali nella maniera più efficace. In tal modo, coloro che si recano nei presidi medici per cercare in primo luogo un consulto per la salute per sé stessi o per i propri familiari, hanno la possibilità di ricevere ascolto anche su questioni di sicurezza, di genere, di discriminazione sociale, di violenza, sia a livello familiare che di comunità.

Samira, una donna di 37 anni di Kandahar, si era rivolta alla clinica perché uno dei suoi figli non stava bene. I medici gli avevano prescritto una cura con antibiotici e, dopo averlo seguito per qualche tempo, ne avevano riscontrato la completa guarigione. Man mano che frequentava gli operatori del centro medico Samira aveva cominciato a parlare della famiglia e si era confidata. Aveva raccontato che suo figlio maggiore aveva lasciato la scuola per andare a lavorare e che a lei era molto dispiaciuta dovergli imporre questo sacrificio.

Secondo un recente studio di UNICEF “Global Initiative on Out-of-School Children: Afghanistan Country Study” circa la metà dei bambini fra i 7 e i 17 anni – 3,7 milioni – in Afghanistan non va a scuola. Il conflitto in corso e le condizioni di sicurezza del paese hanno fatto aumentare il numero di bambini che non frequentano la scuola, per la prima volta dai livelli del 2002.

Gli operatori si erano quindi recati a casa per vedere quale fosse la situazione e avevano trovato una famiglia molto tradizionale e numerosa: 11 figli, di cui 7 bambine e 4 maschi. Il padre, Mohammed molto anziano e infermo diceva: “facevo l’autista poi la parte destra del mio corpo è rimasta paralizzata a causa di un incidente di guerra. Da allora sono stato inabile a qualsiasi lavoro”.

La famiglia di Samira e Mohammed era così povera che non aveva mai lasciato Kandahar, neanche durante i momenti più duri del conflitto quando buona parte della popolazione civile era sfollata cercando riparo altrove. Nonostante marito e moglie fossero consapevoli dell’importanza dell’istruzione e delle conseguenze del lavoro minorile – dal coinvolgimento in attività illegali, agli abusi, inclusi quelli sessuali – non avevano mezzi di sostentamento alternativi agli introiti derivanti dal lavoro di Abdul, il figlio maggiore. Da qui il senso di colpa di Samira nel vedere il figlio costretto ad abbandonare la scuola.

Così gli operatori si sono dati da fare per trovare a Samira un lavoro nel vicinato come donna delle pulizie.

“Lavoravo in una officina meccanica da mattina presto fino al pomeriggio inoltrato, ogni giorno tranne il venerdì” racconta Abdul “con persone molto più adulte di me. Ho fatto così negli ultimi 4 anni ma il mio desiderio era quello di tornare a scuola e studiare per diventare maestro”.

Abdul, 13 anni, adesso frequenta la quarta classe delle scuole elementari, dopo aver perso 4 anni. Si è fatto degli amici della sua età e studia con profitto. Anche I suoi due fratelli minori, che hanno rispettivamente 8 e 7 anni, vanno a scuola. INTERSOS ha fornito loro il materiale scolastico e continua a seguire la famiglia.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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