Emergenza COVID-19 in Venezuela | Ultime News

VENEZUELA

L’INTERVENTO DI INTERSOS

 

INTERSOS ha avviato un progetto nello stato di Tàchira per la protezione dei minori vulnerabili attraverso la costituzione di defensorias hospitalarias, presidi di difesa e protezione sanitaria di bambini, bambine e adolescenti in 6 ospedali identificati nello stato al confine con la Colombia, a partire dall’ospedale di San Cristòbal. Facciamo assistenza psicosociale da remoto, con la creazione di linee telefoniche gratuite per i beneficiari direttamente segnalati dagli ospedali coinvolti nel progetto. Ci occupiamo dello sviluppo di messaggi di comunicazione ad hoc chiara ed efficace per la prevenzione del contagio, diffusi attraverso social media, radio e televisioni locali. Facciamo formazione allo staff medico sulle misure di prevenzione e risposta al COVID-19 e supportiamo un centro di protezione di donne vittime di abuso a San Cristòbal.

CONTESTO

 

La combinazione di COVID-19, grande afflusso di migranti di ritorno e conflitti politici continua ad esacerbare la situazione umanitaria nel paese, dove sono disponibili solo due laboratori COVID-19: il primo a Caracas e il secondo (un’unità mobile) a San Cristòbal. Nonostante il crescente numero di casi nel paese, con un aumento esponenziale a giugno, il governo ha adottato nuove misure per attenuare il lockdown imposto da marzo, con una parziale riapertura delle attività durante i primi 5 giorni del mese. Allo stesso tempo, il 21 giugno sono state dichiarate nuove misure restrittive per gli stati maggiormente colpiti dai contagi, tra cui il Tàchira. All’interno e tra questi sette stati è vietato qualsiasi movimento, anche verso le città confinanti con la Colombia. Al 4 giugno, i dati riportano 62.661 migranti di ritorno rientrati nel paese dal Tàchira. Secondo il protocollo attivato dal Protectorado, devono essere subito sottoposti a un test per COVID-19, poi divisi per stato e inviati in uno dei 23 PASI (Puesto Atencion Social Integral) disponibili nello stato di Tàchira, e dopo 14-17 giorni viene condotto un secondo test. Se negativo, vengono rimandati a casa con un autobus locale organizzato dal Protectorado. I media locali riportano deplorevoli condizioni di vita all’interno dei PASI. Una valutazione congiunta tra Protectorado e sistema delle Nazioni Unite è stata effettuata in alcuni PASI di San Cristòbal, ma l’esito non è stato diffuso. I movimenti e il rifornimento di carburante (che non si trova se non al mercato nero), rimangono aspetti critici in Venezuela, insieme alle interruzioni di elettricità: tutto questo compromette la possibilità di arrivare alle strutture sanitarie, soprattutto per le comunità rurali.

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