EBOLA: INTERSOS RISPONDE ALL'EMERGENZA IN CONGO

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21 maggio 2026

L’epidemia che in queste settimane si sta diffondendo in Uganda e Repubblica Democratica del Congo e dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come Emergenza Sanitaria di Rilevanza Internazionale è causata dal virus Bundibugyo (Bundibugyo ebolavirus). L’epicentro di questa epidemia è nella provincia dell’Ituri, nella parte nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo, e si sta diffondendo anche in altre province. Sebbene la Repubblica Democratica del Congo abbia affrontato numerose epidemie di Ebola nella sua storia recente, i fattori logistici, epidemiologici e sociali legati a questo specifico focolaio sono particolarmente allarmanti tra le agenzie umanitarie e sanitarie.

COS’È L’EBOLA 

La malattia da virus Ebola è una febbre emorragica virale, spesso fatale per l’essere umano. Si trasmette per contatto diretto con fluidi corporei infetti, soprattutto assistendo una persona malata senza protezioni, durante cure sanitarie senza Dispositivi di Protezione Individuale adeguati o nei funerali tradizionali con contatto diretto con il corpo del defunto. Il ceppo di Ebola che si sta attualmente diffondendo prende il nome dal distretto dell’Uganda dove è stato identificato per la prima volta circa vent’anni fa: storicamente questa variante, il ceppo Bundibugyo, tende ad avere un tasso di letalità inferiore rispetto al più noto e aggressivo ceppo Zaire (che in passate epidemie ha superato il 70-90%). La letalità del Bundibugyo si attesta solitamente tra il 30% e il 50%, sebbene i dati attuali siano monitorati attentamente per capire l’aggressività di questa specifica ondata.

Assenza di trattamenti specifici

Per la variante di Bundibugyo, non esistono contromisure mediche approvate, né vaccini né farmaci specifici. La cura si basa esclusivamente sulla terapia medica di supporto generale, con un tasso di letalità stimato tra il 30% e il 50%. La protezione tramite Dispositivi di Protezione Individuale è fondamentale.

Ritardi nella diagnosi iniziale

I test di diagnostica rapida erano tarati per riconoscere il ceppo Zaire. Di conseguenza, il virus Bundibugyo è circolato per settimane nelle comunità senza essere identificato, accelerando notevolmente la catena dei contagi prima che venisse lanciato l’allarme ufficiale.

La trasmissione attraverso i defunti

Una delle principali vie di contagio avviene attraverso il contatto diretto con i corpi, in particolare durante la manipolazione dei defunti, il cui carico virale è estremamente elevato. Sia le autorità che le organizzazioni umanitarie stanno portando avanti intense campagne di sensibilizzazione per fermare questa catena di trasmissione. Tuttavia, l’ostacolo principale è di natura culturale: in queste comunità, la celebrazione dei funerali e il rispetto delle tradizioni legate al lutto hanno un valore inestimabile.

La diffusione urbana e il caso di Goma

L’impatto di queste dinamiche e della forte mobilità regionale ha già mostrato conseguenze drammatiche. La nuova variante di Ebola è infatti riuscita a penetrare nell’importante hub urbano di Goma. Questo evidenzia la facilità con cui il virus può viaggiare coprendo grandi distanze, amplificando il rischio di focolai incontrollati nelle grandi città e oltre i confini nazionali, come già accaduto con i casi accertati nella capitale ugandese, Kampala.

COSA FA INTERSOS

Opereremo in 20 Aree di Salute nelle zone di salute di Nyankunde, Rwampara e Komanda, svolgendo le seguenti attività:

Prevenzione e servizi igienico-sanitari

Miglioriamo le misure di prevenzione e controllo delle infezioni sia nelle comunità sia nelle strutture sanitarie. In queste ultime, dove il rischio di contagio è altissimo, garantiamo la presenza di acqua corrente e di sistemi sicuri per lo smaltimento dei rifiuti medici. Più in generale, assicuriamo l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari (WASH) nei punti strategici e nei centri di cura.

Sorveglianza e allerta precoce

Potenziamo la sorveglianza epidemiologica e i sistemi di allerta precoce, sia nei centri di salute che nelle comunità, per individuare tempestivamente i nuovi casi. Per farlo in modo efficace, coinvolgiamo attivamente i leader locali e i referenti comunitari, che rappresentano le nostre “antenne” sul territorio.

Sensibilizzazione, ascolto e fiducia comunitaria

Sappiamo che la medicina da sola non basta se manca la fiducia. Per superare la diffidenza e le resistenze culturali, l’intervento mette al centro il dialogo con la popolazione attraverso azioni concrete:

  • 150 attivisti locali sul campo: Formiamo e schieriamo i volontari della comunità, persone del posto che parlano la lingua delle comunità per spiegare come difendersi dal virus.
  • Informazione capillare: Usiamo il dialogo diretto, i manifesti illustrati e le trasmissioni sulle radio locali per raggiungere tutti: donne, uomini e ragazzi.
  • Ascolto attivo contro i falsi miti: Per scardinare la paura, raccogliamo i dubbi della gente e rispondiamo alle storie che circolano. Solo ascoltando le preoccupazioni reali possiamo adattare il nostro aiuto e fermare davvero il contagio.

Coordinamento dell’aiuto umanitario

Supportiamo attivamente il coordinamento multisettoriale dell’emergenza. Collaboriamo con le autorità e le altre organizzazioni affinché gli sforzi di tutti gli attori umanitari sul campo siano tempestivi, integrati ed efficaci.

Il nostro Crisis Management Team è mobilitato per garantire la sicurezza del personale e per assicurare un intervento tempestivo a tutela delle comunità più vulnerabili.

Federica Biondi, Capo Missione in Congo

Il nostro obiettivo è fare in modo che la popolazione sappia esattamente cosa fare e chi chiamare in presenza di un caso sospetto.

DISTRIBUZIONE DI KIT IGIENICI E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

RIPRISTINO DI SORGENTI D’ACQUA PULITA E FONTANE PUBBLICHE

FORMAZIONE DI OPERATORI SANITARI

Operare nell’Est della Repubblica Democratica del Congo significa muoversi in un labirinto di fragilità sovrapposte. L’Ebola non è solo un’emergenza medica, ma una minaccia che si insinua tra le ferite di un conflitto cronico, lo shock di continui sfollamenti e la mancanza cronica di acqua e strutture sanitarie adeguate.