Hawa, che ha sfidato i gruppi armati per ritrovare la madre e le figlie | INTERSOS

La prima volta che sono arrivata al campo di Minawao* è stato nel 2013. Ero insieme a mio marito ma nella fuga dai gruppi armati che avevano attaccato il nostro villaggio, la nostra famiglia si era dispersa.  Così dopo qualche mese sono voluta tornare in Nigeria, a Bama, il nostro villaggio di origine, per ricongiungermi alle mie figlie, Fatima e Adiza e a mia madre Balkissou. Mio marito era rimasto ad attenderci a Minawao.

Quando sono arrivata a Bama ho trovato mia madre molto debilitata, troppo debole per muoversi. Così ho deciso di prendermi cura di lei e di aspettare, prima di affrontare il viaggio per tornare a Minawao tutte insieme, io, lei e le bambine.
Un pomeriggio si è diffusa la notizia che alcuni villaggi erano stati attaccati da dai guerriglieri e che fosse meglio raggiungere al più presto un posto più sicuro ma con mia madre in quelle condizioni ho preferito rimanere a Bama.

Purtroppo il giorno seguente i gruppi armati hanno fatto irruzione anche da noi. Chi poteva è fuggito. Anche le mie figlie sono scappate mentre io sono rimasta con mia madre. Lei mi pregava di andare dicendo che per lei ormai era arrivata la fine e che era meglio che mi mettessi in salvo, quando i guerriglieri hanno fatto irruzione anche nella nostra capanna. Ci hanno intimato di seguirli.

Mia madre ha cercato di intervenire per proteggermi ma è stata colpita con il calcio di un fucile ed è rimasta a terra. Io sono stata presa, messa in gruppo con altre donne rapite e costretta a camminare fino a raggiungere una serie di veicoli dove siamo state tutte caricate per essere trasportate nel campo dei ribelli, un posto isolato nella savana.
Lì la vita era molto difficile. Eravamo controllate a vista e isolate da tutto. Il cibo era pochissimo e le violenze continue. È stato così per tre lunghissimi anni.

Poi un giorno abbiamo sentito un rumore di elicotteri che sorvolavano la nostra zona. I nostri carcerieri hanno avuto paura di venire catturati e sono fuggiti verso la foresta. Noi abbiamo deciso di fuggire. Dopo aver marciato ininterrottamente per 2 giorni siamo arrivate in un villaggio nei pressi di Bama. Lì abbiamo incrociato un altro gruppo di donne che scappavano verso il Camerun perché c’era stato un ennesimo attacco di Boko Haram. Ho chiesto cosa ne fosse stato di mia madre e delle mie figlie ma nessuna di loro le aveva viste.

Tutte insieme abbiamo ripreso il viaggio nel tentativo di raggiungere la salvezza e dopo 7 giorni di cammino siamo riuscite a raggiungere Minawao. Qui insieme a mio marito ho avuto la gioia di trovare mia figlia Fatima, che era fuggita con alcune persone della comunità di Bama quando io ero stata rapita.
Purtroppo non ho più notizie di mia madre e dell’altra mia bambina, Adiza. Prego ogni giorno di riuscire a ricongiungermi a loro.

*L’intervento di INTERSOS nel campo rifugiati di Minawao, nel dipartimento di Mayo Tsanaga, estremo nord della regione del Camerun, intende fornire una risposta di qualità alle necessità delle persone con bisogni speciali (PBS). Il progetto mira a sostenere meccanismi di partecipazione comunitaria inclusiva dei diversi strati sociali della popolazione di rifugiati. dando particolare enfasi alla partecipazione di gruppi emarginati, come i gruppi di donne, nei vari meccanismi decisionali all’interno del campo. Il progetto sostiene inoltre iniziative per promuovere la coesistenza pacifica all’interno della comunità di rifugiati, nonché tra la popolazione di rifugiati e le comunità ospitanti.

Stefania Donaera
Stefania Donaera
Press Officer, INTERSOS

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