COVID-19: il report sulla nostra risposta globale

La pandemia di COVID-19 ha coinvolto tutti i Paesi nei quali INTERSOS opera, accentuando i bisogni determinati dalle crisi umanitarie già esistenti e producendone di nuovi, in particolare relativi alla fragilità dei sistemi socio-sanitari locali.

 

Cresce il numero dei casi

La diffusione del virus non si è arrestata, anzi continua a crescere. A causa dei forti limiti dei sistemi sanitari e della capacità di effettuare test, i numeri ufficiali non rappresentano spesso la situazione che osserviamo sul terreno. Ma i report che riceviamo dai nostri colleghi evidenziano l’allarme per l’impatto della pandemia in contesti di estrema vulnerabilità, con il rischio che emergenza si sommi a emergenza.

In particolare in Yemen, la diffusione del virus sta mettendo in grave sofferenza le strutture sanitarie già fortemente danneggiate da cinque anni di conflitto. In Afghanistan, gli ospedali sono affollati e sotto pressione e il contagio della maggioranza dei tecnici ha influito sulla capacità di effettuare test. Preoccupa l’evoluzione della crisi anche in alcuni Paesi africani come Somalia e Sud Sudan.

 

Preoccupazione per la limitata capacità di risposta locale

Nell’intero continente africano, secondo i dati del WHO, esistono solo 2mila ventilatori per l’ossigeno. Un esempio che ha attratto i titoli della stampa internazionale riguarda il Sud Sudan, dove il numero di vicepresidenti (5) è superiore a quello di ventilatori (4). Qui, così come in Paesi che vivono crisi umanitarie protratte come Somalia e Repubblica Centrafricana i test possono essere effettuati solo in un centro autorizzato della Capitale, rispettivamente Mogadiscio e Bangui. Nella Repubblica Democratica del Congo, dove si registra un progressivo aumento dei casi confermati, l’accesso al sistema sanitario, già inadeguato per affrontare una serie di focolai come ebola, colera, morbillo e malaria, è limitato, a causa dell’insicurezza di alcune aree, e difficilmente in grado di sostenere un contagio diffuso. Anche in un Paese relativamente più avanzato come il Camerun, esistono solo 5 laboratori in grado di effettuare i test.

Sono solo esempi, ma che rendono l’idea di quanto ampia possa essere la percezione della pandemia in Paesi affetti da crisi umanitarie rispetto ai Paesi più ricchi del mondo.

Per questo, accanto alle statistiche ufficiali, si osservano con attenzione indicatori meno scientifici, ma estremamente rilevanti, come l’aumento del numero dei funerali. L’impossibilità di prendere in carico un numero elevato di casi gravi, rende essenziale investire il massimo degli sforzi nella prevenzione: dalla diffusione di corrette pratiche igienico – sanitarie all’isolamento dei casi sospetti. È quello che i team medici di INTERSOS, impegnati con cliniche mobili o nel sostegno alle strutture sanitarie locali, stanno facendo dall’inizio dell’emergenza.

 

Gli effetti secondari della pandemia

Nei Paesi affetti da crisi umanitarie, gli effetti secondari della pandemia, quelli non direttamente collegati alla diffusione del virus, possono avere un impatto devastante.  La sofferenza delle strutture sanitarie rischia di facilitare la diffusione epidemica di altre malattie, come il dengue, il colera e la malaria. A causa delle limitazioni al movimento di uomini e merci, soprattutto in aree che dipendono largamente dagli aiuti umanitari, si registra un generalizzato aumento dell’insicurezza alimentare. L’isolamento e l’interruzione dei programmi scolastici, condiziona la sicurezza di donne e bambini, più facilmente esposti ad abusi e traumi psicologici. Per questo l’approccio olistico alla protezione che caratterizza i programmi di INTERSOS rimane centrale nella risposta a questa emergenza.

 

Le guerre non restano a casa

Gli appelli internazionali ad un cessate il fuoco nelle aree di conflitto sono stati largamente ignorati. Nonostante dichiarazioni unilaterali e tentativi di tregua, in quasi tutte le aree di conflitto nelle quali INTERSOS opera si è continuato a combattere e, in alcuni casi, come nell’area del Lago Ciad, nel nord dell’Iraq e in Afghanistan, i gruppi armati hanno colto l’opportunità della pandemia per intensificare la loro attività. Nonostante scontri armati e misure di prevenzione della pandemia abbiano limitato l’accesso umanitario alle persone in stato di bisogno, tutte le missioni di INTERSOS hanno immediatamente attivato misure straordinarie per garantire la continuità dell’azione umanitaria, assicurando allo stesso tempo la piena sicurezza dello staff.

 

La risposta di INTERSOS

La risposta di INTERSOS all’emergenza determinata dalla pandemia di nuovo coronavirus si è, da subito, mossa in due direzioni: garantire la continuità dei progetti umanitari in corso, individuare nuovi interventi per sostenere la risposta alla pandemia. In particolare, i nuovi interventi seguono due obiettivi: il controllo della pandemia (interventi di prevenzione e di supporto ai sistemi sanitari locali); la risposta agli effetti secondari dell’emergenza (interventi di protezione e sostegno alle condizioni di vita delle persone affette da crisi umanitarie). Gli interventi in corso nei settori della salute, dell’accesso all’acqua e all’igiene (WASH – Water, Sanitation and Hygiene) e della protezione sono stati adattati alle nuove condizioni.

 

Le attività in corso nelle nostre Missioni

Nel continente africano, in Burkina Faso, Camerun, Niger, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Libia, gli interventi di protezione delle persone più vulnerabili (protection monitoring and case management) in corso hanno incluso attività di sensibilizzazione e informazione sulla pandemia, formazione degli operatori e delle comunità locali, distribuzione di kit igienici.

Nella Repubblica Democratica del Congo sono stati avviati progetti di formazione del personale medico e supporto alle strutture sanitarie locali.

In Repubblica Centrafricana sono stati avviati progetti dedicati all’accesso all’acqua e all’igiene in diverse sotto prefetture e un progetti dedicati al miglioramento delle condizioni generali di vita (condizioni abitative, igiene, accesso ai beni primari) nei campi sfollati di Batangafo.

In Nigeria, alle attività di prevenzione si affianca un forte impegno di INTERSOS nel settore della salute primaria. Le attività dei centri di salute primaria e delle cliniche supportate da INTERSOS nel Borno State hanno incluso nuove iniziative di formazione del personale sanitario, sorveglianza sanitaria, triage, gestione dei rifiuti e gestione sicura della biancheria, decontaminazione ambientale e comunicazione dei rischi ai pazienti. INTERSOS partecipa al sistema di referral dei casi critici definito a livello nazionale: un’ambulanza è stata dedicata al trasporto di casi sospetti nei centri medici di Magumeri e Bama. Aree di isolamento e trattamento dei casi sospetti sono state identificate in tutte le strutture sanitarie dove siamo presenti.

In Somalia, INTERSOS supporta da 27 anni l’ospedale di Jowhar, nella regione del Middle-Shabelle. Anche qui sono state introdotte misure di prevenzione per il personale sanitario e per i pazienti, formazione specifica per gli operatori sanitari, e identificazione dei percorsi di triage e delle aree di isolamento, mentre sono stati rafforzati ed estesi i progetti di accesso all’acqua e all’igiene in altre aree del Paese.

In Medio Oriente, sono stati rafforzati e adattati tutti i programmi di protezione. In particolare, in Libano, INTERSOS è impegnata nell’individuazione e ristrutturazione di oltre 30 aree di isolamento dedicate ai rifugiati siriani che vivono negli insediamenti informali presenti in molte aree del Paese, nella distribuzione di kit di igiene, nel sostegno alle famiglie di rifugiati siriani  e non in difficoltà a causa della crisi economica e occupazionale accentuata dalla pandemia e in seguito all’esplosione nel porto di Beirut. L’attenzione alla prevenzione della pandemia tra i rifugiati siriani caratterizza anche l’adattamento all’emergenza dei progetti di INTERSOS in Grecia e in Giordania.

In Yemen, INTERSOS è in prima linea nella risposta sanitaria all’espansione della pandemia, operando nel Nord e nel Sud del Paese in supporto alle strutture sanitarie locali, e con team mobili per raggiungere le aree più remote.

In Siria, INTERSOS collabora alla strategia definita dalla Mezzaluna Rossa (Syrian Arab Red Crescent) nelle aree della prevenzione e del controllo della diffusione del virus e della gestione dei casi, garantendo l’adeguamento e la preparazione delle strutture sanitarie locali e distribuendo materiale sanitario essenziale e medicinali.

In Iraq, INTERSOS supporta 10 strutture sanitarie nel governatorato di Ninewa. Le attività già realizzate riguardano la formazione del personale sanitario locale, la distribuzione di materiale sanitario e medicinali e l’informazione ai pazienti e ai partecipanti alle altre attività di protezione promosse dalla nostra organizzazione.

In Afghanistan, INTERSOS supporta direttamente 6 centri di salute primaria. I nostri team mobili medici, impegnati in aree rurali di difficile accesso, hanno accentuato l’attenzione al diffondersi di patologie respiratorio e l’informazione delle comunità locali; le attività di accesso all’acqua e igiene si sono concentrate, anche con la distribuzione di kit igienici, sulla prevenzione del virus; i team di protezione hanno proseguito nel loro lavoro, dedicando massima attenzione al distanziamento sociale, e aumentando la presa in carico di casi di violenza di genere e protezione dell’infanzia.

In Venezuela, infine, garantiamo la formazione allo staff medico sulle misure di prevenzione e risposta al COVID-19 e supportiamo un centro di protezione di donne vittime di abuso nella città di San Cristòbal.