Come garantiamo risposte rapide in caso di disastri naturali

“In Italia, INTERSOS è l’attore numero uno nella risposta alle emergenze internazionali e vogliamo continuare a crescere. Per questo, primi fra le organizzazioni del nostro Paese, abbiamo deciso di dare vita ad una unità dedicata”.

Marcelo Garcia della Costa, responsabile della Emergency Unit, ci spiega a cosa serve e come funziona il team esperto creato da INTERSOS (e interamente finanziato con i fondi propri dell’organizzazione) per garantire una risposta rapida ed efficace in caso di disastri naturali o escalation di conflitti in ogni luogo del mondo.

Perché INTERSOS ha deciso di dare vita ad una unità specializzata nella risposta alle emergenze?

“Ci troviamo di fronte ad un numero sempre più ampio di crisi complesse. Nel 2016 per la prima volta si sono verificate in contemporanea 5 crisi di livello L3, il livello più alto di emergenza nella classificazione delle Nazioni Unite: Iraq, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, dove INTERSOS è già presente, e Siria, dove speriamo di poter avere presto un impatto positivo. Non si tratta solo di esserci, ma di essere pienamente operativi e fare la differenza in situazioni nelle quali sia la comunità internazionale sia la comunità locale faticano a trovare risposte”.

Quali sono i requisiti più importanti per rispondere efficacemente alle emergenze umanitarie?

Soprattutto nel caso di disastri naturali, la velocità è la cosa più importante. Entro 48/72 ore, bisogna essere sul posto e già operativi. Per farlo, devi essere preparato. Serve personale qualificato ed esperto, capace di identificare in tempo brevissimo i bisogni principali e capire dove e come organizzare l’intervento. In caso di conflitti, la sfida principale è rimanere operativi anche in caso di escalation, senza interrompere le attività o evacuare, per non lasciare sola la popolazione civile.

Dove nasce l’esperienza di INTERSOS?

Nel 2016 una prova decisiva per la crescita di INTERSOS è stata la risposta all’emergenza legata alla battaglia di Mosul. Dall’inizio degli scontri, e ancora oggi, siamo in prima linea nell’accoglienza agli sfollati e nell’assistenza alla popolazione civile, con team medici e di protezione dei più vulnerabili. In molte crisi degli scorsi anni, dai disastri naturali come il terremoto in Nepal o il tifone Hayan nelle Filippine, fino a crisi interne come quelle in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana, non solo siamo stati presenti, ma abbiamo coordinato operativamente l’invio dei cargo di aiuti dall’Italia insieme al Ministero degli Esteri.

Quali sono le sfide più grandi per il futuro?

Dal punto di vista organizzativo, migliorare ancora la nostra capacità di risposta, con uno stock di materiali e medicinali e con un fondo finanziario dedicato per essere pronti a intervenire in ogni momento. Più fondi privati, per essere più rapidi e indipendenti. Gli scenari in cui vogliamo e possiamo essere utili sono certamente la Libia e la Siria, ma vogliamo migliorare la nostra risposta anche in crisi dove siamo già presenti, come la crisi Boko Haram nel nord est della Nigeria, la Repubblica Centrafricana, dove si registra una nuova escalation della tensione, e la Repubblica Democratica del Congo.

Mariangela
Mariangela

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