Nigeria, Boko Haram. Paura e povertà dopo gli attacchi. Poi la svolta

In Nigeria, nello stato del Borno che è tra i più poveri e instabili, Fatima e Rabi hanno ripreso a lavorare grazie al sostegno di INTERSOS e del World Food Programme.

 

 

Damasak si trova nel nord est della Nigeria, nella parte settentrionale dello Stato del Borno, al confine con il Niger. Grazie alla presenza dei fiumi Yobe e Komadugu Gana qui la terra è molto fertile, nella stagione delle piogge crescono colture come miglio, fagioli, sorgo, mais e arachidi e durante il resto dell’anno vengono coltivati riso, pepe, cipolle e ortaggi. Oltre all’agricoltura e al commercio, la popolazione si dedica alla pesca e all’allevamento di pollame.

 

Lo stato del Borno è però attualmente uno dei territori più poveri e instabili della Nigeria in quanto colpito da continui attacchi da parte del gruppo armato Boko Haram. In particolare, durante l’insurrezione del 2014 tutti gli abitanti del Mobbar (la Mobbar Local Government Area in cui si trova Damasak) sono stati sfollati e solo di recente sono potuti tornare nelle loro città dove però hanno dovuto ricominciare tutto da capo avendo perso ogni mezzo di sostentamento.

 

Con il sostegno del World Food Programme, INTERSOS da gennaio a settembre del 2020 ha portato avanti un progetto per aiutare le famiglie in maggiore difficoltà a far ripartire le proprie attività o a crearne di nuove. Oltre 1000 uomini e donne sono stati assistiti con questo progetto. Tra loro, 170 persone sono state formate per lavorare nel settore della produzione degli alimenti, altre 505 nell’allevamento del pollame. Ciascuno dei gruppi è stato inoltre dotato di competenze in materia di pianificazione e gestione aziendale, gestione finanziaria di base e marketing. INTERSOS ha acquistato per loro tutti i materiali necessari a partire subito con le proprie attività e per poter poi generare reddito in maniera autonoma. Fatima e Rabi vivono a Damasak e sono tra le donne che hanno preso parte alle attività.

 

La storia di Fatima 

 

Prima dell’insurrezione, mi ero specializzata nella lavorazione del cibo e nel piccolo commercio. Mio marito era un agricoltore nel villaggio di Chunguliski, dall’altra parte del fiume”, racconta Fatima Jibrilla, una donna di 42 anni con 7 bambini. “Dopo la rivolta, quando siamo tornati a casa, non riuscivamo a guadagnare abbastanza per provvedere ai bisogni della famiglia, dipendevano solo dalla vendita di legna da ardere e per sopravvivere avevamo bisogno di aiuti da parte di amici e parenti”. A causa dei problemi economici, i suoi figli erano finiti in reti di sfruttamento del lavoro minorile.

Adesso Fatima lavora e può aiutare il marito anziano e provvedere ai bisogni della famiglia. Ha anche comprato 5mila Naira di semi di arachidi per permettere a suo figlio maggiore che ha 23 anni di avviare la sua attività. E’ entusiasta di essere diventata autosufficiente grazie all’intervento di supporto di INTERSOS – WFP.

 

La storia di Rabi

 

Rabi Isa ha 28 anni ed è madre di quattro bambini. Anche lei ha sofferto molto per l’insurrezione. “Mio marito è un agricoltore – dice – mentre io sono specializzata nella realizzazione di reti da pesca”. “Prima della rivolta – racconta Rabi – mio marito aveva un grande appezzamento di terreno che coltivava, questa attività rappresentava la principale fonte di reddito per la famiglia”. Con l’insurrezione la loro situazione economica è cambiata e anche i loro bambini sono stati costretti a lavorare. Anche quando la pace è gradualmente tornata a Damasak, è stato impossibile per il marito di Rabi ricominciare con l’attività agricola su larga scala, come faceva prima, perché il suo terreno era occupato dall’esercito nigeriano.

 

La svolta

 

È stata una svolta per entrambe essere selezionate per gli interventi di INTERSOS e WFP. Dopo aver ricevuto il loro supporto iniziale dal progetto, Fatima ha immediatamente cominciato produrre uno snack chiamato “Mento-mento” (una prelibatezza nigeriana amata da molti). Nel giro di un mese, la sua attività ha iniziato ad espandersi e oggi ha molti clienti.

“Mi sono stati dati tutti gli strumenti necessari per avviare una piccola produzione di pollame”, racconta Rabi. “Adesso – dice – mi sveglio felice ogni mattina e sorrido quando vedo i miei uccelli sani mentre spazzo la loro gabbia e li nutro”. Finalmente Rabi e la sua famiglia sono più rilassati, la loro gioia è stata enorme quando sono state deposte le prime uova. “Mentre vi parlo ho già venduto dodici cassette di uova”, racconta con un bel sorriso sul volto allo staff di INTERSOS.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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