Beirut in emergenza, torna il lockdown. Il nostro intervento | INTERSOS

A due settimane dall’esplosione che ha devastato il porto di Beirut e i quartieri circostanti, provocando oltre 200 morti e 300mila sfollati, la capitale del Libano è ancora una città in stato di emergenza.

 

“Parlare di ritorno alla normalità? Impossibile – sottolinea il capo missione di INTERSOS Riccardo Mioli – Le persone sono ancora sotto shock. Pesa l’instabilità sociale e politica. Ancor di più pesa la crisi economica e finanziaria che già prima dell’esplosione faceva del Libano un Paese ferito. E, a causa della crescente diffusione del Covid-19, il governo ha dichiarato, a partire da venerdì 21 agosto, un nuovo lockdown generale di 15 giorni”.

Coprifuoco dalle 18 di sera alle 6 di mattina, chiusura di tutti gli esercizi commerciali non essenziali (compresi bar e ristoranti, aperti solo per asporto). Unica eccezione per gli uffici pubblici, che continueranno a funzionare con aperture parziali, e delle operazioni umanitarie, più che mai necessarie in un contesto di emergenza. Questi i termini della nuova quarantena che pesa sul paese e rischia di rendere ancora più fragili le condizioni di vita di molte persone. 

 

 

È nei quartieri poveri più colpiti dall’esplosione che si concentra la risposta di INTERSOS all’emergenza. In corso la distribuzione di 3200 kit di materiale igienico e di prevenzione del COVID-19 alle famiglie più vulnerabili, che si aggiunge alla distribuzione di 920 dignity kits (con generi di prima necessità per donne e ragazze) e di 512 shelter kits (con materiali come teli di plastica per garantire l’abitabilità degli edifici danneggiati) nei giorni immediatamente successivi al disastro.

Le distribuzioni avvengono porta a porta, e ogni incontro con una famiglia rappresenta un’occasione per ascoltare i bisogni e, per i nostri psicologi per fornire un primo aiuto psicologico. Tra le persone assistite molti anziani e donne sole con bambini. “Questa prima fase della nostra risposta si protrarrà per 3 mesi e verrà integrata con interventi di sostegno economico per i più bisognosi – sottolinea Mioli – supporto fondamentale soprattutto per l’acquisto di medicine o l’accesso alle cure mediche. Nella seconda fase avvieremo, in collaborazione con organizzazione locale, un intervento con cliniche mobili direttamente nei quartieri dove operiamo. E nel medio periodo, sicuramente nei prossimi 6 mesi, inizierà il supporto diretto alla ristrutturazione degli edifici danneggiati. Il nostro obiettivo è aiutare le vittime dell’esplosione a rimettersi in piedi, senza lasciane nessuno solo”.

Il nostro lavoro è appena iniziato – afferma la Direttrice dei Programmi di INTERSOS Alda Cappelletti, appena rientrata da Beirut – Ci muoviamo in quartieri estremamente poveri, dove le persone hanno urgente necessità di supporto materiale e psicosociale per superare questa emergenza. Purtroppo, quello che si distrugge in un attimo, non di ricostruisce certo in un giorno. Ed è proprio quando la notizia sembra scomparire dalle prime pagine dei giornali che le persone hanno più bisogno del nostro aiuto”.

Mariangela
Mariangela

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