Dalla cucina ai corsi di lingua, le tante strade per l'integrazione

Ecco associazioni e progetti di PartecipAzione, programma per l’inclusione dei rifugiati in Italia promosso da INTERSOS e UNHCR

 

 

Ci sono i corsi di italiano per madri e bambini ucraini e quelli sulla salute riproduttiva pensati per le donne afgane fuggite dal loro Paese. E poi i laboratori di cucina per le donne rifugiate, uno sportello lavoro per richiedenti asilo LGBTQIA+, un centro culturale per le braccianti e un’organizzazione nuova di zecca per dare rappresentanza alla comunità apolide. Sono alcuni dei progetti messi a punto dalle dieci associazioni vincitrici della quinta edizione di PartecipAzione, il programma promosso da INTERSOS insieme a UNHCR Italia per favorire l’integrazione delle persone rifugiate nella vita economica, sociale e culturale del nostro Paese. Ognuna ci mostra una strada diversa per raggiungere la stessa meta, l’inclusione dei rifugiati e dei richiedenti asilo che vivono in Italia.

 

SUPPORT UA CHILDREN – Con lo scoppio della guerra in Ucraina, e l’afflusso ingente di rifugiati anche in Italia, l’associazione Support U A Children che ha sede a Milano ha messo in campo numerosi progetti a sostegno delle persone in fuga dal conflitto. Il progetto finanziato da PartecipAzione si chiama «Un abbraccio in tempo di guerra» – e mira a favorire l’integrazione a partire dall’apprendimento della lingua, offrendo corsi di italiano per adulti e bambini. E per aiutare a superare il trauma della guerra, organizza gruppi di sostegno psicologico e corsi di formazione destinati ai mediatori culturali e alle famiglie che accolgono le persone rifugiate. Per alleviare le ferite della guerra sono nati anche corsi ludici per grandi e piccoli (arte, musica e teatro).

 

DONNE DELL’ESTGuarda all’Ucraina anche l’organizzazione di volontariato Donne dell’Est attiva da oltre 20 anni a Napoli. Il progetto è chiaro sin dal titolo: «Gostynnist: reti per l’accoglienza dei rifugiati ucraini in Italia». L’obiettivo è porre le basi per un’accoglienza sicura, ancor prima dell’arrivo nel nostro Paese, attraverso la creazione di canali di informazione affidabili. Per questo sono disponibili – in ucraino, russo e italiano – un sito web e canali social per orientare le persone in partenza sui servizi a cui hanno diritto in Italia (come alloggio, assistenza sanitaria e inserimento scolastico) oltreché sui pericoli a cui si espongono lungo il viaggio e dopo l’arrivo, al fine di prevenire fenomeni di sfruttamento, tratta e adescamento.

 

ASSOCIAZIONE DONNE PER LE DONNE (ASDD)A fondare l’associazione, a un anno dalla presa di Kabul da parte dei talebani, è stato un gruppo di donne afgane in fuggite dal proprio Paese. ASDD vuole essere una piattaforma capace di mettere in rete le rifugiate sparse lungo la Penisola e promuovere la loro integrazione in seno alla società. Per farlo, «Happy Family Program for Refugees from Afghanistan» – questo il nome del progetto selezionato – punta su salute riproduttiva e pianificazione familiare come strumenti di emancipazione femminile. Con questo scopo l’associazione organizza seminari online e in presenza sul controllo consapevole delle nascite. È in cantiere inoltre un sito web per fornire, in inglese e in dari, consulenza legale e informazioni su opportunità di lavoro e formazione.

 

UNIONE ITALIANA APOLIDI (UNIA)  – Il nome del progetto – «Dare voce agli apolidi invisibili» – è un manifesto e richiama la missione stessa per cui è nata l’associazione a Roma: garantire una rappresentanza formale alla frammentata comunità costituita da chi nel nostro Paese non ha cittadinanza. Per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sono nati un sito web e canali social attraverso i quali diffondere contenuti di promozione (video, interviste, opuscoli). L’ambizione è quella di diventare il punto di riferimento nel dialogo con le istituzioni.

 

MOVIMENTO OMOSESSUALE SARDO (MOS)Prosegue e si consolida la tutela dei rifugiati LGBTQ+ avviata dieci anni fa col primo Sportello Migranti dalla storica organizzazione sarda. «Link», il progetto selezionato da PartecipAzione, infatti si rivolge alle persone costrette a fuggire dal proprio Paese per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. L’obiettivo è, da un lato, quello di fornire le competenze necessarie per il raggiungimento dell’autonomia economica attraverso servizi di orientamento al lavoro e consulenza per la formazione. Dall’altro intende promuovere l’inclusione e la convivenza grazie a percorsi creativi sviluppati all’interno di un laboratorio video partecipativo.

 

IL GRANDE COLIBRÌScommette sul digitale l’organizzazione di volontariato che difende i diritti delle persone LGBTQ+. La svolta tecnologica è segnalata sin dal titolo – «Il Nido del Colibrì 2.0» – e prevede la creazione di un database, integrato al sito web preesistente, delle persone disposte a ospitare richiedenti asilo e rifugiati LGBTQ+ o a dare loro in locazione stanze e appartamenti. L’intenzione è quella di partire da Piacenza, sede del progetto, per poi coprire gradualmente tutto il territorio nazionale.

 

ORIGENSRuota attorno al cibo – come vettore di conoscenza e scambio culturale – il progetto proposto dall’associazione radicata a Bari. «Momo – Rifugiamoci in cucina» offre a dodici donne rifugiate un corso base di cucina multietnica e igiene alimentare (HACCP), all’interno dei locali del Bistrot Multietnico Sociale, nel cuore pulsante della città. Ogni modulo si avvale del contributo di formatori esperti, affiancati da mediatori linguistici. Al termine del corso le aspiranti cuoche ottengono la certificazione HACCP e acquisiscono gli strumenti base per poter lavorare nella ristorazione. Alle due più meritevoli inoltre è data la possibilità di svolgere un tirocinio in un ristorante della città.

 

IN CAMMINO CON GUSTAMUNDO È rivolto alle donne rifugiate anche «Interfood», il laboratorio di pasticceria etnica e solidale promosso dall’associazione romana. Concluso il corso di pasticceria e igiene alimentare, i dolci sfornati dalle cuoche vengono proposti ai ristoratori della Capitale affinché ne adottino uno da inserire nel proprio menù. L’obiettivo è favorire l’inserimento lavorativo e con esso l’indipedenza economica. La cucina è eletta a luogo di riscatto per chi è costretto a fuggire dal proprio Paese.

 

SOTTO IL BAOBAB – Si fa più inclusiva l’associazione di braccianti fondata nel 2018 a Canelli, in Piemonte, per dar voce ai lavoratori agricoli stagionali. Il progetto selezionato da PartecipAzione – «Intrecci femminili» – punta a dare visibilità alle istanze che provengono dalle donne per aiutarle a superare l’isolamento in cui sono talvolta relegate. E’nato per questo un circolo culturale destinato a ospitare seminari sui temi della salute riproduttiva, corsi per la cura dei bambini e la gestione del bilancio familiare, orientamento sui servizi socio-sanitari del territorio.

 

STRA VOXI giovani con background migratorio di Palermo sono i protagonisti del progetto proposto dall’associazione di volontari nata due anni fa nel quartiere Ballarò. Per rifugiati, richiedenti asilo e per coloro che sono fuori dai circuiti dell’accoglienza è sorto, nel centro storico della città, uno sportello informativo che fornisce consulenza legale, orientamento al lavoro, informazioni su opportunità di formazione, impiego e volontariato. Il nome dato al progetto è evocativo: «La mia voce nella comunità».  Scopo del servizio è l’accompagnamento verso l’autonomia e l’indipendenza economica.

 

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Flavia Melillo
Flavia Melillo

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