Nove anni di crisi in Siria: il dramma dei rifugiati | INTERSOS

6,8 milioni di persone. È il numero, enorme, di rifugiati a causa della crisi siriana. La più grave crisi di rifugiati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, cui si sommano oltre 6 milioni di sfollati interni. Milioni di vite interrotte, costrette a ritrovare una loro dimensione in contesti altri rispetto alle proprie radici, diversi, a volte ostili.

 

La grande comunità dei rifugiati siriani si è sparpagliata in decine di paesi nel tentativo di sopravvivere e ripartire con dignità, spesso in condizioni difficilissime. Famiglie dimezzate, estremamente provate da grandi perdite, bambini rimasti soli, persone segnate da disabilità e traumi psicologici, si sono trovati ad affrontare il dramma di vivere nella condizione di rifugiati da ormai quasi dieci anni. Una emergenza, come ancora viene chiamata, che ha ormai assunto i contorni della crisi protratta, nella quale ai bisogni primari si sommano le conseguenze dei meccanismi di adattamento alle difficili condizioni di vita.

E così, al tema abitativo e alle sfide di sopravvivenza quotidiana (centinaia di migliaia di rifugiati, soprattutto in Libano e Giordania, vivono ancora in campi ed insediamenti informali), si è sommata l’esperienza di esclusione dal sistema, sanitario e scolastico solo per fare due esempi. L’assenza di documenti, la difficoltà di avere accesso alla tutela legale, l’apolidia come condizione per migliaia di bimbi e bimbe nati da famiglie in fuga, l’impossibilità di accedere ai servizi di base, hanno caratterizzato e caratterizzano ancora la vita di molti rifugiati siriani.

Ed è per questo che dall’inizio della crisi in Siria siamo in prima linea per prenderci cura di chi è fuggito dal conflitto. Abbiamo iniziato dai paesi che con la Siria confinano: nel 2013 i nostri interventi in Libano, Giordania e Iraq sono stati rivolti alla protezione dei rifugiati siriani e delle sacche di vulnerabilità all’interno della comunità ospitante. In termini assoluti, la Turchia è il Paese con il maggior numero di rifugiati siriani: 3,6 milioni. Ma è il Libano, con oltre 1,5 milioni, il Paese con il più alto numero di rifugiati pro capite.

Qui, da gennaio 2013 siamo tornati ad operare attraverso interventi concentrati sulla protezione dei più vulnerabili, delle persone con bisogni specifici (persone con disabilità, madri sole, anziani) e delle vittime di violenza di genere, con attività che spaziano dal supporto psicosociale all’assistenza legale. Molte di queste attività le portiamo avanti all’interno di quelli che chiamiamo Centri Comunitari, che rappresentano spazi sicuri protetti per donne e bambini. Altri interventi sono stati dedicati all’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, supportando anche le municipalità (i governatorati di Beirut, Mount Lebanon, Bekaa, Tripoli, Aakkar, Hermel e Tyr) nel miglioramento delle forniture di acqua alla popolazione locale, e ai servizi educativi di base. Dal 2015 a oggi abbiamo raggiunto e assistito, con 58 progetti, circa 2,5 milioni di persone.

Hanan Kadri, nostra operatrice in Libano, racconta le difficili condizioni dei rifugiati nel paese.

Dal 2012 invece siamo in Giordania, impegnati nell’assistenza umanitaria dei rifugiati siriani dislocati nelle aree urbane e rurali. Siamo presenti ad Amman, Madaba, Karak, Tafilah e Ma’an. Gli interventi vanno dal settore educativo alla protezione, dalla riabilitazione di strutture igienico sanitarie alla distribuzione di kit di emergenza (coperte termiche, materiali impermeabili, materassi). Un’attenzione particolare è stata dedicata alle condizioni dei cosiddetti ITS (Informal Tented Settlements), insediamenti tendati costruiti su terreni privati affittati ai rifugiati e sparsi in tutto il Paese, in particolare nelle aree agricole. Garantiamo l’assistenza ai casi più vulnerabili attraverso un sistema di team mobili, in stretta collaborazione con organizzazioni e leader locali. Con 31 progetti dal 2015, abbiamo assistito circa 700.000 persone.

In Iraq, tra i vari progetti portati avanti nel Paese (41 dall’inizio delle operazioni nel 2014), assistiamo i rifugiati siriani ospitati in diversi campi e nelle aree urbane del nord del Paese. Un focus particolare è stato dedicato agli adolescenti vulnerabili attraverso attività ricreative mirate a salvaguardare e proteggere il loro stato psicofisico e attività di avviamento professionale per ragazzi e ragazze siriani.

Negli anni più recenti, abbiamo assistito al coinvolgimento dell’Europa nella lunga storia dei rifugiati siriani.

Nel 2015 eravamo nel nord della Serbia per assistere i profughi in transito verso il nord Europa, attraverso un team mobile operativo lungo tutto il confine con l’Ungheria, la Croazia e la Bulgaria.

E dal 2016 abbiamo avviato le operazioni anche in Grecia, attivando team mobili composti da operatori e mediatori nei campi di accoglienza nati nell’area tra Salonicco e il confine macedone. Centinaia di migliaia di migranti rimasti intrappolati in campi sovraffollati. Nel 2018 abbiamo proseguito garantendo accoglienza e servizi ai rifugiati attraverso diverse soluzioni nel contesto urbano di Salonicco e Ioannina e gestendo la struttura di accoglienza di Aghia Eleni.

Dal 2019 siamo finalmente anche in Siria, dove si stimano 11,7 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria. A febbraio abbiamo avviato le operazioni nell’area di Idlib, per distribuire indumenti caldi per tutti quelle persone che, costrette a scappare per gli scontri in atto, non hanno un tetto sulla testa mentre le temperature scendono sotto lo zero: 1600 sono le famiglie raggiunte dall’intervento di INTERSOS, per un totale di circa 9000 persone.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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