Guerra Yemen, cronache quotidiane di un'emergenza umanitaria

La guerra in Yemen affligge da oltre quattro anni 28 milioni di persone, l’80% delle quali ha immediato bisogno di assistenza umanitaria. I combattimenti indiscriminati hanno causato 3,3 milioni di sfollati interni, il 76% dei quali sono donne e bambini. Un numero che si prevede possa aumentare fino a 3,9 milioni entro la fine del 2019.

Sono numeri che da tempo hanno accreditato alla crisi in Yemen il titolo di più grave emergenza umanitaria in corso.

INTERSOS lavora in Yemen dal 2008, fornendo aiuti umanitari alla popolazione yemenita e alle migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti provenienti principalmente dal Corno d’Africa.

Oggi più che mai lo Yemen rischia la carestia. Un totale di 15,9 milioni di persone, oltre il 50% della popolazione, vive in stato di grave insicurezza alimentare nonostante l’assistenza umanitaria in corso. Secondo le stime attuali un quarto di milione di persone vive in condizioni di miseria, 7 milioni di persone sono malnutrite, di cui 2 milioni di bambini e oltre 1 milione di donne in gravidanza e in allattamento.

400.000 bambini di età inferiore ai cinque anni soffrono di malnutrizione acuta severa (MAS) e circa 85.000 minori potrebbero essere già morti dall’inizio del conflitto.

La parziale distruzione del porto di Hudayda nella porzione di territorio controllata dagli Houti, gli scontri per il controllo delle vie di comunicazione, la congestione del porto di Aden e, infine, le restrizioni ai movimenti di entrambe le parti hanno contribuito ad aumentare le già esponenziali esigenze umanitarie.

Il conflitto ha avuto una nuova escalation nei mesi di agosto e settembre 2019, quando, sia nel nord che sud del paese, si sono susseguiti una serie di bombardamenti aerei da parte della coalizione guidata dai sauditi, attacchi che hanno colpito, tra l’altro, un ex collegio della comunità recentemente riabilitato come struttura di detenzione nella città di Dhamar. Secondo quanto riferito, questi attacchi hanno portato alla morte di oltre 100 persone, con molti altri feriti.

Quest’ultimo incidente, ha sottolineato INTERSOS insieme alle altre organizzazioni umanitarie internazionali presenti nel Paese, dimostra ancora una volta il totale disprezzo per la vita dei civili, indifferenza costantemente dimostrata da entrambe le parti in conflitto. Le vittime dell’attacco contro la struttura di Dhamar erano detenuti e non combattenti militari e, come tali, civili che avrebbero dovuto essere protetti dai drammi del conflitto, così come previsto dal diritto internazionale umanitario.

Un nuovo focolaio di crisi si è acceso al Sud, con il conflitto tra il Consiglio di transizione meridionale (STC) e l’IRG (acronimo per Governo Internazionalmente riconosciuto), scaturito in una battaglia finalizzata al controllo del palazzo presidenziale e delle posizioni militari nella città di Aden e delle zone ad essa periferiche. Conflitto ulteriormente aggravato dallo sfollamento di diecimila persone in fuga dalle frontiere nel nord (soprattutto Hudaida e Taiz) ed esposte a nuove violenze.

La risposta delle organizzazioni umanitarie nell’area all’aggravarsi della situazione è diventata sempre più complessa per via della difficoltà di movimento per il personale nelle aree colpite. Nonostante questo, INTERSOS ha mantenuto il suo lavoro e la sua presenza.

“Mentre la situazione è peggiorata qui ad Aden”, afferma Stefano Antichi – Project Manager per i rifugiati e Capo base Aden di INTERSOS – “il nostro lavoro è continuato costantemente, fornendo assistenza e supporto ai civili 24 ore al giorno”. Stefano Antichi ha vissuto e lavorato ad Aden da oltre un anno e mezzo: “Gli ultimi scontri hanno portato a un nuovo picco di tensione e insicurezza, ma non possiamo smettere di lavorare e dobbiamo garantire assistenza ai nostri beneficiari”, afferma, “Va anche detto che le ONG e il personale umanitario non sono stati presi di mira e questo ci ha permesso di continuare ad operare, ovviamente con la necessaria cautela ”

La guerra yemenita è segnata da atroci disumanità. Le organizzazioni internazionali che lavorano nel settore sostengono l’urgente bisogno di agire ora da parte della comunità internazionale. Occorre attivare misure concrete che proteggano i civili yemeniti, e garantire che vengano individuate responsabilità per le violazioni compiute dalle diverse parti del conflitto.

Solo la messa in atto di una soluzione politica in grado di garantire la pace può porre fine alla sofferenza del popolo yemenita, una sofferenza inflitta da quasi cinque anni.

Martina Martelloni
Martina Martelloni

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