In Yemen e in Afghanistan, dove l'attesa di pace è uno stato di vivere

Il Medio Oriente continua ad essere una delle aree di massima tensione al mondo e a patirne le conseguenze sono milioni di persone costrette a vivere tra continue privazioni, in una situazione di instabilità e violazione dei propri diritti fondamentali.

Con Cristina Majorano, Regional Director di INTERSOS per Yemen e Afghanistan, ripercorriamo l’impegno dell’organizzazione in quest’area nel periodo più recente e quanto ci proponiamo di fare nel 2019.

Intersos è presente in Yemen dal 2008 e, dall’inizio del conflitto, nel marzo del 2015, siamo una delle poche organizzazioni internazionali che non hanno abbandonato il paese. Quali sono le condizioni attuali?

La guerra e la pesante crisi economica hanno avuto un impatto profondo sulla sicurezza alimentare della popolazione, e si teme il rischio di una carestia.

Il 2018 è stato caratterizzato da un’escalation dei combattimenti nel governatorato di Hodeida, che ha provocato migliaia di sfollati. Anche le epidemie di colera, dovute alla carenza delle infrastrutture idriche e fognarie, hanno continuato a funestare la popolazione, causando centinaia di decessi, in particolare tra i bambini.

In che modo stiamo fornendo assistenza umanitaria alla popolazione?

Nel 2018 abbiamo continuato ad espandere i nostri interventi di protezione a favore degli sfollati interni a causa della guerra e dei rifugiati e migranti provenienti dal Corno d’Africa, che da decenni arrivano sulle coste del paese in cerca di migliori condizioni di vita e che continuano a intraprendere il viaggio, nonostante il conflitto in corso.

Abbiamo ampliato e rafforzato la riposta umanitaria in ambito di salute, impegnandoci attivamente a sostenere il sistema sanitario ormai al collasso in vari governorati, sia nel Nord che nel Sud del paese. Lo sforzo maggiore è stato profuso nel trattamento della malnutrizione acuta dei bambini, che li rende più vulnerabili in caso di epidemie.

E in Afghanistan?

Anche l’Afghanistan ha visto un deterioramento generale della situazione nel paese e, anche in questo caso, INTERSOS è stata in prima linea per la risposta umanitaria. Abbiamo moltiplicato gli sforzi per portare assistenza e assicurare protezione nelle zone colpite dal conflitto, nella regione Sud del paese, rispettando il nostro principio di neutralità e intervenendo in entrambi i lati della linea di fronte.

Grazie ai nostri team medici mobili abbiamo raggiunto 46.600 persone. Tra queste abbiamo fornito cure prenatali a 5,700 donne in gravidanza e più di 11.400 bambini hanno ricevuto uno screening per verificare le condizioni di eventuale malnutrizione e sono stati trattati conseguentemente; circa 1.500 persone hanno ricevuto supporto psico-sociale. Le nostre campagne di sensibilizzazione su igiene e salute hanno coinvolto più di 30.000 persone, anche grazie alle attività educative a Kandahar e Kabul, dove abbiamo lavorato in 108 presidi scolastici insieme a circa 6,500 bambini.

Quali sono i nostri piani di intervento nel 2019?

Intendiamo continuare il nostro impegno, raggiungendo comunità che si trovano in aree di difficile accesso a causa dei conflitti, delle epidemie o delle catastrofi naturali, ad esempio, in questo momento una grave siccità sta colpendo l’Afghanistan. Vorremmo poi rafforzare i nostri interventi multi-settoriali integrati a favore delle fasce più deboli della popolazione, offrendo servizi di protezione, accesso alle cure, supporto psicologico e legale alle donne vittime di violenza di genere, un fenomeno che sfortunatamente aumenta in maniera esponenziale durante i conflitti.

Quale contributo potrebbe venire dalla comunità internazionale per aiutarci ad essere ancora più efficaci?

L’impegno della comunità internazionale resta forte sia in Yemen, per il quale le nazioni unite hanno richiesto un finanziamento di 4 miliardi, la cifra più alta mai richiesta in qualsiasi paese, per portare assistenza a 15 milioni di yemeniti. Anche nei confronti dell’ Afghanistan c’è un rinnovato impegno, sebbene la natura protratta della crisi rischia di demotivare i donatori.

Nonostante gli sviluppi positivi nel 2018 per entrambi i paesi (le principali parti del conflitto in Yemen hanno firmato degli accordi a Stoccolma a Dicembre, mentre i Talebani hanno cominciato un dialogo sul processo di pace tramite gli US), la risoluzione dei conflitti sembra essere ancora lontana. Ma gli sforzi degli operatori umanitari non possono compensare per un mancato processo di pace, unica soluzione viabile per entrambi i paesi. Anche qualora dovesse finire la guerra, violenza, fame e morte non saranno così facili da sconfiggere e superare.

Martina Martelloni
Martina Martelloni

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