Intervista a Rosa, coordinatrice del comitato INTERSOS Salerno

Rosa Piecoro, energica e instancabile coordinatrice del comitato INTERSOS Salerno, nei mesi di lockdown ha provato a mantenere aperta l’idea della solidarietà nella sua città. L’intervista di Stefano Bocconetti

 

 

Si parte da una foto. Per provare a raccontare una persona, per provare a raccontare l’impegno umanitario, solidale di una persona. Non è proprio ortodosso, certo, ma si può cominciare da una foto. Una delle tante foto di “cucina” che hanno riempito i social in questo periodo dove molti, chiusi in casa, si sono scoperti chef. Questa foto, la foto della quale parliamo, è però diversa. Molto diversa. È sicuramente “appetitosa”: c’è in bella mostra uno chiffon cake all’arancia, ricoperto di cioccolato fondente. Ma soprattutto quella foto ha qualcosa più delle altre. Particolari a prima vista magari insignificanti: dalla torta è stata già tolta una fetta, probabilmente qualcuno l’aveva già mangiata al momento di pubblicarla. E questo la fa diventare più familiare, più vicina. Non ha nulla, insomma, dello spot pubblicitario; è più vera delle altre.

Si può partire da qui, allora, per provare a raccontare chi sia Rosa Piecoro, l’autrice di quella foto (e di quella ricetta, come vedremo). Chi sia e cosa stia facendo per INTERSOS lì a Salerno, dove vive “col marito, la figlia e due cani”.

“Non è stata proprio un’idea originalissima la nostra”, comincia a raccontare. E colpisce subito – anche solo in un colloquio telefonico – quella prima persona plurale, quel noi, ripetuto spessissimo. Quasi fosse un intercalare.  Come chi è abituato da sempre a pensare, a lavorare in squadra. Ad impegnarsi per gli altri.

Ma di che si tratta? Rosa non rivendica il brevetto del concorso culinario – anzi del “contest” come lo chiama – che a lei e qualcun altro – ma soprattutto a lei – è venuto in mente, nelle strane e difficili giornate di lockdown. L’idea di sfruttare quell’attitudine ai fornelli che un po’ tutta Italia stava mostrando. “Sì, abbiamo pensato ad un concorso, dove si pubblica una foto e un video del proprio piatto e della propria ricetta. Potevano partecipare tutti su Facebook, con una sottoscrizione all’organizzazione”. Piccola o grande.

Alla fine i follower hanno premiato la ricetta migliore, con gadget di INTERSOS e prodotti solidali per i vincitori. “La classica gara, insomma, dove conta solo partecipare”.

Anche così, con torte, biscotti, primi piatti e sofisticati contorni, in questi due mesi di forzato distanziamento sociale, Rosa Piecoro ha provato a tenere le fila dell’associazione nella sua città, ha provato a mantenere aperta l’idea della solidarietà. In un “tempo sospeso” dove i pensieri di molti erano altrove. Erano rivolti quasi solo al triste bollettino quotidiano della Protezione Civile, erano rivolti all’emergenza.

Sono state settimane difficili? “Difficili, difficilissime – risponde – non posso negarlo”. Non solo per le difficoltà oggettive a muoversi, a spostarsi, ad incontrarsi. No, per qualcosa di più. “L’emergenza Covid – racconta ancora Rosa – ha svelato quanto sia drammatica la povertà anche qui a Salerno. Con una dimensione che i numeri non possono raccontare. La devi vedere, la devi toccare con mano. E insieme ad altri, insieme a tante altre associazioni del territorio abbiamo provato a rispondere, come potevamo. Con un problema in più, che è difficile definire con esattezza”.

Proviamoci.

“In due parole. Qualcuno – ad essere onesta più di qualcuno – sentivi che ti diceva: ci sono tante persone a Salerno che non hanno nulla, non hanno nulla con cui difendersi dal coronavirus. Occupiamoci di loro ora; la solidarietà coi popoli africani, con quelli mediorientali falcidiati dalle guerre, semmai verrà dopo”.

Una sorta di solidarietà in chiave sovranista? “Se vuoi, puoi definirla così. Un’esperienza che comunque ci ha fatto capire quanto ancora ci sia da fare, quanto ci sia ancora da parlare, da spiegare”.

Per lei però sarà più facile che per altri. “Quando mi sono avvicinata al mondo delle organizzazioni umanitarie ho avuto un’insegnante, la definirei così, meravigliosa. Mi disse: di solidarietà c’è bisogno vicino a te ma bisogna sempre avere un occhio lontano. Ecco, non ho mai smesso di fare mie quelle parole”.

Già ma quando è cominciato il tuo impegno solidale? E soprattutto come? “Dietro le mie scelte non c’è chissà quale storia avventurosa. Semplicemente vivo in una famiglia affiatata e quando le figlie sono diventate grandi, ho avuto tanto tempo a disposizione. Ho pensato che era arrivato il momento di dedicare energie a chi era stato meno fortunato”.

E di tempo ed energie ne ha dedicate parecchie. A Salerno molti ricordano quella gigantesca cena solidale allestito nel piazzale davanti alla società di costruzioni (di suo marito), lei invece ricorda il suo viaggio in Nigeria. A visitare un centro medico che anche lei aveva contribuito a realizzare. “Come torni? Più consapevole, più determinata”.

Determinazione che le ha consentito – anche questo non va taciuto – di superare l’amarezza quando ha constatato che non tutto l’universo della solidarietà è coerente con gli ideali che professa. Qualche delusione, insomma, che non le hanno mai fatto venir meno la voglia di impegno.

Poi, l’incontro con INTERSOS. Tanti progetti, tante iniziative in cantiere. Sospese dal lockdown (“che fortunatamente, qui, ha funzionato abbastanza: perché con l’arretratezza del sistema sanitario campano senza quel blocco così rigido, sarebbe stata una tragedia”).

Ma è già tempo di ricominciare. “Si potrebbe immaginare una nuova colazione solidale per riprendere i primi contatti e raccogliere un altro po’ di fondi”.

E si ritorna se non alla foto iniziale quanto meno alla cucina. “Sì mi piace cucinare e perché non dirlo?: sono anche abbastanza brava. Ma lo siamo un po’ tutti ad INTERSOS”.

Appunto quel “noi”. Di chi fa squadra.

 

Flavia Melillo
Flavia Melillo

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