Richiedenti asilo: la Svizzera nega il respingimento in Italia

Il sistema di accoglienza italiano è inadeguato a garantire la protezione di richiedenti asilo vulnerabili e persone affette da patologie.      A dirlo è il Tribunale federale svizzero che, lo scorso 15 gennaio, ha emesso una sentenza che riaccende i riflettori sulle fragilità del sistema di accoglienza italiano.

Il caso ha riguardato la negazione del respingimento di una donna nigeriana con due bambini, arrivati e identificati in Italia e successivamente transitati la Svizzera.
In applicazione del Regolamento di Dublino (il Regolamento europeo sull’esame delle richieste di asilo), la donna sarebbe dovuta tornare nel paese di primo ingresso nell’Unione Europea per potere avanzare lì richiesta di asilo. Ma il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha detto di no. La motivazione: in seguito all’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto Sicurezza”, il sistema di accoglienza italiano risulta inadeguato alla protezione e assistenza dei richiedenti asilo, soprattutto se vulnerabili come donne e bambini.
Con il Decreto Sicurezza e il conseguente smantellamento della rete SPRAR, è aumentato notevolmente il rischio di essere esclusi da qualsiasi sistema di protezione.

“La sentenza definitiva emessa dal TAF – commenta Elena Rozzi, advocacy officer di INTERSOS – pone come requisito essenziale per il respingimento in Italia la presenza di garanzie per una adeguata accoglienza ai migranti più vulnerabili. Un tema sempre più sensibile, come abbiamo testimoniato direttamente nel corso di questi mesi”.

La sentenza svizzera è indubbiamente un importante passo in avanti che però non cancella le violazioni dei diritti umani avvenute negli anni passati al confine con l’Italia attraverso irregolarità compiute dalle autorità europee tra cui la polizia svizzera. Episodi questi denunciati da INTERSOS con un rapporto del 2016 sul respingimento di minori in transito non accompagnati.

INTERSOS, nell’ultimo anno, nei diversi progetti legati alla migrazione in Italia, in territori quali la Sicilia, Puglia e Roma ha, infatti, avuto modo di affrontare un crescente numero di casi di assistenza a donne e/o minori, sia respinti in Italia in base al Regolamento di Dublino e poi lasciati fuori da qualsiasi forma di tutela e supporto, che di migranti lasciati in strada. Si tratta di donne e minori soli spesso vittime di violenza, che vivono in condizioni di bisogno.  Questa negazione dei più basilari diritti va contro ogni dichiarazione e/o convenzione sul tema, a cominciare dalla stessa Costituzione italiana garantisce il diritto d’asilo in quanto diritto fondamentale dell’uomo.

Martina Martelloni
Martina Martelloni

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