Pandemia, carestia, alluvione. Sud Sudan, una situazione allarmante

Gli ultimi mesi del 2020 sono stati la somma di molte cose nel Sud Sudan: alluvioni, pandemia, carestia.

 

 

Il Paese, nato dall’indipendenza dal Sudan nel 2011, è tra le realtà più critiche al mondo in termini di numeri di bisogni umanitari della popolazione locale: 8,3 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari, di cui la metà minori, 5,8 milioni si trovano in stato di insicurezza alimentare e 1,4 milioni sono i minori che vivono in stato di malnutrizione acuta. Le alluvioni del 2020 sono state le peggiori degli ultimi 60 anni”, racconta Stefano Antichi capo missione INTERSOS in Sud Sudan, “i prossimi mesi non fanno prevedere miglioramenti e questo rende difficile il lavoro di operatori e operatrici umanitari nel poter accedere a molte aree in estrema difficoltà del territorio”.

 

Conflitti intracomunitari e carestia in Sud Sudan

 

A due anni dalla firma dell’accordo di pace tra le fazioni in conflitto, la mancanza di una stabilizzazione duratura e gli investimenti limitati per i servizi di base stanno ulteriormente aggravando le condizioni di vita per le persone. Gli spostamenti interni alla ricerca di luoghi sicuri sono continui, persone in fuga a causa dell’intensificarsi del conflitto intracomunitario, dalle violenza, dalle gravi inondazioni nonché dall’impatto sul sistema sanitario, quasi inesistente, della diffusione del COVID-19.Circa 1,6 milioni di persone sono sfollati interni e altri 2,2 milioni sono rifugiati nella regione. Nell’area del Jonglei, situata ad est del paese, la carestia e la fame sono in aumento vertiginoso. Le persone non hanno cibo e manca qualsiasi tipo di bene di prima necessità.

 

L’intervento di INTERSOS a Pibor

 

Quest’anno abbiamo riaperto una nostra missione nella località di Pibor, tra le più complesse e a rischio di elevata insicurezza di tutto il paese”, dice Stefano Antichi “attraverso progetti finanziato con i fondi di UNHCR e UNICEF, stiamo avviando nuove attività di protezione e monitoraggio delle condizioni umanitarie della popolazione locale”.

 

L’accesso ai servizi essenziali, tra cui assistenza sanitaria, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari, nonché protezione e servizi legali, era già limitato e gran parte delle infrastrutture sono state danneggiate o distrutte nel 2020. Come in ogni emergenza umanitaria, le principali vittime dei conflitti e delle conseguenze invalidanti per una vita dignitosa sono i bambini. Gravemente malnutriti sin dai primi mesi di vita, figli di giovani madri con alle spalle trascorsi di violenze fisiche e psicologiche. Stefano Antichi racconta questo aspetto attraverso quelli che saranno i prossimi progetti per il lavoro della Ong sul campo: “Per noi il 2021 sarà l’anno del “food security” (sicurezza alimentare) con anche una grande attenzione alla violenza di genere, soprattutto nell’area del Jonglei dove distribuiremo cibo e aiuteremo economicamente le famiglie più in difficoltà”.

 

Gli aiuti umanitari in Sud Sudan

 

INTERSOS si trova in Sud Sudan dal 2006, l’intervento umanitario non è mai cessato neppure nel difficile passaggio per l’indipendenza politica del Paese. Pibor venne lasciata per motivi di sicurezza nel 2019 ed ora torna ad essere un territorio cruciale sul quale intervenire prontamente a fronte dei continui attacchi tra comunità rivali. Obiettivo della missione è raggiungere circa 6000 persone tra donne, uomini e bambini che si trovano in stato di bisogno sia in città che nelle aree limitrofe rurali. “In risposta alle forti alluvioni dei mesi scorsi e per quelle che arriveranno con la nuova stagione, distribuiremo kit di beni essenziali nelle aree più colpite come quella di Ayod, nello stato federale del Fangak. In queste terre si contano circa 7.740 sfollati interni: verranno distribuiti kit di emergenza per circa 4.290 persone, il 54% della popolazione sfollata in loco”.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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