Nigeria, migliaia di sfollati non possono fare ritorno alle proprie case

Da quando il Governo dello Stato del Borno ha deciso di chiudere i campi per sfollati interni, allo scopo di promuovere migliori condizioni di vita, il numero degli sfollati è aumentato vertiginosamente

 

 

Nella seconda metà del 2021, il governo dello Stato del Borno, in Nigeria, ha dichiarato che i campi per sfollati interni (IDP) sarebbero stati chiusi e i loro abitanti trasferiti. La decisione aveva lo scopo di ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari e promuovere migliori condizioni di vita, dignità, stabilità e resilienza. Ma di fatto è stata accolta con ansia, paura e incredulità. Nessuna organizzazione umanitaria è autorizzata a distribuire beni alimentari e non nelle comunità recentemente reinsediate in tutto lo stato.

 

Negli ultimi mesi, il team di INTERSOS che si occupa del coordinamento e la gestione dei campi (CCCM) aveva ricevuto un numero senza precedenti di sfollati interni, compresi i rimpatriati dai paesi vicini. Quando i campi per sfollati interni a Maiduguri, la capitale dello stato, hanno cominciato le procedure di chiusura, le persone hanno iniziato a trasferirsi in altre località. Il sovraffollamento e le sue conseguenze come la diffusione di malattie, l’esposizione a sfruttamento e abusi, scarse risorse e disagio diffuso, sono alcune delle sfide vissute nei campi che gestiamo.

 

Nei campi INTERSOS garantisce l’accesso ai servizi essenziali

 

“Solo nel campo di Banki, stiamo assistendo 47.715 persone (13.977 nuclei familiari), di cui 953 (il 2%) sono rimpatriati da Maiduguri arrivati meno di un mese dopo che il governo ha iniziato a chiudere i campi”, afferma Wakirwa Adamu, CCCM Manager a Banki. “I servizi che offriamo come coordinamento e gestione del campo sono integrati: accesso all’acqua, salute, nutrizione, spazi sicuri per la protezione, distribuzione di cibo, e anche meccanismi di reclamo. Coordiniamo tutte le attività umanitarie e il lavoro di altri attori per garantire una distribuzione uniforme e l’accesso ai servizi in tutto il campo”.

 

Uno dei luoghi in cui si sono insediati gli sfollati interni trasferiti dal campo di Bakassi, è l’area di governo locale (LGA) di Monguno, dove INTERSOS gestisce 6 campi su 12 esistenti. “Al 10 dicembre 2021, il team di monitoraggio del CCCM di INTERSOS e UNHCR ha contato un totale di 2.031 famiglie (12.486 individui)“, afferma Luke Eghire, INTERSOS CCCM Manager a Monguno. A causa dell’insicurezza e dell’instabilità in alcune località come Guzamala e Marte, dove avrebbero dovuto tornare alcuni sfollati interni, molti hanno preferito rimanere a Monguno che ha 12 sezioni, di cui solo una è accessibile, Monguno Central.

 

La maggior parte degli sfollati che già si trovava a Monguno Central è stata integrata direttamente nelle comunità ospitanti. I rimpatriati dalle 11 sezioni di Monguno (inaccessibili a causa della protratta insurrezione) sono rimasti nei campi per sfollati interni di Fulatari e Water-Board Extension, con rifugi improvvisati dopo che le autorità SEMA (Borno State Emergency Management Agency) e delle aree di governo locale hanno aiutato concedendo alcuni spazi. In questa situazione di caos, INTERSOS sta lavorando a stretto contatto con altri partner e membri della comunità per prevenire possibili discriminazioni e sostenere l’integrazione.

 

I bisogni della popolazione sfollata sono altissimi

 

In un incontro con gli sfollati interni recentemente trasferiti, è emerso il bisogno urgente di ripari, cibo, acqua, latrine, kit di dignità e medicinali, oltre ai bisogni specifici di donne e bambini. “Servono oltre 2.000 rifugi, oltre 2.500 kit igienici e beni di prima necessità non alimentari (NFIs) per proteggere e garantire dignità ai rimpatriati. Il 70% dei rifugi è improvvisato e necessita rinforzi a causa della stagione rigida e ventosa dell’harmattan (vento secco e freddo). Molte famiglie, inoltre, essendo ancora in attesa di una sistemazione, non ricevono nemmeno beni alimentari conclude Luke Eghire.

 

Tra il 3 e il 10 dicembre 2021 c’è stato un forte aumento del numero di persone che si sono trasferite a Monguno. Con questi numeri, aumenta drasticamente il bisogno di strutture igienico-sanitarie. La pratica della defecazione all’aperto, specialmente nel campo per sfollati interni di Fulatari, è sempre più diffusa a causa della mancanza di latrine e docce. Occorre mettere in atto misure adeguate a sostenere il ritorno sicuro e in dignità delle persone sfollate, sempre salvaguardando i diritti umani.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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